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Nessun italiano pagato meno di venti volte la posta (Van Aert è dato a 4) dagli allibratori come possibile vincitore. Nessun azzurro tra i dieci «candidati speciali» al podio designati dall’autorevole sito cyclingnews.com. Nessuno a cui un cronista straniero si sia degnato di prestare attenzione alla vigilia, anche solo per una domanda di cortesia. Non siamo mai stati così sfavoriti, così snobbati negli ultimi vent’anni come alla vigilia del Mondiale professionisti che scatta oggi alle 10 dall’Autodromo Dino Ferrari di Imola lungo 259 chilometri e con 5000 metri di dislivello.

I pronostici nel ciclismo hanno una logica quasi matematica quando il tracciato è durissimo. Al Tour de France, terminato la settimana scorsa, gli azzurri erano in posizioni di retroguardia, alla Tirreno-Adriatico nessuno dei nostri ha brillato mentre gli altri (tanti altri) volavano. Tipo Roglic a cui Tadej Pogacar, dopo avergli strappato il Tour nella crono finale, vorrebbe «regalare il titolo per compensarlo della delusione», aiutato da una Nazionale slovena forte come non mai. Tipo il Divino Imbronciato belga Van Aert che ancora non ha digerito la sconfitta nella crono da Ganna e può contare su Wellens e Van Avermaet, che il titolo potrebbero vincerlo da soli o per conto di Evenepoel, ai box per l’incidente del Lombardia. Tipo Dumoulin in forma, Alaphilippe che alla maglia iridata pensa da inizio Tour, Fulgsang il danese, Matthews l’australiano e Hirschi, il nuovo super asso svizzero.

Ed ecco che Davide Cassani ha cambiato strategia e al «qui servono gambe» che ripete razionalmente da giorni ieri ha aggiunto un «dobbiamo inventarci qualcosa».

Un’alternativa a Nibali, capitano unico che «se trova l’ispirazione e la gamba (e può trovarle) può fare qualunque cosa», una fuga da lontano che lanci senza risparmio gli azzurri più in forma e con la mentalità più vincente, un Bettiol o un Ulissi che provino a inventarsi l’impresa della vita, quella che ogni tanto nelle pieghe di un Mondiale riesce. Le due salite, giro dopo giro, metteranno piombo nelle gambe, chi è fuori forma si staccherà e non rientrerà più, i corridori leggeri ma abituati all’esercizio delle cronometro come Van Aert, Pogacar, Roglic o Hirschi sembrano i più adatti fare le differenza.

Gli azzurri devono ispirarsi al coraggio e alla tenacia di Elisa Longo Borghini, terza tra le donne, tenacissima intrusa nella morsa delle olandesi volanti (prima Van Der Breggen, seconda Van Vleuten, quarta Vos) e alla sua filosofia: «Rimpianti? Zero. Quando ti batti contro una squadra superiore devi usare il cervello e farti aiutare. Ho dato tutto sull’ultimo strappo, ho fatto la differenza, ma senza le compagne non ce l’avrei fatta».

«Al Mondiale conta solo vincere — spiega Cassani — ma oggi dobbiamo dimostrare di essere una squadra e spingere fino allo stremo». Accanto alla Squadra ci sarà il pubblico che già ieri (munito di mascherine) ha affollato le salite e farà un tifo d’inferno.

26 settembre 2020 (modifica il 26 settembre 2020 | 23:52)

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