nibali-si-prepara-a-sparigliare:-«un’azione-a-sorpresa-puo-sbloccare-il-giro»

Uno squalo non può finire surgelato come un merluzzo qualunque. «Domenica a Roccaraso ho sbagliato a togliere la mantellina a 9 chilometri dal traguardo: ho preso una botta di freddo e sono arrivato in cima con i muscoli troppo ghiacciati per reagire agli attacchi». Ventidue grandi giri disputati (2o conclusi), 463 tappe combattute hanno insegnato a Vincenzo Nibali che in tre settimane di gara tutto può succedere ma bisogna sempre portare la pellaccia al traguardo. A Roccaraso ha scalato due denti delle moltiplica, stretto i (suoi) denti, ripreso calore e perso solo 14” da Fuglsang e Kelderman. E il bilancio provvisorio del suo Giro (è 5° a 57” dal leader Almeida) tende al rosa: «In classifica sono nel posto giusto. Sull’Etna, unico arrivo importante fino ad oggi, ho pedalato molto bene».

Il 103° Giro d’Italia è nato e si corre all’ombra del Covid. «Sarei stupido se dicessi che non temiamo i contagi — spiega lo Squalo — ma le bolle in cui siamo rinchiusi sono gestite con grande attenzione, per questo faccio fatica a spiegarmi la positività di Simon Yates. L’epidemia e il lockdown hanno reso tutto strano, stranissimo. Abbiamo dovuto improvvisare preparazione, ritiri, programmi di gare e il rischio, lo si è visto anche al Tour, è che uno o più grandi favoriti crollino da un momento all’altro: questo non è uno sport dove si possono improvvisare le cose, non in una corsa di tre settimane»

A far paura a Nibali più che avversari e tappe è il meteo. «Non lo temo in assoluto — spiega — ma in rapporto alle nostre condizioni fisiche. Sono, anzi siamo tutti magrissimi come se si corresse in maggio: siamo partiti senza un grammo in più di grasso perché il percorso era difficile da subito. Ma è ottobre e si va incontro al freddo, non solo in montagna. Con poco grasso in corpo il rischio di ammalarsi è sempre alto. Dobbiamo stare attenti a coprirci bene e recuperare meglio». Inutile strappare al siciliano anticipazioni su attacchi e imboscate. Ma «la corsa fino ad oggi è stata controllatissima, super tattica. Un’azione importante in tappe non considerate chiave potrebbe sbloccare tutto. I “muri” di Tortoreto oggi e i nove colli di Cesenatico giovedì? Forse».

E gli avversari? La maglia rosa Almeida? «È giovanissimo, non conosciamo le sue potenzialità». Il polemico (con lui) Fuglsang? «Lo temo e lo rispetto». Kelderman? «È quello che attualmente va più forte, secondo me». La cronometro di sabato a Valdobbiadene è lo spartiacque con le grandi montagne. Un’occasione per tornare su quella di Palermo («Sono andato forte in rapporto a chi è partito nel pomeriggio, piano rispetto a chi è scattato presto favorito dal vento») ma anche per precisare che il percorso veneto «è pieno di saliscendi, non da specialisti puri come in Sicilia» e quindi più adatto a lui che lo scorso anno contro il tempo è andato «molto forte». Oggi a Tortoreto il primo esame: sulla carta gli arcigni «muri» nel finale sono più adatti all’(arci)rivale Fuglsang.

13 ottobre 2020 (modifica il 13 ottobre 2020 | 07:24)

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