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Perché il mercato dei satelliti riguarda tutti noi e il nostro futuro

L’operatore satellitare lussemburghese SES è in trattative con la statunitense Intelsat per una possibile fusione che provi a contrastare la competizione delle mega costellazioni da migliaia di satelliti che stanno popolando le orbite basse. La questione però riguarda in prospettiva tutto il mondo. L’opinione dell’ingegnere esperto aerospaziale.

Intelsat e SES sono tra le più importanti società satellitari del mondo. Da quasi tre decenni gestiscono flotte spaziali che oggi contano rispettivamente 50 e 72 satelliti in orbita geostazionaria, detta GEO. Nel 2021, la vendita dei servizi satellitari ha generato per le due società ricavi da 1,6 e 1,8 miliardi di dollari, e ora entrambe stanno discutendo di un accordo per un possibile merger sull’onda delle fusioni e delle acquisizioni che si stanno succedendo nel settore dei satelliti commerciali.

Qualche giorno fa, l’operatore satellitare francese Eutelsat aveva annunciato di voler aumentare la propria partecipazione nella costellazione OneWeb di proprietà anglo-indiana, anche se il titolo era crollato in borsa del 30% poiché gli investitori finanziari avevano ritenuto il deal altamente rischioso per le casse della società.

A novembre, la società satellitare statunitense Viasat, che nel 2021 ha fatturato 2,3 miliardi di dollari, aveva annunciato l’acquisizione del gruppo britannico Inmarsat – 1,3 miliardi di dollari di ricavi – con un accordo da oltre 7 miliardi di dollari.

In pratica, i 5 più grandi operatori di satelliti geostazionari su scala globale sono tutti in una fase di frenetica discussione e di diversificazione delle loro strategie. Il motivo di ciò è il pericolo dato dall’arrivo delle costellazioni da migliaia di satelliti in orbita bassa, detta LEO. Il rischio concreto è perdere gran parte di quel mercato che sinora questo ristretto numero di società aveva in mano da tre decenni gestendo poco più di 200 satelliti geostazionari.

Oltre a questo piccolo gruppo di operatori satellitari globali ce ne sono un’altra trentina in tutto il mondo però con flotte molto limitate, fatturati largamente inferiori e soprattutto con un target di mercato regionale. Alcune di queste sono destinate a sparire ma diverse altre cercheranno di sopravvivere proponendo in prospettiva proprio quel loro carattere locale come un asset strategico. Scommessa rischiosa ma probabilmente l’unica possibile.

Per gli operatori più grandi si addensano invece nubi tempestose.

I nuovi rivali, dei quali la SpaceX di Elon Musk è il front-runner, hanno scardinato il vecchio ordine commerciale e industriale dei satelliti geostazionari. Infatti, ora sta cambiando tutto perché i nuovi operatori puntano su satelliti più economici, più piccoli, prodotti a migliaia in catena di montaggio, altamente performanti e che operano nelle orbite basse e non in quella geostazionaria. Il loro obiettivo è globale e costituiscono un vero e proprio “cigno nero” del mercato satellitare.

Gli operatori tradizionali sono ormai ben consapevoli della necessità di raggiungere una diversa scala per provare a competere e così attuano quella che viene definita una strategia “multiorbita”, cioè la progressiva acquisizione di satelliti che operano su diverse altitudini, dall’orbita bassa a quella geostazionaria.

Ma questo basterà?

Tralasciando il mercato governativo civile e militare che avrà sempre necessità di assetti in orbita geostazionaria, al momento la stragrande maggioranza dei consumatori commerciali si affida a soluzioni terrestri per le telecomunicazioni e l’uso B2B dei satelliti è limitato a pochi segmenti di mercato in cui le soluzioni terrestri non funzionano bene, ad esempio Internet per le compagnie aeree o marittime, backhaul mobile a lunga distanza, TV broadcasting e Direct-To-Home.

Questi segmenti di mercato sono oggi ancora in grado di sostenere opzioni di connettività satellitare costose da orbite GEO, ma se i fornitori di costellazioni LEO dovessero entro poco tempo offrire prezzi competitivi a prestazioni comparabili, la domanda difficilmente reggerebbe ancora.

Nei fatti, la nuova industria spaziale commerciale sta sfruttando la miniaturizzazione della tecnologia satellitare, riducendo i costi e aumentando la concorrenza nei servizi di lancio creando un enorme aumento delle flotte commerciali nelle orbite basse da cui è ora possibile fornire una copertura Internet e a banda larga, globale e persistente, con una latenza molto bassa.

Tutto ciò rappresenta un colpo letale per gli operatori satellitari tradizionali che infatti stanno attuando le strategie di sopravvivenza, cioè fondersi tra loro e provare a rivedere il modello di business anche acquisendo partecipazioni in costellazioni LEO.

Si tratta di una scommessa rischiosa ma imprescindibile perché l’alternativa è l’inesorabile perdita progressiva di mercato.

Per i consumatori, cioè tutti noi, tutto quanto sopra potrebbe apparire irrilevante, in fondo si tratta della sorte di un pugno di multinazionali che per trent’anni hanno monopolizzato il mercato e quindi si potrebbe finanche a essere portati a vedere di buon occhio un cambio che attui un beneficio di costi al consumo, ma il fatto è che le conseguenze del nuovo modello di business riguardano in prospettiva anche tutti noi.

Il rischio è che lo Spazio diventi troppo congestionato per essere sicuro perché la dimensione orbitale adatta alle costellazioni di satelliti in orbita bassa è limitata. I volumi disponibili nello Spazio aumentano esponenzialmente all’aumentare dell’altitudine delle orbite, e quelle più basse sono molto più suscettibili alla congestione rispetto alle geostazionarie. Tuttavia, la tendenza è proprio quella di passare da orbite con grandi volumi di spazio che aiutano a mitigare la congestione a quelle più basse con volumi molto più piccoli e densità più elevate che accentuano l’affollamento.

Siamo quindi su un percorso in cui l’aumento esponenziale del rischio di collisioni in orbita è reale. Non a caso la stessa SpaceX che già oggi opera quasi 3.000 satelliti in LEO, ha dichiarato in un report ufficiale alla FCC che nel solo periodo tra dicembre 2021 e fine maggio 2022 ha effettuato più di 6.800 manovre evasive dei suoi satelliti Starlink per rischi di collisione non meglio precisati.

Il mondo sta assistendo alla progressione inesorabile di decine di migliaia di satelliti lanciati in orbita bassa e se le prime probabili vittime di questo nuovo sistema saranno gli operatori satellitari tradizionali, quello che bisogna scongiurare è che poi lo sia anche il resto del pianeta.

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