messina,-lo-“sceriffo”-cateno-de-luca:-«io-sparito?-no,-sono-rimasto-per-60-giorni-accanto-a-mio-padre»

Sarà un caso ma, come un navigato mattatore delle scene, dopo due mesi di (forzata) assenza, ecco rientrare nel suo ufficio al Comune di Messina il sindaco meno amato in tanti palazzi romani, Cateno De Luca, proprio mentre il Sole 24 ore lo incorona in testa alla classifica per gradimento dei sindaci italiani. Al secondo posto sui 105 colleghi di città capoluogo di provincia. Dopo Antonio Decaro, il sindaco di Bari. Ex aequo con Giorgio Gori, primo cittadino di Bergamo, la provincia più colpita dal virus. Lo stesso virus che ha trasformato De Luca in uno sceriffo pronto a «scatenare» perfino droni parlanti per inseguire chi violava la quarantena. Con una irruenza poi rovesciata sul ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che lo ha denunciato mentre Palazzo Chigi annullava una delibera di De Luca sull’attraversamento dello Stretto. Scintilla di una querelle approdata al Tar e perfino al Quirinale, con strascico giudiziario e incriminazione per vilipendio di De Luca in Procura.

«Figlio per necessità»

Un groviglio di accuse e controaccuse con De Luca dai primi di giugno improvvisamente spartito da una Messina divisa fra voci e chiacchiere locali che hanno lasciato ipotizzare perfino un periodo di disintossicazione. Un sospetto di «dipendenza» che fa sorridere De Luca, pronto a rilanciare con dirette Facebook, conferenze stampa e sfide dirette anche ai consiglieri comunali di opposizione «senza alcun timore di eventuali mozioni di sfiducia». Ed eccolo, soddisfatto della classifica: «Vuol dire che le buone azioni vengono premiate. E che la gente ha anche capito la verità. Non sono “sparito”, ma sono rimasto per 60 giorni accanto a mio padre che, appena compiuti i suoi 80 anni, è caduto, inchiodato fra letto e sedia a rotelle con una forte depressione, la stessa di mia madre. E io mi sono ritrovato nei panni di “figlio per necessità”. Un periodo straordinario. Facendo quello che non avevo mai fatto in 48 anni di vita. Dedicandomi ai miei genitori. Con la gioia di vedere mio padre stamane finalmente alzarsi da solo dalla sedia a rotelle. Sperando di restituirlo alle stampelle. Stando ancora accanto a lui la mattina e la sera nella loro casa di Fiumedinisi, ricominciando a lavorare sodo per tutto il giorno a Messina, come non ho mai smesso di fare via computer, ovviamente senza sniffare perché non l’ho mai fatto nella mia vita, ben lontana da droghe e simili porcherie».

Denuncia per lesa maestà

De Luca lo sa che l’incoronazione del Sole 24 ore stupirà molti e se ne compiace, infierendo: «Penso soprattutto alla protagonista della mia denuncia per lesa maestà». Ovvio il riferimento alla ministra Lamorgese. Ma non solo, perché parla anche di Procura e Quirinale: «Mi hanno incriminato dopo che io avevo osato impugnare il decreto del capo dello Stato che recepiva la decisione della presidenza del Consiglio di annullare la mia ordinanza del 5 aprile su controlli e accessi via traghetto. Dicono che per me è pronta una sanzione pecuniaria fino a 5 mila euro. No, non ci sto. Io voglio il processo per confrontarmi in tribunale con il ministro sulle mancate disposizioni, sul rischio salute dei miei concittadini».

«Non amo i sondaggi»

Gli stessi concittadini ai quali dedica la «corona» della classifica, ma con una precisazione perché si ritiene soddisfatto «con cautela»: «Non sono innamorato di classifiche e sondaggi. Chi opera in funzione di questi parametri sbaglia. Non puoi governare partendo dal presupposto che devi fare quello che piace alla gente. È il contrario. Importante è agire. E, se c’è da prendere un provvedimento impopolare, lo prendo. Gli effetti positivi si vedono dopo. Infatti, dove ho governato sono ancora amato da quel popolo che può a volte avere ritenuto le mie scelte impopolari».

6 luglio 2020 (modifica il 6 luglio 2020 | 17:23)

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