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Luis Suarez è soltanto l’ultimo giocatore di una lunga lista che finisce nei guai per la nazionalità. In ogni angolo d’Europa, la storia dei passaporti facili è davvero chilometrica e l’attaccante del Barcellona ha soltanto arricchito un capitolo di queste vicende con l’episodio di Perugia. Per quanto riguarda l’Italia, sono stati coinvolti anche Veron, Recoba o Cafù. Ma in principio in tutto il dopoguerra i sudamericani con avi italiani hanno spopolato nella nostra serie A, con molte ma molte polemiche. Fino alla chiusura delle frontiere per la debacle del Mondiale di Inghilterra 1966 con la sconfitta clamorosa contro la Corea del Nord agli ottavi. Poi sono arrivate la riapertura all’inizio degli anni ‘80 e la legge Bosman degli anni ‘90. L’ondata degli scandali è iniziata negli anni 2000. Ovunque, non solo in Italia.

Restando al nostro campionato, nel 1999-2000 il primo caso è quello di Veron, fantasista della Lazio. Nasce ufficialmente Passaportopoli. Le inchieste delle magistrature europee si allargano a macchia d’olio. In Italia si muove la procura di Udine per quattro giocatori dei friulani: Warley, Alberto, Da Silva, Jorginho. Poi è il turno dei brasiliani Dede e Jeda (Vicenza), dei quattro primavera della Sampdoria: Ze Francis, T. Ivock Job (Camerun) e M. Ondoa (Capo Verde). In Serie A il cerchio si allarga sempre più e nel calderone finiscono sette società (Inter, Lazio, Roma, Milan, Udinese, Vicenza e Sampdoria), 15 dirigenti e ben 14 giocatori, compreso l’interista Recoba. L’Inter si dice estranea alla faccenda, ma lo spettro penalizzazione è dietro l’angolo. A salvare i club coinvolti arriva un colpo di spugna normativa. Il 3 maggio 2011 la regola federale sugli extracomunitari viene modificata. Diverso il responso della giustizia ordinaria, davanti alla quale nel 2006 Recoba patteggia sei mesi di reclusione per i reati di concorso in falso e ricettazione. Tremano anche Assunçao, Ayala, Chamot e Almeyda.

Anche gli altri Paesi non vengono risparmiati. Scoppiano casi in Francia, Inghilterra, Olanda, Spagna, Portogallo (il governo lusitano disse che c’era lo zampino delle mafie) e Austria. Addirittura Careca confessò che bastavano 22 milioni di lire per un passaporto falso. Inganni, truffe di ogni tipo. Fino al Suarez di oggi. Segnale che forse i tempi non cambiano.

22 settembre 2020 (modifica il 22 settembre 2020 | 18:01)

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