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I Miami Heat sconfiggono i Boston Celtics 125-113 in gara 6, vincono 4-2 la finale della Eastern Conference e conquistano per la sesta volta nella loro storia (l’ultima fu nel 2014) la finale di Nba dove, da mercoledì 30 settembre, affronteranno i Los Angeles Lakers guidati dalla loro ex superstar LeBron James. Proprio lui, il re che sta cercando di riportare in California un titolo che manca dal 2010 e che a South Beach ha vinto due titoli nel 2012 e nel 2013 (il secondo e il terzo del club dopo il primo nel 2006 con Shaquille O’Neal e Dwyane Wade).

Gruppo super e visione manageriale

Miami alle Finals può sembrare una sorpresa solo per chi non conosce il grande lavoro che sta dietro a una franchigia storica, modello non solo in campo ma anche fuori, a livello manageriale, grazie alla visione del presidente Pat Riley, l’altro grande ex della sfida, leggenda dei Lakers sia come giocatore che come coach: uno capace di andare alle Finals come giocatore, coach o dirigente in ogni decennio dagli anni 70. Questa di Miami, insomma, più che delle superstar, è la vittoria del gruppo, della progettazione, dello scegliere gli uomini giusti, i leader giusti, i giocatori giusti. E infatti Jimmy Butler, guida indiscussa, dice: «Questa squadra non è per tutti». Per poi aggiungere: «Le finali? Saremo pronti, ci mancano quattro vittorie per vincere il titolo, che è il nostro obiettivo dal primo giorno». I Lakers sono favoriti, ma gli Heat sono pronti, come ha ammesso sportivamente, nel classico stile dello sport professionistico americano, il coach di Boston Brad Stevens: «Miami ha dimostrato di essere la miglior squadra a Est e si merita di rappresentarlo nella serie per il titolo». Se poi questo basterà per vincerlo, è un altro discorso.

28 settembre 2020 (modifica il 28 settembre 2020 | 07:55)

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