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Quanti incroci nelle foreste gelide dell’Eifel: al Nurburgring — il circuito nuovo, imparagonabile al Nordschleife del rogo di Lauda — piovono emozioni. Torna uno Schumacher nel programma ufficiale della F1, a otto anni dall’ultimo Gp di Michael con la Mercedes (che adesso ha isolato un positivo al Covid). Mentre Lewis Hamilton, proprio in Germania, può eguagliare il suo record di 91 vittorie. Mick ieri faceva le ricognizioni in pista con gli ingegneri, è passato anche per la «chicane Schumacher», chissà che strano effetto. Mamma Corinna nell’hospitality, è stata lei a dirigere la carriera del figlio quando il marito non ha più potuto, dopo l’incidente sugli sci.

«È un tipo serio, intelligente, maturo, molto di più dei suoi vent’anni. Farà grandi cose: merita una possibilità per la prossima stagione» scommette Sebastian Vettel, cresciuto nel mito del papà. «In lui rivedo Michael — ha confidato — nel modo in cui parla, per le maniere e la passione che ci mette. Al Mugello l’ho invidiato mentre girava sulla F2004». Oggi non sarà un’esibizione né un test (l’anno scorso in Bahrein aveva già provato Ferrari e Alfa), dopo la prima sessione di prove libere al volante della monoposto bianco-rossa tempi e dati saranno scandagliati. E misurati con quelli degli avversari e chi deve capire capirà. Per Mick comunque sono le prove generali per il salto in F1, si tratta soltanto di sistemare i dettagli. Si gioca un posto in Alfa o in Haas. La Ferrari ha un peso forte nella scelta di un sedile della scuderia svizzera: quello di Antonio Giovinazzi, unico italiano in griglia. A Maranello cercano nuovi sbocchi per il fertile settore giovanile e i discorsi con la Haas vanno avanti. Del resto già per il debutto di Leclerc in F1 si era parlato di quest’opzione, poi gli americani fecero altre scelte.

Mick, che da piccolo in braccio al padre già vedeva tutto rosso, è tornato a «casa» da studente dell’Academy. E ha fatto bene: leader in Formula 2, piace per continuità e lucidità tattica. Non ha il talento del fuoriclasse, ma è umile e impara. E poi con un cognome così attira pubblico e sponsor. Ma ha ragione Jean Todt, fra i pochi ammessi a far visita a Michael, a dire che «il nome non basta a vincere». Fra le seconde generazioni, gli unici ad aver eguagliato i genitori con un titolo sono stati Damon Hill e Nico Rosberg. Bravi, non fenomeni. Da sempre Mick è abituato ai paragoni con il più grande di tutti. Che in questi giorni, 20 anni fa, riportava alla Ferrari il Mondiale dopo 21 anni di digiuno. Luca di Montezemolo: «Era forse scritto nel destino che coincidesse con l’esordio di Mick. Mi riempie davvero di commozione».

8 ottobre 2020 (modifica il 8 ottobre 2020 | 22:27)

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