Memoria: il dovere di non dimenticare

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Quando i testimoni diretti di certe atrocità muoiono, non ci lasciano davvero per sempre. Resta in noi vivo il ricordo e si rinnova un obbligo morale ed etico: quello della memoria, del ricordare.

All’età di 95 anni è morto Edo Fiano uno degli ultimi sopravvissuti all’orrore nazista, come Liliana Segre,  e al campo di concentramento di Auschwitz.

L’esperienza terribile della guerra, la deportazione, lo sterminio di milioni di persone innocenti – donne, uomini e bambini – ha lasciato il segno nell’esistenza di queste persone. L’ingresso ad Auschwitz significava venir spogliati di ogni cosa. I nazisti cercavano di cancellare ogni traccia d’umanità da quei corpi già prosciugati da fame, sete e stenti.

Essere sopravvissuti a quell’inferno ha dato loro un nuovo scopo: testimoniare, raccontare cosa è accaduto, spiegare quel che ha significato per bambine e bambini, assistere inermi allo sterminio delle proprie famiglie, crescere orfani, portarsi dietro e dentro l’orrore che si è visto.

Per noi che siamo nati e cresciuti in tempo di pace in Europa, tutto questo è storia. Per troppe persone addirittura qualche cosa di remoto, come possono essere la rivoluzione francese o le crociate. Eppure, lo si dimentica, queste atrocità sono accadute nemmeno un secolo fa. Sono parte della storia di ciascuna e ciascuno di noi.

Chi ha avuto la fortuna di conoscere i propri nonni o le proprie nonne, lo sa. Mia nonna ha 92 anni e il ricordo delle baionette dei nazisti e dei fascisti è vivido nella sua memoria. Così come il ricordo della colonna di fumo che saliva da Sant’Anna di Stazzema, dove centinaia di persone furono trucidate e arse.

Mia nonna perse una parente, rimasta impressa nella memoria collettiva, come quella donna che armata di una sola ciabatta, salvò la vita al figlioletto, sacrificando la sua. E perse conoscenti, amiche e amici… Mi raccontava sempre, con gli occhi persi nel vuoto, quelle immagini che le ritornavano alla mente, quando camminando “per le piane”, scappando dai rastrellamenti e dalle bombe, vedeva i corpi impiccati col filo spinato. Quei ricordi scorrevano ogni volta come immagini rapide, flash di memoria. Poi sospirava. E cambiava discorso.

Per me – per noi – cresciuti con questi forti legami di comunità e di memoria, quella storia è viva. Così come lo è per chi, come Edo Fiano o Liliana Segre, quell’orrore lo ha avuto impresso nella carne. Grazie al loro coraggio, alla loro energia, alla convinzione di dover “testimoniare” affinché l’orrore non abbia a ripetersi, anche le storie di chi da quei campi d’inferno non è mai uscito, sono sopravvissute.

La morte di Edo Fiano è una ferita per tutta la nostra collettività. Quando muore un testimone diretto, si perde definitivamente qualche cosa. Ma ciò che hanno testimoniato resta con noi. Deve restare con noi. Sono semi piantati nella speranza che germoglino e diano altri frutti. Che siano un ciclo di memoria, racconto, e commozione.

Per me è un dovere morale non lasciar morire il ricordo. Lo sento nelle ossa e nel sangue: portare avanti la loro storia, sempre. Ho avuto il privilegio di incontrare diversi superstiti agli orrori nazi-fascisti, nel corso della mia vita, tra cui Liliana Segre. Non ho mai incontrato Edo Fiano, un grande rammarico. Ma voglio ricordarlo in queste righe e rinnovare un impegno e una promessa che ho fatto a me stesso, che ho ripetuto a Liliana Segre, ossia di continuare ad impegnarmi attivamente, con quel che posso, affinché i fascismi, l’odio, la discriminazione e la violenza siano combattuti e si spera presto definitivamente sconfitti.

Ricordo, impegno e passione: un dovere etico e morale, per salvare il futuro.