messina,-de-luca:-«il-sito-funziona»-poi-attacca-il-ministro-lamorgese

È partita oggi la contestata piattaforma voluta dal sindaco di Messina, Cateno De Luca. Su 229 persone trasportate da due traghetti e un aliscafo, «solo» il 10,4 per cento non avevano richiesto l’autorizzazione preventiva. A questi ultimi è stata data assistenza tecnica per compilare la scheda tramite applicazione web. I numeri li ha forniti dal primo cittadino che ha imposto a «chiunque intende fare ingresso in Sicilia attraverso il Porto di Messina» l’obbligo di registrarsi, almeno 48 ore prima della partenza, su un portale (www.sipassaacondizione.comune.messina.it) dove bisogna fornire una serie di dati personali, la località di provenienza e quella di destinazione e i motivi dello spostamento e bisogna poi «attendere il rilascio da parte del Comune di Messina del nulla osta allo spostamento». «Sono assolutamente soddisfatto della risposta fornita dai passeggeri alla piattaforma on-line “Si passa a condizione che” — dice De Luca — perché alla prima verifica pratica ha dimostrato di essere uno strumento agile ed efficiente. L’altissimo tasso di registrazioni già nella prima mattina di utilizzo, pari all’86,6% per i passaggi auto e all’89,6% per i passaggi a piedi, dimostra in modo evidente che lo strumento adottato è funzionale e consente di eseguire con estrema velocità i controlli allo sbarco; è sufficiente riscontrare il numero di registrazione fornito dal passeggero per verificare sulla banca dati l’idoneità al passaggio. Si tratta dunque di una misura che non incide in alcun modo sulla libertà di spostamento delle persone ma solo sulla modalità di esecuzione dei controlli che, in tal modo, sono più veloci, più sicuri e consentono anche di ottimizzare le risorse umane da impiegare nei controlli. Noi — conclude — in tempo reale siamo stati nelle condizioni di fornire ai siciliani i dati effettivi del transito sullo Stretto, oltre alla tipologia di viaggiatori. Tutti i sindaci sono stati informati degli spostamenti di tali viaggiatori, i quali stanno raggiungendo i rispettivi comuni di destinazione per l’obbligo dell’autoisolamento».

Il parere del Consiglio di Stato

L’ordinanza, però, non è piaciuta al Viminale che ha chiesto lumi sulla legalità al Consiglio di Stato. Ieri la prima sezione ha dato, con la massima urgenza, parere favorevole sulla proposta del ministero dell’Interno di annullare, in via straordinaria, l’ordinanza del 5 aprile con cui il sindaco di Messina, Cateno De Luca, ha imposto — da oggi 8 e sino al 13 aprile — l’obbligo di registrarsi, almeno 48 ore prima su un sito Internet a «chiunque intende fare ingresso in Sicilia attraverso il Porto di Messina, sia che viaggi a piedi sia che viaggi a bordo di un qualsiasi mezzo di trasporto». Al parere «seguirà deliberazione del Consiglio dei ministri che dovrà essere recepita con decreto del presidente della Repubblica».

Il parere

Per il Viminale, l’ordinanza del sindaco De Luca «presenterebbe molteplici profili di illegittimità e, oltre a esorbitare dal potere provvedimentale attribuito al sindaco e a denunciare un evidente contrasto con le misure emergenziali statali» e finirebbe per ledere «diritti costituzionalmente sanciti» invadendo «per diversi aspetti, settori che la Costituzione assegna alla potestà legislativa statale esclusiva». In dettaglio, il primo cittadino non potrebbe limitare gli spostamenti perché «compete al Governo centrale un ruolo di vigilanza affinché le misure a tutela della salute adottate dagli enti territoriali non limitino arbitrariamente i diritti fondamentali dei cittadini, tra cui la libertà di movimento la quale, come noto, è tutelata dall’articolo 16 della Costituzione in base a una riserva di legge di natura rinforzata». Il Consiglio di Stato ha concordato sulla possibilità del Viminale di annullarla. «L’istituto dell’annullamento straordinario a tutela dell’unità dell’ordinamento evidenzia oggi una sua rinnovata attualità e rilevanza — scrivono i giudici amministrativi — proprio a fronte di fenomeni di dimensione globale quali l’attuale emergenza sanitaria da pandemia che affligge il Paese, al fine di garantire il razionale equilibrio tra i poteri dello Stato e tra questi e le autonomie territoriali». I giudici amministrativi vanno oltre: «È autoevidente, senza che occorra al riguardo aggiungere particolari motivazioni, che è del tutto inconfigurabile, nel vigente ordinamento giuridico, un potere del Sindaco di un Comune di dettare norme che possano trovare applicazione ed avere efficacia obbligante al di fuori del perimetro della propria circoscrizione territoriale né può ammettersi che un simile effetto, del tutto abnorme, possa essere comunque conseguito in via indiretta, in ragione del fatto che, per ragioni fisiche e geografiche o legate alla concreta configurazione attuale delle infrastrutture e delle reti di comunicazione, sia necessario un qualche attraversamento del territorio comunale da parte di persone provenienti da altre aree territoriali e dirette verso altri comuni di destinazione». Il Consiglio di Stato è molto duro nelle sue motivazioni: «Soprattutto l’ordinanza in questione, nella parte in cui introduce, senza alcuna base di legge, un potere comunale di previa autorizzazione all’ingresso e al transito sul territorio comunale, si pone in contrasto diretto ed evidente con la libertà personale e la libertà di circolazione previste dalla Costituzione, articoli 13 e 16».

La reazione

Ma De Luca non ci sta e passa al contrattacco: «Abbiamo appreso dalle agenzie di stampa che domani ci sarà la riunione del Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi ove verrà discussa la richiesta di annullamento della mia ordinanza che obbliga chi attraversa lo Stretto a registrarsi 48 ore prima sulla banca dati on line. Prima di deliberare in merito chiediamo di attendere la memoria difensiva che stiamo preparando in nottata, per consentire allo stesso Consiglio un esame integrato della nostra Ordinanza con quelle, di contenuto analogo, emanate da altre Regione ed Enti Locali, per le quali non risulta sia stato avviato il procedimento straordinario dell’annullamento, adoperando un incomprensibile metro di giudizio sperequativo a danno del diritto alla salute dei Siciliani e che ci porta a ritenere che si stia attuando nei confronti del Sindaco di Messina una inutile e dannosa persecuzione. Ritengo che sia una forzatura nei tempi e nei modi la richiesta e il rilascio del parere del Consiglio di Stato — conclude il sindaco della città peloritana — anche in relazione a quella che è la posizione del ministro dell’Interno, che proprio dal medesimo Consiglio risulta essere in aspettativa da settembre 2019. Mi permetto dunque di nutrire i miei dubbi anche in relazione ai modi con i quali è stata formulata la richiesta ed alla inconsueta celerità con la quale il parere è stato rilasciato».

I sindaci contrari

Alcuni sindaci siciliani però non erano d’accordo con l’ordinanza di De Luca. Ultimo in ordine di tempo era stato quello di Milazzo, grosso centro a mezzora da Messina, che ha scritto al «collega» chiedendo di modificare il suo provvedimento perché l’obbligo di informare i comuni di arrivo «introduce oneri a carico di altre amministrazioni non previsti da alcuna norma e, quindi in maniera del tutto irrituale, spiega effetti al di fuori del Comune di Messina».

La replica

De Luca non ci sta e contrattacca.«Mi vogliono ammazzare: fate prima ad avviare il provvedimento per revocarmi da sindaco — si è sfogato su Facebook il primo cittadino — Ma sono io veramente quello che rispetta questa fascia tricolore e la bandiera italiana, non voi che la continuate a prendere in giro con leggi farlocche senza curarvi degli effetti. Vi siete dimostrati dilettanti allo sbaraglio. Io non mi piego e non abbasso la testa: è un delitto di Stato». Il primo cittadino non ci sta e non intende revocare l’0rdinanza: «rimane valida». «Per revocarla serve una procedura burocratica con una delibera del Consiglio dei Ministri — spiega Cateno De Luca — e poi la validazione da parte del capo dello Stato. È assurdo che il Ministero si occupi di denunciarmi, chiedere pareri alla magistratura, costringendola a riunirsi in 24 ore, per tentare di farmi fuori, al posto di monitorare gli sbarchi abusivi che subiamo da settimane al costo di garantire la salute dei nostri cittadini. Non ci fermiamo, verificheremo la possibilità di fare ricorso, io continuerò a fare rispettare l’ordinanza con la mia polizia municipale, fino a quando non ci sarà il provvedimento finale».

I primi controlli

Alle 6 di stamattina, De Luca si era recato in Porto per presenziare al primo giorno di controlli della polizia locale che hanno verificato se i passeggeri che sbarcavano dai traghetti erano registrati o meno al portale del Comune. Sono sbarcate 23 auto: 17 mezzi di visitatori e sei di pendolari e sono state fornite tutte le destinazioni. I 77 passeggeri a piedi erano, invece, tutti pendolari.

8 aprile 2020 (modifica il 9 aprile 2020 | 00:06)

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