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Ore 19, nel Campo senza cavalli la banda suona la Marcia del Palio

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3 luglio 2020 – 12:20

Siena e il primo 2 luglio orfano della Carriera. De Mossi: mai più questo deserto

di Daniele Magrini



Nessuna mesta veglia per le onoranze al Palio assente. Siena ha voluto sfuggire alla retorica commemorativa nel primo 2 luglio senza il proprio rito secolare, dalla fine della Seconda guerra mondiale. La sosta causata dalla pandemia è solo un intervallo, si sono detti se pure a denti stretti i senesi, straniti dalla scomparsa di tempi e abitudini scandite da consuetudini secolari, stavolta impossibili per scelta condivisa fin da maggio tra amministrazione comunale e Contrade.

Solo nella parte finale del pomeriggio, in quelle che sarebbero state le ore del batticuore poco prima della carriera, ci sono state due tracce impresse nello scorrere di una giornata che nessun senese avrebbe mai pensato di vivere. Alle 19, all’improvviso, la Banda Città del Palio è entrata in Piazza del Campo dal Casato. I musicisti avevano gli abiti di tutti i giorni, ma suonavano la Marcia del Palio con le chiarine vestite delle insegne della balzana. Tra i senesi presenti in Piazza del Campo si è sparso un velo di commozione impossibile da reprimere. E poi, alle 19,30, l’ora in cui i cavalli avrebbero fatto il loro ingresso sul tufo, le tv e le testate on line locali, hanno trasmesso in contemporanea, La sospensione di un attimo, film di 25 minuti voluto dal Comitato Amici del Palio e dal Consorzio per la Tutela, realizzato da Riccardo Domenichini e Barbara Castelli, con i testi di Giovanni Mazzini e le musiche di Francesco Oliveto. Un caleidoscopio di suoni, immagini e atmosfere che ha suscitato emozione, soprattutto all’inizio, quando sulle immagini di una Siena notturna splendida e desolata durante il lockdown, si è sparso il suono del campanone. E poi, ancora nella notte senese, ecco tornare quel coro di ragazzi che si levò da Fontebranda squarciando l’angoscia dei giorni del contagio e fece notizia in tutto il mondo. «Oggi — ha scritto il sindaco Luigi De Mossi su Facebook — ci doveva essere l’agonismo, la condivisione, la comunità. Invece oggi c’è questa sospensione del tempo che ci fa riflettere su tutti i nostri ieri, ma con una consapevolezza: mai più questo deserto».

In un clima surreale, altre tracce del tempo del Palio sono state lasciate da un contradaiolo che ha collocato i barberi delle diciassette Contrade in uno spicchio di pista di tufo davanti all’Entrone, da dove ieri sera al tramonto i cavalli avrebbero fatto irruzione nella Piazza del Campo. Un gesto d’amore genuino, semplice, perfino venato da sano raziocinio, se oltre alla scritta «Siena trionfa immortale» (così Silvio Gigli concludeva le sue cronache da Piazza del Campo), è stato lasciato anche un avviso: «Non portate via i barberi».

«Per fortuna — dice lo storico senese Duccio Balestracci — sono mancati gli aspetti che avrebbero reso quest’occasione di amarezza una pagliacciata. Il Palio non c’è, e se non c’è il Palio non c’è né ci dev’essere il contesto liturgico che lo accompagna. Niente bandiere alle finestre come quando c’è il Palio. Niente suono di Sunto, come quando c’è il Palio, che non è — continua — né colore né una cartolina. Il Palio è la nostra cultura, la nostra memoria condivisa. Così, giustamente, solo le diciassette bandiere affacciate alle trifore del Palazzo Pubblico, in una silenziosa rammemorazione della giornata. Niente Palio-fantasmi; niente Palio-fantasma. I fantasmi hanno diritto di evocazione per ciò che è morto e non trova pace. Il Palio si è solo fermato: non è morto, né morirà». Sarà così anche il 16 agosto. Il Palio non ci sarà. Il Palio continuerà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

3 luglio 2020 | 12:20

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