Milano, 27 dic – Un fatto di cronaca che mostra il lato oscuro della Milano dell’accoglienza e dell’inclusività, la quale spalanca le porte all’immigrazione e ascolta ogni problematica esistenziale di chi risiede in centro. Una senzatetto di ventitré anni, originaria della Sardegna, è stata costretta, dopo aver partorito all’inizio di dicembre, a non riconoscere il figlio appena nato a causa delle sue condizioni economiche che hanno costretto lei e il compagno a vivere in una tenda nei pressi di una stazione.

La giovane senzatetto costretta ad abbandonare il figlio

“Come farebbe a sopravvivere con me al gelo?” – ha spiegato così la senzatetto al personale dell’ospedale dove è avvenuto il parto. La ragazza non ha riconosciuto il bambino entro i dieci giorni previsti per legge, ma non l’ha fatto perché ha realizzato che non sarebbe stata in grado di accudirlo, ha quindi lasciato trascorrere, per necessità, il termine per riconoscere il neonato e dunque il parto è diventato anonimo e si è automaticamente avviata la procedura per l’adottabilità. Sulla questione è intervenuta anche Eugenia Roccella, ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, che ha aggiunto: «Troppe rinunce a maternità per problemi economici». Non è mancato l’assurdo attacco del Partito democratico, attraverso le parole del deputato Marco Furfaro, il quale ha attaccato il governo per il fatto, dimenticandosi però dei suoi compagni di partito che amministrano il territorio in quelle zone.

La Milano dell’inclusività solo per ricchi e stranieri

La tragedia di questa coppia di senzatetto porta ancora una volta alla luce la disastrosa gestione della sinistra nel territorio di Milano, una città ormai sempre più in mano al degrado e alla violenza, dove le condizioni di vita delle famiglie italiane stanno sempre di più peggiorando e dove chi si trova in reali condizioni di difficoltà viene abbandonato. Per il sindaco Sala l’inclusività esiste solamente per chi partecipa alle sfilate della settimana della moda e scandisce i suoi ritmi di vita con gli aperitivi in centro.

Andrea Grieco

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