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«Ogni decisione sulle risorse» che arriveranno dall’Europa «sarà condivisa doverosamente con il Parlamento». Lo dice il premier Giuseppe Conte, parlando al question time alla Camera, confermando che il governo italiano punta ad arrivare al prossimo Consiglio europeo con un accordo complessivo che faccia salve le proposte della Commissione Ue e l’ammontare complessivo, 750 miliardi, dei prestiti o dei finanziamenti a fondo perduto per gli Stati membri.

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«In queste ore il governo sta conducendo un’intensa attività diplomatica per garantire una risposta Ue adeguata», dice Conte. «Ne ho parlato in questi giorni con il premier Rutte e la cancelliera Merkel: da parte italiana resta l’obiettivo di un’intesa rapida che mantenga l’ambizione di partenza. Il risultato finale non dovrà discostarsi dalla proposta della commissione quanto a volume e modalità», ha aggiunto il premier.

Ma Contre sgancia anche il dibattito politico attuale sul Mes, sui fondi europei per le spese sanitarie dirette e indirette, dalle scelte complessive di politica fiscale o economica del governo. «A settembre l’Italia presenterà un `Recovery plan´ senza sprechi delle risorse che arriveranno dall’Unione europea. E non vi è alcuna connessione tra una eventuale decisione di usare le linee di credito del Mes, relative alle spese sanitarie, e le scelte generali di politica di bilancio relative alla spesa pubblica e alla tassazione».

Poi entra anche nelle pieghe del negoziato europeo in corso in questi giorni. Sul Quadro Finanziario Pluriennale «abbiamo già detto di ritenere anacronistici i «rebates» (gli sconti che usano i Paesi che usano meno di fondi europei). Sappiamo che per alcuni Stati sono importanti ma vogliamo ritenere che questa stessa sensibilità venga mantenuta da questi Stati membri rispetto al piano Next Generation Ue». Un intervento è anche dedicato alla scuola, che «e’ tornata al centro dell’azione di governo e sara’ al centro degli investimenti che andremo a proporre all’Europa nel Recovery plan».

Se temo una risoluzione sul Mes già in occasione delle comunicazioni di luglio prima del Consiglio Ue? «Io non temo mai una risoluzione parlamentare», ha sottolineato Conte rispondendo ai cronisti a Montecitorio. E sui tempi ha precisato: «Ora siamo concentrati sul Recovery Fund. Avremo un negoziato, frattanto avremo i conti della Ragioneria dello stato. Il percorso poi prevede poi l’approdo in parlamento» della decisione sui fondi Ue. «Questo non è attendismo, è chiarezza».

Il premier ha anche parlato di tasse: il taglio del cuneo fiscale diventerà «strutturale», ha detto Conte. «Questo governo sta lavorando a un’ampia riforma della tassazione per avere un fisco equo e trasparente. Riforma che non si può attuare nel giro di pochi giorni o settimane. Punti chiave saranno la semplificazione e le scelte fiscali che dovranno supportare la riconversione economica». Il taglio dell’Iva invece «è un’ipotesi, non abbiamo ancora deciso sul punto. La stiamo valutando. Nessuna decisione è ancora presa». Mentre la strategia per ridurre il contante e per promuovere i pagamenti elettronici è già una realtà: «I tetti sul contante sono in linea con il resto d’Europa, o a volte inferiori. Detto questo stiamo lavorando sui micropagamenti: pensiamo a a un protocollo volontario con le banche per contenere i costi delle carte. Un obiettivo non facile da conseguire, tenuto conto del numero dei soggetti e la loro natura internazionale».

Anche la scuola è tra le priorità del governo. In vista dell’apertura delle scuole a settembre «dovremo arrivare, si stima, a un incremento di 50mila unità tra docenti e personale Ata», dice Conte, sottolineando che «il dl rilancio istituisce un fondo per la riapertura delle scuole, igienizzazione e acquisto apparati. Sulle scuole paritarie lo stesso dl prevede risorse, a tutela degli studenti che frequentano queste scuole nel rispetto del dettato costituzionale». «Le scuole non saranno lasciate sole- ha ribadito come la ministra Lucia Azzolina in mattinata – massima priorità sarà data alla didattica nei confronti degli alunni con disabilità. La scuola è tornata al centro del dibattito pubblico e sarà al centro degli investimenti che proporremo all’Europa nell’ambito del recovery plan».

1 luglio 2020 (modifica il 1 luglio 2020 | 17:10)

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