niccolo,-13-anni:-«raccontero-ai-miei-figli-questi-giorni,-un-ricordo-cattivo»

Il tema assegnato in classe — via computer — era quasi inevitabile. Una traccia per spingere i ragazzi ad analizzare la situazione inattesa e difficile, a riflettere su quel che ci manca delle piccole cose, ma anche su qualcosa che — nella cattività obbligata — abbiamo scoperto di noi stessi. Il titolo #iorestoacasa. Ed ecco come lo ha svolto Niccolò G., un quasi tredicenne di una grande città del Nord. Una riflessione sincera, per nulla ingenua, con qualche amarezza, senso di spaesamento — «faccio fatica a ricordarmi se si tratta di lunedì, o domenica, o giovedì» — ma anche la forza di credere in un futuro diverso: «Spero si riesca presto a fare cose normali», scrive Niccolò nel suo tema, che pubblichiamo qui sotto.

«Parlano solo dei rischi e dei morti»

«Le giornate che trascorro sono tutte uguali. L’epidemia di Coronavirus ha spazzato via tutte le nostre abitudini, i nostri orari, la scuola, le attività. All’inizio di settimana in settimana confermavano la chiusura di tutto. I giornali parlano solo dei rischi e dei morti. I limiti, le regole e i divieti sono sempre più complicati. Quando ho visto la traccia del tema, mi son reso conto una volta di più che ogni giorno faccio fatica a ricordarmi se si tratta di lunedì, o domenica, o giovedì. “Dovete stare in casa” è quello che scrivono su tutti i giornali. Mi ha fatto molta impressione che all’inizio si potesse in realtà uscire e girare, ma ora non è possibile e ci sono molti controlli della polizia. A me piace fare certe cose in casa, ma tutti questi limiti mi fanno sognare viaggi, voli in aereo e vacanze in posti esotici. In un giornale ho visto una fotografia di una serie di date e rispettive epidemie. 1720: peste; 1820: colera; 1920: influenza spagnola; 2020: Coronavirus. Mi ha molto colpito. A volte ci sono delle coincidenze incredibili con i numeri e questa mi sembra particolarmente strana».

«Mi manca andare a casa degli amici»

«Ogni sera vedo dal sito del Corriere della Sera la diffusione del contagio, i numeri di decessi e malati in Italia. Mi ha fatto molto effetto quando, nel mondo, eravamo secondi solo alla Cina per numero di morti. Poi la Spagna ci ha raggiunto e anche gli Stati Uniti hanno adesso numeri altissimi. Io non ho pazienza. Sono stufo di non vedere gli amici. Mi manca il fatto di non poter andare a trovarli a casa loro per giocare. Le lezioni online e i contatti con gli insegnanti e i compagni mi hanno molto emozionato i primi giorni. Però vedere tutti di persona è diverso, più divertente, più interessante. Mi mancano molto le partite di calcio in tv. Ogni giorno leggo la Gazzetta dello Sport e spesso le pagine sono noiose: mancano tutti gli argomenti veri.

Ogni giorno passiamo due ore in giardino. Giochiamo a racchettoni, a nascondino con le pistole, a palla. Il giardino non è bello né attrezzato, ma a pranzo facciamo un pic-nic sul prato. A volte ci sono dei momenti molto allegri (forse pazzi) della giornata dove ascoltiamo tanta musica, anche a tutto volume e spesso cantiamo e balliamo un po’ ma per ridere. In casa provo le punizioni di calcio mettendo mia sorella in porta. Mia sorella detesta perdere e ci capita di litigare».

«Troppi compiti, mi fano preoccupare»

«Ogni sera si sceglie un film, una commedia o una storia di supereroi e alcune volte ridiamo come i matti. Se riesco, invento anche delle attività, dei giochi o propongo delle ricette per la cena. In questa situazione di isolamento mi pesano i compiti e le interrogazioni: ce ne sono sempre troppi. Occupano tante ore della mia giornata e a volte mi fanno preoccupare. Non so dire che sensazione provi a sapere che rientreremo a scuola solo a settembre. Spero si riesca presto a fare cose normali. Ma di una cosa sono certo: quando avrò dei figli racconterò di questa esperienza. Racconterò di aver vissuto un’epidemia come le grandi epidemie del passato, come la peste. Penso che sarà un ricordo cattivo che porteremo sempre con noi».

14 aprile 2020 (modifica il 14 aprile 2020 | 14:57)

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