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Il presidente Mattarella ha riunito al Quirinale il Consiglio supremo di Difesa, il secondo nell’era del Conte 2. Dal Colle arriva un chiaro invito a garantire certezza programmatica e finanziaria a Forze armate e comparto industriale, così da permettere allo strumento militare di affrontare un mondo reso ancora più instabile da Covid-19

“Gli investimenti della Difesa favoriscono lo sviluppo dell’intero sistema-Paese e fungono da traino soprattutto nei settori ad elevata tecnologia”; dunque serve “certezza nell’allocazione pluriennale delle risorse, anche per consentire una proficua sinergia con l’industria nazionale della Difesa e dell’aerospazio”. È il messaggio, per nulla scontato che arriva dal Quirinale, dove il presidente Sergio Mattarella ha riunito il Consiglio supremo di Difesa, il secondo nell’era del Conte 2. Riunione “ordinaria” d’autunno, arrivata però in un momento delicato tra la nuova ondata di Coronavirus, le misure del governo per frenarla e il decreto-ristori nel Consiglio dei ministri del pomeriggio.

IL VERTICE

Al Colle sono tornati il premier Giuseppe Conte e i ministri Luigi Di Maio, Luciana Lamorgese, Roberto Gualtieri, Lorenzo Guerini, Stefano Patuanelli e il capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli. Come da prassi, hanno partecipato anche il sottosegretario Riccardo Fraccaro, il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti e il generale Rolando Mosca Moschini, segretario del Consiglio supremo. Più distanze del solito, mascherine, pannelli divisivi e un grande tavolo rettangolare per una riunione all’ombra del Covid-19. Con i contagi ancora in crescita, l’emergenza sanitaria è stata al primo punto dell’agenda del vertice. La contestualità della convocazione da parte del presidente Sergio Mattarella con la nuova ondata aveva alimentato una nuova ondata di complottismo, tutt’altro che credibile per una riunione “ordinari” e programmata da settembre (come ricordavamo qui).

LE FORZE ARMATE E LA PANDEMIA

Per l’organo supremo della Difesa nazionale l’agenda prevedeva nel dettaglio “le conseguenze dell’emergenza sanitaria sugli equilibri strategici e di sicurezza globali”. Prima di tutto è arrivata la “riconoscenza” per l’importante ruolo delle Forze armate nella lotta al Covid-19, evidente sin dai primissimi giorni di marzo. Nel fine settimana, ai tanti contributi (tra trasporti in bio-contenimento e produzione di disinfettante e mascherine) si è aggiunta l’Operazione Igea, con l’obiettivo di garantire al Paese trentamila tamponi giornalieri in più tramite team mobili inter-forze. Ma il Covid, spiega il Colle, ha anche “prodotto una crisi globale con conseguenze di natura sociale ed economica che rischiano di accentuare la conflittualità in diverse aree del mondo”. È dunque “indispensabile” il “rilancio del multilateralismo, della solidarietà e della cooperazione in tutti i campi”. Per l’Italia ciò passa prima di tutto da Nato e Ue, che “restano i pilastri della politica di sicurezza e difesa nazionale”. In un contesto reso più instabile dagli effetti della pandemia, nota il Quirinale, “la saldezza di questi organismi costituisce un punto di riferimento per il rilancio dei Paesi membri”.

IL MEDITERRANEO ORIENTALE

Al rilancio della Nato si lega la crisi nel Mediterraneo orientale tra Grecia e Turchia, una sfida interna non indifferente. L’Italia sostiene la linea del dialogo promossa dell’Alleanza, più moderata rispetto ad allunghi (alla francese) verso una rottura con Ankara. Linea che ha già dato i suoi frutti, con la nascita di un meccanismo di de-confliction e di una linea diretta tra i due Paesi per evitare incidenti pericoloso. Certo, “l’innalzamento del livello della tensione nel Mediterraneo Orientale desta preoccupazione”, si legge nella nota del Colle. Perciò, il Consiglio ha auspicato “il rispetto delle convenzioni internazionali e un’azione coordinata volta a scongiurare i rischi di escalation, al fine di garantire la stabilità di un’area strategica per gli interessi nazionali”.

LE MINACCE

Tra le minacce, la prima citata è il terrorismo transnazionale, “soprattutto nelle aree più fragili”, per cui si chiede di “non abbassare la guardia e di continuare a contribuire con decisione alle iniziative tese a contrastare il fenomeno”. Ciò passa anche dalla stabilizzazione della Libia, su cui negli ultimi giorni si è registrato l’importante accordo per il cessate-il-fuoco siglato a Ginevra. “È essenziale uno sforzo congiunto della comunità internazionale affinché la tregua in atto possa essere consolidata senza le ingerenze di attori terzi, permettendo una soluzione diplomatica gestita dalle Nazioni Unite che vada ad esclusivo vantaggio del popolo libico”, ribadisce oggi il Colle.

TEATRI INSTABILI

Preoccupa poi il Libano, a due mesi dalla violenta esplosione al porto di Beirut: “L’Italia conferma il proprio impegno a ogni forma di collaborazione orientata a consentire una rapida risoluzione dell’emergenza e un ripristino della normalità”. In agenda anche Iraq e Afghanistan, per cui si è confermato “il forte impegno a sostenere lo sforzo internazionale nella lotta al terrorismo”, ribadendo altresì che “l’impiego dei contingenti nazionali dovrà avvenire con approccio condiviso e in stretto coordinamento con gli alleati”. Se per l’Afghanistan si tengono d’occhio i negoziati di pacificazione a Doha per procedere con il ritiro della missione Nato Resolute Support, per l’Iraq l’Italia si è candidata a guidare la rafforzata Nato Training Mission che dovrà ereditare compiti e funzioni dalla Coalizione internazionale anti-Isis.

BILANCIO DIFESA…

Come di consueto, l’ultimo punto in agenda riguardava il bilancio della Difesa e lo stato di prontezza dello strumento militare nazionale. In precedenti incontri, dal Quirinale non erano mancati richiami al governo sulla necessità di offrire certezza programmatica a Forze armate e industria, esigenza ancora più forte nel mondo targato dal Covid. Guerini si è presentato alla riunione a pochi giorni dalla presentazione del Documento programmatico pluriennale 2020-2022 che, dopo diversi anni, constata un sensibile aumento del bilancio della Difesa (da 21,4 a 22,9 miliardi di euro per l’anno in corso e sostanzialmente lineare per i prossimi due anni). C’è soprattutto la spinta a un più equo bilanciamento tra le varie voci del budget, con un aumento investimenti (del 50% nel 2020).

…E LE INDICAZIONI DEL COLLE

Qui il messaggio del Colle è rilevante: “Gli investimenti della Difesa favoriscono lo sviluppo dell’intero sistema-Paese e fungono da traino soprattutto nei settori ad elevata tecnologia”. È dunque “auspicabile coniugare la maggiore richiesta di sicurezza con le opportunità di crescita offerte dal comparto”, in linea con quanto affermato anche dal ministro Guerini. Certo, sottolinea il Quirinale, “ciò richiede certezza nell’allocazione pluriennale delle risorse, anche per consentire una proficua sinergia con l’industria nazionale della Difesa e dell’aerospazio”.

Infine è arrivata conferma sull’ipotesi di rivedere la legge 244 del 2012,  nota anche come “legge Di Paola”, elaborata allora con l’obiettivo di avere entro il 2024 uno strumento militare di dimensioni più contenute, ma più sinergico ed efficiente. Si puntava a 150mila unità di personale militare partendo da un numero complessivo di 190mila, e di 20mila unità per il personale civile, a fronte delle 30mila di partenza. Eppure, da palazzo Baracchini (e non solo) è emersa da tempo l’idea di rivedere quegli obiettivi alla luce di esigenze operative diverse (perché maggiori) rispetto a otto anni fa. L’obiettivo, aggiunge oggi il Quirinale, è “individuare eventuali correttivi in relazione al mutato contesto di riferimento, e di procedere al completamento del processo di riforma della Difesa in senso unitario e interforze”.

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