nba,-rissa-nello-spogliatoio-dei-boston-celtics.-marcus-smart-sbraitava-contro-i-compagni

Sono volati gli stracci. Brutta storia se nello spogliatoio di una squadra si comincia a litigare pesantemente, con urla, insulti e oggetti che viaggiano di qui e di là. E’ successo in quello dei Boston Celtics dopo la rocambolesca sconfitta nella seconda partita della finale Est della Nba contro i Miami Heat: rimontati e battuti, i biancoverdi sono finiti in quel buco nero nel quale si mescolano, rabbia, frustrazione e forse un senso di impotenza, visto tra l’altro che gli avversari si sono portati sul 2-0 nella serie.

Marcus Smart is screaming in the #Celtics locker room and there is a bunch of arguing going on. Smart comes out say ?y?all on that bullshit!? Team is imploding. Smart is in bathroom and there is still screaming coming from locker room.

— gary washburn (@GwashburnGlobe) September 18, 2020

La catena è cascata prima di tutto a Marcus Smart, sul campo un omone duro e deciso e nello spogliatoio, nella circostanza, colui che aveva la voce più alta. Antefatto. Ovvero, gara 2. I Celtics erano reduci da una sconfitta in gara 1 sul filo della sirena, puniti da una stoppata da cineteca di Bam Adebayo sul tentativo di sorpasso di Jayson Tatum. Scornati e delusi, avevano promesso di rifarsi. E in effetti avevano preso il controllo della sfida: anche 17 i punti di vantaggio prima di un’imbarcata, nel terzo quarto, da venti punti di scarto (parziale di 37-17 per Miami). Non è bastato vincere l’ultimo periodo di due punti, la frittata era già servita. A quel punto, è cominciato lo show dietro le quinte, Gary Washbum, giornalista del Boston Globe non era lontano dallo spogliatoio e assieme ad altri colleghi ha raccontato di aver udito il diverbio montare a suon di urla, improperi, e il chiaro rumore di sedie e di oggetti scagliati contro le pareti o sul pavimento. Non una cosa breve: la gazzarra è durata una ventina di minuti, con coach Brad Stevens impegnato invano a calmare gli animi. Smart era il più acceso nello sbraitare e quando è uscito dallo spogliatoio per andare in bagno ha urlato «Siete tutti impegnati con quella m…a».

È stato un fattaccio difficile da nascondere, anche se i Celtics ci hanno provato. Kemba Walker, il migliore in campo di Boston, è arrivato a dire che non era successo «assolutamente nulla», esattamente come anni fa a Tel Aviv l’allora manager di Cantù, Lello Morbelli, smentì ai giornalisti italiani (increduli, visto che erano presenti) che Pierluigi Marzorati stava per mangiare un arbitro che aveva vergognosamente regalato la partita al Maccabi.

Anche Tatum ha minimizzato («Nulla di più di un fatto ordinario»), mentre Jaylen Brown ha ammesso che c’è stata una discussione molto animata: «C’era troppa emotività e abbiamo sprecato una vittoria che avrebbe potuto essere nostra. Marcus Smart è pieno di fuoco, gioca con passione e lo amiamo per quello che è. In ogni famiglia ci sono alti e bassi, l’importante è sostenersi a vicenda». Il punto è se questo sia ancora possibile in questo gruppo dei Celtics. La valutazione fatta da Washbum non è promettente: «La squadra sta implodendo». Se tra le turbolente fila di Boston non scatterà subito una reazione di segno contrario, la qualificazione alla finale per il titolo contro la vincente dell’Ovest sarà per i Miami Heat un compito molto facile.

18 settembre 2020 (modifica il 18 settembre 2020 | 11:55)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *