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Mondragone, Salvini costretto a rinunciare al comizio. Le urla: «Sciacallo». Lui: «Tornerò»

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Paragonarlo a Luciano Lama è decisamente troppo, ma adesso anche Salvini ha il suo comizio negato, nemmeno iniziato, soffocato sotto una valanga di fischi, cori e canzoni a sfotterlo. La sua Sapienza (l’università romana da dove lo storico segretario della Cgil fu cacciato dagli autonomi l’1 febbraio del 1977) è una rotonda della statale Domiziana che incrocia via Razzino, la strada di Mondragone dove ci sono i palazzi ex Cirio abitati dalla comunità bulgara costretta in quarantena perché al suo interno è scoppiato un focolaio di Covid 19.

Salvini arriva qui dopo le proteste e le tensioni di giovedì scorso, nel tentativo di offrire una sponda politica all’insofferenza dei mondragonesi nei confronti dei bulgari. Le sue visite al Sud hanno spesso questa impostazione. Fece altrettanto poche settimane fa, precipitandosi a Santa Maria Capua Vetere per appoggiare la protesta degli agenti penitenziari finiti sotto inchiesta per le presunte torture nei confronti dei detenuti protagonisti di una delle tante rivolte scoppiate nelle carceri italiane durante i giorni critici dell’emergenza coronavirus. Stavolta però non trova la sintonia che trovò allora. Qui ad accoglierlo ci sono pochi mondragonesi, venuti più per vedere da vicino il politico famoso che per applaudirlo, e molti ragazzi dei centri sociali di Mondragone, della vicina Castel Volturno, ma anche di Caserta e della rete antifascista di Napoli. Né, per riequilibrare i numeri, possono bastare i suoi uomini in Campania: i deputati Gianluca Cantalamessa e Pina Castiello, il consigliere regionale Gianpiero Zinzi e pochi altri. Ma ieri probabilmente non sono riusciti mobilitare elettori per assicurare più presenze a sostegno del leader.

Le forze dell’ordine gestiscono le proteste con cautela. E le due cariche accennate per disperdere i contestatori servono soltanto a ferire alla testa un ragazzo, ma non a fermare i cori. Tanto più che la prima viene fatta quando Salvini non è ancora arrivato e la seconda quando se ne è appena andato.

In mezzo ci sta il suo tentativo di giustificare il mancato comizio con un sabotaggio dell’impianto elettrico («Hanno tagliato i fili elettrici», dirà, ma a chi era presente non risulta), l’accusa di essere stato aggredito («Ci hanno lanciato le uova», ma neppure questo risulta. Solo l’acqua delle bottigliette), e il suo messaggio di solidarietà (con promessa di tornare) verso «le famiglie che in questo paese devono stare chiuse in casa prigioniere della criminalità». Ma a stare chiusi in casa sono soltanto quelli che abitano negli stessi palazzi dove ci sono stati i casi di Covid, ed è un provvedimento sanitario e basta. La criminalità non c’entra niente. Anzi, in quei palazzi solitamente manda i caporali a reclutare braccia da usare nei campi a 1 euro e mezzo all’ora. Quindi ha tutto l’interesse che le persone escano dalle case.

In realtà l’unica cosa che rimane di questa giornata mondragonese di Matteo Salvini è un grande assembramento di gente senza mascherine in un paese dove ancora ieri sono stati registrati altri 23 casi di positivi al Covid. E non soltanto tra bulgari.

30 giugno 2020 (modifica il 30 giugno 2020 | 08:56)

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