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Premio Strega, la seconda volta di Sandro Veronesi

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RICONOSCIMENTI

3 luglio 2020 – 07:59

Lo scrittore pratese vince con «Il colibrì», edito da La nave di Teseo, quattordici anni dopo «Caos calmo». Quasi un’eccezione nella storia del Premio

Sandro Veronesi vince il Premio Strega 2020 con 200 voti per «Il colibrì» (La nave di Teseo). È la seconda volta che lo scrittore pratese si aggiudica lo Strega, la prima fu quattordici anni fa, nel 2006, con «Caos Calmo» (Bompiani). Nella storia del Premio una seconda vittoria è quasi un’eccezione. È accaduto solo con Paolo Volponi che vinse nel 1965 con «La macchina mondiale» e nel 1991 con «La strada per Roma». Al secondo posto, Gianrico Carofiglio con «La misura del tempo» (Einaudi), 132 voti e al terzo Valeria Parrella con «Almarina» (Einaudi), 86 voti. Al quarto posto Gian Arturo Ferrari con «Ragazzo italiano» (Feltrinelli), 70 voti, al quinto Daniele Mencarelli con «Tutto chiede salvezza» (Mondadori), 67 voti e al sesto Jonathan Bazzi con «Febbre» (Fandango Libri), 50 voti. A presiedere il seggio Antonio Scurati, vincitore della scorsa edizione del Premio Strega. Hanno votato in 605 su 660 aventi diritto al voto.

«Penso alla mia famiglia, a Umberto Eco e alle navi in mare»

«Sto pensando alla mia famiglia, ai miei figli, a mia moglie, ai miei fratelli. Sto pensando al mio editore, a Elisabetta Sgarbi, a Umberto Eco che è stato così generoso da fondarla questa casa editrice. Sto pensando agli amici che mi hanno sostenuto, che hanno votato il libro. Sto pensando all’uomo nuovo, che poi è una donna. A tutte le persone nuove che ci sono e a tutte le navi in mare», ha detto Veronesi subito dopo la vittoria al Museo Etrusco di Villa Giulia semideserto, senza il grande pubblico degli anni scorsi.

Una storia ambientata tra Roma e Firenze

Più di centomila copie vendute, scelto anche come libro dell’anno dalla classifica di qualità 2019 de «La Lettura» del «Corriere della Sera», il romanzo racconta la storia, ambientata tra Roma, Firenze e la Toscana, di Marco Carrera, «il colibrì», nome con cui la mamma chiamava il suo bambino che non cresceva e la sua vita di continue sospensioni, amori assoluti, perdite e dolori immensi . Un uomo che mette tutta la sua energia nel restare fermo, «perché sopravvivere non significa vivere di meno».

Il dolore che plasma la vita

«Carrera è molto dotato nel reggere il dolore — disse al Corriere Fiorentino Sandro Veronesi parlando del suo romanzo — Per secoli, il rapporto col dolore è stato diverso: faceva parte della vita, contribuiva a plasmarla, la sua presenza chiedeva a tutti un atteggiamento stoico, e fino all’età moderna non si era pensato, o sperato, di eliminarlo. Premesso che l’eliminazione del dolore fisico è una conquista, non sono così sicuro che anche quello interiore sia solo qualcosa da eliminare: i lutti, le perdite, sono momenti in cui si coagula una grande energia – una libido, per dirla con Freud – che poi si libera ed è pronta a riversarsi altrove».

3 luglio 2020 | 07:59

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