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«Nazionale inaccessibile»: professori pronti a scendere in piazza

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il caso della biblioteca

8 agosto 2020 – 11:10

Giunta: regole anti Covid ok, ma le altre biblioteche sono aperte

di Edoardo Semmola

Che la Biblioteca Nazionale rimanga chiusa per due settimane d’agosto, è consuetudine. Ma in questa estate diversa — proprio a causa del lockdown — il direttore Luca Bellingeri aveva vagliato l’ipotesi di tenerla aperta, sollecitato dai tanti docenti che la frequentano. Purtroppo i lavori al sito internet e al nuovo software interno non lo hanno permesso. Riaprirà il 14. Chi ci passa davanti in questi giorni vedrà la porta aperta ma non s’inganni: serve solo per chi deve restituire libri già presi in prestito. Il servizio vero e proprio riaprirà il 17 agosto e per gli orari «normali» dovremo aspettare il 31. Dopo la pandemia la principale biblioteca italiana è stata la realtà culturale che con più fatica e meno risorse ha provato a rialzarsi. E a niente sono valse proteste, lettere e petizioni inviate da un gruppo attivo di docenti al ministro Franceschini e alla direzione biblioteche del Collegio Romano. Adriano Prosperi, storico tra i più importanti in Italia, professore emerito della Normale di Pisa, è sempre stato un assiduo frequentatore di piazza de’ Cavalleggeri. Su e giù in treno da Pisa a Firenze. Non è più riuscito a entrare in biblioteca «da prima della pandemia». Perché «le difficoltà sono tali che superano le energie di un ottantunenne». Da quando si avvia la procedura per il prestito e il libro risulta «disponibile» occorre aspettare circa due settimane. Che diventano tre o quattro per accedere a una delle due sole sale lettura rimaste. «Il caso della Nazionale è clamoroso ma non è isolato — spiega Prosperi — Sapere che ogni libro che prendo in prestito deve andare in quarantena per una settimana, rende tutto più farraginoso. Perché se vado alla Feltrinelli non succede? Perché nei negozi puoi toccare e provare vestiti e cappelli e nessuno li mette in quarantena?». In Nazionale il «telelavoro» pare non aver dato i risultati sperati. «Invece alla biblioteca della Normale ha funzionato — prosegue — Ma in Nazionale c’è un patrimonio che nessun altro in Italia ha. Ed è da sempre il punto di incontro per gli studiosi da tutto il mondo, un luogo prezioso quanto gli Uffizi. Ma se guardiamo che due anni fa la Nazionale contava 149 dipendenti, che nel 2002 erano 280 e nel 1997 addirittura 400, ci rendiamo conto di quale sia la portata del problema». Per il mondo dei docenti le conseguenze sono «mortifere». «Non possiamo più dare tesi di ricerca — prosegue Prosperi — i miei colleghi storici sono stati messi in quarantena anche loro e ci stupiamo se i docenti stranieri ci dicono che è meglio andare a studiare in Finlandia perché qui è tempo perso?». L’Associazione dei lettori della Nazionale minaccia di scendere in piazza e «incatenarsi», se la situazione a settembre non sarà migliorata. E «possono contare anche su di me e sui figli di coloro che nel ‘66 andarono a salvare i libri dall’Alluvione». Non si incatenerebbe anche se sta vivendo i medesimi problemi con le tesi, il docente di letteratura Claudio Giunta. Fiorentino, insegna a Trento, l’ultima volta che si è affacciato alla Nazionale era metà luglio e «ho preso due libri in prestito perché era inutile sedersi, ma me ne servivano dieci». «La prudenza di fronte al virus è necessaria — premette — ma se la biblioteca universitaria di Trento è aperta significa che è possibile farlo anche in presenza delle normative anti Covid. Forse si è ecceduto nella prudenza». Per Giunta la priorità è «far tornare in funzione lo scaffale aperto: senza quello non c’è biblioteca. E siccome lo spazio è grande credo si possa trovare il modo di gestirlo meglio, in sicurezza».

8 agosto 2020 | 11:10

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