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Referendum 2020, sui social battaglia di hashtag: #IoVotoNo contro #IovotoSi

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Sui social è decollata la campagna referendaria al taglio dei parlamentari a colpi di hashtag, di foto e di status al vetriolo. E se i sondaggi fotografano un risultato assai scontato – i sì dovrebbero prevalere sui no – su Twitter, Facebook e Instagram la musica sembra diversa partita. L’hashtag #iovotoNo è stato trend topic diverse volte negli ultimi giorni, come se il pubblico dei social sia costituito da voci assai contrarie al vento anticasta.

Ci sono personaggi pubblici, come Fiorella Mannoia, che non solo non condividono la riforma ma hanno ritwittato la posizione di Maurizio Acerbo, l’attuale segretario di Rifondazione comunista: «#IoVotoNo perché il taglio dei parlamentari è una truffa per nascondere la rinuncia da parte del #M5S del suo principale obiettivo che era il taglio delle retribuzioni dei parlamentari». Il giorno successivo, sempre la Mannoia, ha riproposto un intervento di Sabino Cassese a La7. Sintesi del giudice emerito della Corte costituzionale: «Non c’è un criterio, l’unico vero motivo è dire al Parlamento: tu conti meno».

Il 25 agosto scorso, Davide Serra, fondatore e amministratore legato del Fondo Algebris, vicinissimo a Matteo Renzi, cinguettava: «Penso che M5S sia manica di Parassiti senza istruzione / alcuna esperienza e che non ha mai fatto un bel niente nella vita. Solo ciulato risorse Pubbliche. Comprano voti con debito e vogliono l’Italia diventi il Venezuela. Al referendum #IoVotoNO». Anche Bobo Craxi è assai attivo sul fronte del No: «Voglio essere rappresentato meglio, non meno».

Si mobilitano costituzionalisti di grido, professori universitari, c’è di tutto e di più in questa corsa al No. È scoppiata anche una moda che consiste nel modificare la foto del profilo di facebook aggiungendo al provo volto la frase «io voto no». Su questa scia Matteo Orfini, parlamentare del Pd e leader dei giovani turchi, ha aggiornato il suo status sui social. E uno come l’azzurro Simone Baldelli, promotore del comitato del No e animatore del fronte sui social, si ritiene soddisfatto: «La campagna su Twitter vola. Si sta innescando un meccanismo di reazione all’antipolitica. La percezione di un crescendo del No è l’elemento che ha scatenato l’allarme del fronte del Sì. Grazie alla campagna social nei territori spuntano comitati come funghi. Addirittura in rete ci sono cittadini che si preparano da soli il materiale delle ragioni del No».

Ed è un fenomeno che ha notato anche Benedetto Della Vedova di Europa, il partito di Emma Bonino che ha votato per ben 4 volte no in Parlamento e che ha costituito il comitato “Cominciamo dal No”. «Si chiama così perché noi siamo riformatori. Non abbiamo il tabù della Costituzione». E proprio sui social ogni settimana Della Vedova e company organizzano “Dialoghi ricorrenti”, un format facebookkiano in cui affrontano i temi della Costituzione». Insomma, sta funzionando la campagna #iovotono? Replica Della Vedova: «Abbiamo avuto una risposta molto positiva sui social. All’inizio sembrava una cosa dovuta, poi c’è stata una mobilitazione civile». E nelle prossime ore, racconta sempre Della Vedova, potrebbe esserci una novità. Europa infatti starebbe reclutando una serie di personalità del mondo della cultura che sono contrari al taglio dei parlamentari. Tuttavia Della Vedova non svela le carte: «Lo scoprirete nelle prossime ore».

Intanto dall’altra parte del campo il comitato del Sì, fondato dal professore Pietro Paganini nel gennaio scorso, si ritrova nel paradosso di essere in testa nei sondaggi ma non sui social. Il profilo twitter “Sì al taglio dei parlamentari” ha soltanto 22 seguaci. «Il nostro gruppo è piccolo – spiega Paganini – la visibilità è quella è. Abbiamo fra le dieci e le quindici adesioni al giorno». Racconta Paganini che hanno aderito al Sì «avvocati, liberi professionisti, gente su tutto il territorio». «Noi siamo intervenuti per fare una proposta diversa dai Cinquestelle. Non si vota chi chiede la riforma, ma si vota la riforma». E perché si dovrebbe votare Sì? «Per migliorare il funzionamento del Parlamento e per avere una rappresentanza di qualità. Deve crescere una cultura per cui la politica risponde ai beni dei cittadini».

27 agosto 2020 (modifica il 27 agosto 2020 | 16:00)

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