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Non può esserci difesa Ue senza visione comune. Intervista a Raffaele Volpi

L’Europa deve “ritrovare la propria identità” e l’Italia tornare “forte nel Mediterraneo”. Ora abbiamo bisogno di un governo “stabile e legittimo”. Difesa comune europea? Complementare alla Nato. Raffaele Volpi, deputato della Lega e già presidente del Copasir, parla con Atlantico Quotidiano della campagna elettorale e dei principali temi di politica estera.

Atlantismo inderogabile

TOMMASO ALESSANDRO DE FILIPPO: Onorevole Volpi, come valuta l’attuale linea politica della Lega? La sua mancata ricandidatura porterà ad un momento di riflessione?

RAFFAELE VOLPI: Il momento di riflessione ritengo sia doveroso, basato su elementi valoriali che ritengo fermi ed inamovibili, difesi nei miei anni di lavoro nelle istituzioni: sono indefettibilmente atlantista, non ho alcun dubbio in merito al giudizio sull’aggressione della Russia all’Ucraina e penso che non si possa contrattare politicamente su quanto espresso.

Non sono il segretario del partito, che ne esprime la linea, ma mi pare che anche Matteo Salvini abbia espresso una posizione atlantista a nome della Lega.

Difesa Ue complementare alla Nato

TADF: Ritiene che l’Unione europea riuscirà a restare unita sul sostegno militare a Kiev e sulle sanzioni alla Russia nel corso del duro inverno che si prospetta? Che posizioni dovrà avere il nuovo governo italiano in materia?

RV: Credo che l’Unione europea si sia trovata già nel corso della pandemia a dover ragionare sulla sua essenza e capacità operativa.

Non c’è dubbio però che questo sia solo uno degli aspetti nel quadro internazionale, che è molto più ampio: ruolo dell’Ue all’interno dell’Occidente (che ha modificato la propria fisionomia); necessità di una unione che sia protagonista e di un’Italia che torni forte nel Mediterraneo, dove abbiamo perso il nostro peso politico.

L’Europa si è trovata dinanzi alla necessità di ritrovare la propria identità, riguardante la politica estera e quella di difesa, rimaste marginalizzate. A Bruxelles si discute della necessità di creare un esercito comune europeo, ma non capisco come sia pensabile una soluzione simile se non ci sono dei punti fermi proprio sull’idea e la visione comune di politica estera.

TADF: Un esercito comune europeo non rischierebbe di trasformarsi in mero contenitore di soldati finanziato da 27 Stati e governato esclusivamente da Francia e Germania?

RV: Ritengo che il problema dell’esercito comune europeo sia alla base: si parla di appena 5 mila uomini, un numerico ridicolo per 27 Paesi. Inoltre, una formazione avrebbe necessità di logistica, organizzazione e catena di comando. Anche in ragione di ciò, quanto personale resterebbe effettivo ed operativo sul territorio? Probabilmente non più di 1.000-2.000 uomini.

La difesa comune europea potrà esistere solo se ci sarà unità d’intenti geopolitica tra i 27 Paesi ed un accordo di complementarietà con la Nato, prospettiva di lungo periodo incompatibile con le necessità ed i pericoli imminenti per il nostro continente.

La propaganda russa

TADF: Crede che la rete di propaganda e spionaggio russa sia ancora molto forte in Italia? Proverà ad esercitare un ruolo anche in questa campagna elettorale?

RV: Sicuramente c’è stata propaganda russa, soprattutto tramite canali che si sono trasferiti dall’area di estremo scetticismo sui vaccini a quella sostenitrice di Mosca nel conflitto in Ucraina.

Le ingerenze non so quanto possano tecnicamente influenzare il voto, ma è necessario denunciare come esse avvengano da anni: Paesi come la Cina, l’Iran o la Russia hanno provato a canalizzare gli elementi di comunicazione.

Ad esempio, potrei riferirmi ai canali propagandistici Sputnik, utilizzati per la manipolazione delle notizie e, di conseguenza, dei cittadini.

Un governo legittimo e autorevole

TADF: Si denuncia il rischio per i conti pubblici che deriverebbe dall’avvento di un governo di centrodestra. Al contrario, non rischiamo un Esecutivo che agisca troppo poco su fisco e riforme?

RV: Penso che sia necessario avere idee chiare, a prescindere dalla coalizione che governerà il Paese. La politica economica ha tanti fattori di variabilità: fino a 10 mesi fa pensavamo l’economia come qualcosa di derivante dalla pandemia, ora abbiamo emergenze legate alla crisi energetica.

Pertanto, ritengo che il prossimo governo dovrà in primis operare per essere forte, stabile e legittimo, al fine di raggiungere credibilità ed autorevolezza, condizione necessaria per dare il via alle riforme.

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