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Ragazze molestate sul treno per Gardaland: “Ci toccavano dappertutto”

Roma, 5 giu – Le testimonianze delle cinque ragazze che hanno denunciato aggressioni sessuali il 2 giugno, di ritorno da una gita al parco divertimenti, ci raccontano dei momenti di panico e paura causati dalle follie di Peschiera del Garda che in questi giorni hanno tenuto banco sui media italiani.

Ragazze accerchiate

“Eravamo circondate. Il caldo ci asfissiava, alcune di noi sono svenute. Cercavamo un controllore senza trovarlo, ci palpeggiavano il sedere e altre parti del corpo. E ridevano di noi. Ci dicevano: ‘Le donne bianche qui non salgono’”. Sono cinque ragazzine quelle che sono andate a sporgere denuncia per violenze sessuali subìte a bordo del treno regionale di ritorno da Gardaland, in una giornata che doveva essere di festa. Verona-Milano si è trasformato in un viaggio da incubo per delle ragazze che volevano solo svagarsi. Hanno tutte tra i 16 e i 17 anni e vivono tra Milano e Pavia, sono partite per una giornata spensierata e sono tornate con addosso un’esperienza terribile. I loro racconti rimandano alle violenze della notte di Capodanno in piazza Duomo a Milano. Violenza fuori controllo, cinque episodi in cinque punti diversi, con il branco di turno in azione. Mani dappertutto, insulti, minacce, aggressioni a cerchi concentrici, dieci vittime accertate. “Loro ridevano, alcune di noi sono svenute”.

Follia a Peschiera

Uno scenario simile che si è replicato a Peschiera del Garda. La banchina e i binari della stazione sono stati invasi “da oltre un centinaio di ragazzi, la maggior parte nordafricani”. Tutti minorenni, o appena maggiorenni. Urla, spintoni, corse, sputi sui finestrini, insulti, facevano parte del maxiraduno convocato via social che ha creato disordini e tafferugli sulla spiaggia della località veronese. Dal furto di un portafoglio il parapiglia sulla spiaggia, con le forze dell’ordine intervenute in tenuta antisommossa per disperderli. Le ragazze spiegano di essere riuscite a salire sul treno a fatica: “A malapena riuscivamo a respirare. Il treno non partiva, le porte erano chiuse” poi “qualcuno ha azionato il freno d’emergenza, è anche scattato l’allarme. Ci siamo accasciate, in lacrime. Più andavamo avanti, più la ressa aumentava così come il caldo. Almeno tre volte – sottolinea una delle giovani – mi sono sentita toccare il sedere. Lo stesso è accaduto anche alle altre mie amiche”. Almeno dieci minuti così, ammassati uno addosso all’altro. Una trappola per le ragazzine che sono ritrovate “circondate da un branco di ragazzi”.

Chi pagherà?

Restano da capire le responsabilità e i fatti. Di certo non siamo più nuovi alle molestie brutali dei nordafricani: la scusa del gap culturale non bastano più a giustificare queste giornate di ordinaria follia, dove istituzioni e forze dell’ordine risultano sempre più spesso inefficaci e tardive. Vedremo quali scuse saranno accampate stavolta dagli alfieri dello ius soli per giustificare il comportamento dei loro figliol prodighi: ancora nessun commento da Boldrini e Co. su quanto successo. Intanto, data l’escalation italiana ed europea di fatti come questi, consigliamo ai ragazzi e alle ragazze di iniziare a rendersi conto che nessuno li proteggerà e che quindi devono trovare da loro i mezzi per potersi difendere.

Sergio Filacchioni

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