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Stati Uniti sì, ma senza stelle a Tokyo, perché l’Nba non si fermerà per le Olimpiadi 2021. Questa è la cruda realtà che emerge dalle parole del commissioner della Lega di basket americana Adam Silver, che pur guidando una realtà sportiva fra le più ricche al mondo, deve a causa della pandemia fare i conti al centesimo. «Difficile si possa riprendere prima di Natale, anzi molto probabilmente la stagione 2021-22 inizierà direttamente a gennaio, con le Finals che si giocheranno alla fine dell’estate, forse a settembre».

Gli 850 milioni di mancati ricavi per l’Nba, con l’assenza del pubblico da quando sono ripresi gli incontri nella bolla di Orlando (gli spettatori valgono il 40% dei 7 miliardi che speravano di incassare lega e giocatori in totale per la stagione passata), nei dubbi del presente lasciano una sola certezza. «Non sarà possibile sospendere la stagione Nba per via delle Olimpiadi». Le conseguenze ricadono su tutto il torneo olimpico di basket, team Usa e non solo. Tutte le star che giocano in Nba, per onorare il contratto con i propri club, dovrebbero saltare le Olimpiadi, nonostante stelle come LeBron James abbiamo più volte espresso il desiderio di andare in Giappone e partecipare ai Giochi.

Invece tra il 23 luglio e l’8 agosto, le date in programma per Tokyo, è stato completamente bypassato il problema della concorrenza in tv fra Nba e il massimo evento sportivo per ragioni di carattere economico. Per rientrare nelle spese i vertici della lega hanno fatto sapere che le 82 partite di regular season dovranno essere disputate con il numero massimo di tifosi possibili e che fra tornei preolimpici e trasferimenti vari i campioni non potranno e non dovrebbero lasciare gli Stati Uniti. In poche parole niente dream team per coach Gregg Popovich, con lo stesso allenatore che dovrà rimanere saldo alla guida di San Antonio. Il problema però va ben oltre gli Stati Uniti, con i 108 stranieri che militavano in Nba solo la scorsa stagione.

La Spagna campione del mondo perderebbe Ricky Rubio, Marc Gasol e il c.t. Sergio Scariolo, che dovrà onorare il contratto con i Raptors. La Francia Gobert, l’Australia Simmons, Ingles e Baynes, la Slovenia Dragic e Dondic. La Serbia sarà orfana di Jokic, per non parlare della Grecia, priva dell’Mvp Giannis Antetokounmpo. Per il Canada addirittura una quindicina di giocatori, coach Nick Nurse e la stella Jamal Murray compresi. E l’Italia? Gli azzurri come da programma saranno impegnati prima nel torneo preolimpico di Belgrado tra il 29 giugno e il 4 luglio, un appuntamento che vale i Giochi. Il rischio concreto sarebbe non avere a disposizione gli «americani»Marco Belinelli, Nicolò Melli, Danilo Gallinari e Nico Mannion.

Dalla bolla di Disney World arriva quindi un problema mondiale, con le parole chiaramente ribadite da Adam Silver prima di gara-2 tra Lakers e Heat.«Mi dispiace si presentino queste circostanze. Sono scelte dure da affrontare, ma in questo periodo di crisi dobbiamo tutelare la lega. Da qui all’estate non si può dire nulla nella situazione sospesa attuale, capisco però tutti quei campioni che tenevano alla partecipazione ai Giochi, ma oltre i giorni delle partite in Giappone, la preparazione, il trasferimento e il riposo comporterebbero un impegno e un periodo di tempo troppo lungo per le nostre esigenze».

4 ottobre 2020 (modifica il 4 ottobre 2020 | 11:32)

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