Cronaca

Omicidio Sarah Scazzi 10 anni dopo: tutte le ombre sul delitto di Avetrana

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Una storia straziante con un finale che per molti non è ancor definito. È venerdì 26 agosto del 2010 quando viene denunciata la scomparsa di Sarah Scazzi, quindicenne di Avetrana studentessa al secondo anno dell’istituto alberghiero. Quel pomeriggio doveva andare al mare con la cugina Sabrina Misseri e altre due amiche, le sorelle Mariangela e Alessandra Spagnoletti. Ma l’ultimo segno di vita Sarah fu una telefonata intorno alle 14.30 con la quale avvisava la cugina che stava per arrivare. Poi il nulla.

La confessione e il dietrofront dello zio

Subito partono le ricerche conun appello della madre Concetta Serrano a intensificare le operazioni. Dopo oltre un mese di indagini, il 29 settembre venne ritrovato il telefonino della giovane scomparsa. A fare la scoperta fu lo zio Michele durante alcuni lavori in campagna. Proprio tale scoperta scatena dubbi e ipotesi degli inquirenti: la notte del 6 ottobre, infatti, dopo un lungo interrogatorio durato circa nove ore Michele Misseri confessa l’omicidio della nipote e indica il luogo dove si trovava il corpo della ragazza (in un pozzo in contrada Mosca) rinvenuto poche ore dopo. Ancora: dopo le rivelazioni del padre e dopo un interrogatorio di sei ore, Sabrina Misseri viene arrestata per concorso in omicidio. Il 21 ottobre il gip decide la convalida del fermo basandosi soprattutto sulla testimonianza dell’amica Mariangela Spagnoletti che riferì come Sabrina «appariva agitata» quando Sarah non si presentò all’appuntamento il pomeriggio della scomparsa. Michele Misseri ritratta la prima confessione e il 26 maggio viene arrestata Cosima Serrano, madre di Sabrina. Le accuse nei suoi confronti sono di concorso in omicidio e sequestro di persona.

I tabulati

Dai tabulati telefonici analizzati risulta che il suo telefono cellulare avrebbe fatto una chiamata dal garage di via Deledda il giorno della scomparsa di Sarah, mentre la donna aveva dichiarato che quel pomeriggio nel garage non era mai andata. Il 20 aprile del 2013 Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano vengono condannate all’ergastolo in primo grado, mentre a Michele Misseri vengono inflitti otto anni di reclusione per concorso nella soppressione del cadavere. Il 27 luglio 2015 la Corte di Assise di appello di Taranto conferma la condanna e il 21 febbraio è la Corte di Cassazione a chiudere la vicenda con un’altra conferma. Ma l’avvocato delle due donne, Franco Coppi, presenta ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo convinto dell’innocenza di madre e figlia.

Nel 2018 il ricorso è dichiarato ammissibile.

26 agosto 2020 (modifica il 26 agosto 2020 | 13:04)

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