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OSS, la qualità dei numeri: Ora serve integrare la risorsa nei processi assistenziali.

Oss sempre più indispensabili: adesso però occorre integrare la risorsa appena valorizzata all’interno dei processi assistenziali.

Oggi il Sistema Sanitario non può fare a meno degli OSS, nati come profilo tecnico nel 2001 per volere della Conferenza Stato-Regioni, oggi diventato profilo Sanitario grazie al valore delle competenze assistenziali che ha dimostrato in questo arco temporale per il ruolo e contributo espresso nell’equipe multidisciplinare.

Va ricordato che nel momento della sua nascita, tutti gli operatori che svolgevano attività similare e/o complementare (ATA, OTA, ASA, OSA ecc.), vissero probabilmente un periodo di stato confusionale e  conflittuale con quei pochi NUOVI colleghi, fin quando grazie ad un semplice corso integrativo hanno iniziato a fregiarsi la divisa dell’identificativo OSS.

Arriviamo a i tempi moderni. Nel corso degli ultimi giorni, abbiamo assistito nelle Camere dei Palazzi Governativi, ad un ulteriore dovuto riconoscimento dell’OSS che da ruolo tecnico passa definitivamente ad un ruolo sanitario, SI sanitario.

L’indispensabilità di questa figura, che conta in tutta Italia circa 300.000 risorse formate, deve ancora calpestare i palchi delle corsie ospedaliere facendo a tutto tondo il proprio lavoro. Proprio così.

Abbiamo toccato con mano la realtà nuda e cruda, prima da discenti poi da tutto fare OSS. Su questa figura negli ultimi anni è stato montato un enorme business, vedi gli enti di formazione che hanno attinto risorse economiche per la formazione dalle Regioni di competenza, vedi altri enti che hanno giocato alle spalle dei corsisti spacciandosi per formatori accreditati, vendendo poi Qualifiche rivelatasi carta straccia .

Ma i nostri Direttori, i nostri Dirigenti Medici, i nostri Infermieri, sono preparati a ricevere e valorizzare questa figura definita indispensabile dal SSN? Allo stato attuale credo proprio di no. A volte si ha l’impressione di essere dei numeri per mantenere il numero legale solo ed esclusivamente a garanzia del servizio prestato.

Sono ancora presenti situazioni di commistione tra figure e quindi di mansioni, le nostre strutture ospedaliere sono piene zeppe di ausiliari facenti capo a società in house, le nostre seconde case, seppur in misura ridotta, non hanno ancora bisogno della presenza dell’ OSS o ne hanno bisogno part-time.

Per non parlare delle strutture ospedaliere private convenzionate della Puglia, anch’esse vogliono ma non possono, per dirla tutta l’ultima disciplina legislativa, risalente all’anno 1975, scrive bene a caratteri cubitali della figura indispensabile dell’Ausiliario. Da allora il vuoto. Ma come è possibile tutto ciò? Siamo in Puglia, la prima regione in Italia per un mega-maxi concorso che ha visto idonee ben 14000 risorse impiegandone la minima parte (spero non solo grazie ad una pandemia ancora in corso).

Bene, approfittiamo del momento politico per far si che ci sia una vera e propria valorizzazione, un vero e proprio inserimento in equipe, un vero distanziamento contrattuale da altre figure non OSS ma ugualmente indispensabili, un vero e proprio servizio di qualità da fornire all’utenza, nostro bene primario.

A cura di Gianfranco Olivieri e Ottavio Decanio.

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