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Mestre, lavoratori in nero in due hotel e cibi scaduti in un minimarket

La Guardia di Finanza di Venezia ha scoperto diverse irregolarità in strutture ricettive, ristoranti e negozi di Piave, via Cappuccina e via Ca’ Marcello, a Mestre, tutte gestite da stranieri. Centomila euro di sanzioni

La Guardia di Finanza di Venezia ha scoperto diverse irregolarità in strutture ricettive, ristoranti e negozi di Piave, via Cappuccina e via Ca’ Marcello, a Mestre, tutte gestite da stranieri. Centomila euro di sanzioni

Lavoratori in nero in hotel e ristoranti, cibo scaduto nei minimarket (anche senza licenza per gli alcolici) e negozi con merce senza tracciabilità. La Guardia di Finanza di Venezia ha scoperto diverse irregolarità in strutture ricettive, ristoranti e negozi di Piave, via Cappuccina e via Ca’ Marcello, a Mestre, tutte gestite da stranieri. Il risultato: centomila euro di sanzioni per violazioni in materia di lavoro nero e sicurezza dei prodotti, 530 bottiglie di alcolici sequestrate, 250 chili di carne e pesce avariati tolti dalla vendita e possibile chiusura degli alberghi.

Maxi blitz della Guardia di Finanza a Mestre Mestre, lavoratori in nero in due hotel e cibi scaduti in un minimarket

Maxi blitz della Guardia di Finanza a Mestre


Due alberghi con lavoratori in nero

Nel dettaglio, scoperti due lavoratori irregolari in due alberghi, uno in via Semaglia e l’altro in via Trento, ora segnalati all’Ispettorato del Lavoro con la proposta di sospensione dell’attività. Nel corso dei controlli sono emersi anche pagamenti in contanti ai dipendenti, procedura non più consentita dal luglio 2018.


Minimarket senza licena per alcolici e con carne e pesce avariati

In un minimarket in via De Amicis, gestito da un nigeriano, i militari hanno, invece, sequestrato 530 bottiglie di alcolici in vendita senza la licenza per poterle commercializzare e 250 chili di carne e pesce andati a male, come certificato dai funzionari dell’Usl.


Sequestri anche nei negozi di abbigliamento

Sul versante dei negozi la Finanza ha sequestrato 13.400 articoli, tra capi di vestiario, articoli di ferramenta e bigiotteria, per oltre 20mila euro. La merce in vendita era senza le minime informazioni per certificare la qualità e l’origine.

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