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Madame Electricitè, la scalata silenziosa in Italia della regina francese degli interruttori

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Imprese

di Mario Gerevini07 lug 2020

Madame Electricité, la scalata silenziosa in Italia della regina francese degli interruttori

Marie-Cristine Coisne-Roquette
Marie-Cristine Coisne-Roquette

Guardatevi intorno, in casa o in ufficio o per strada, è molto probabile che troviate qualcosa che viene da Madame Electricité. È una signora francese di 62 anni che fattura 24 miliardi di euro vendendo materiale elettrico ad artigiani, installatori, aziende. Però nessuno la conosce, nemmeno chi va in negozio oppure online ad acquistare uno dei suoi interruttori, trasformatori, quadri elettrici, cavi, pezzi di videocitofono, antenne o un altro dei 350 mila diversi articoli in catalogo. Non li produce, li distribuisce: è una grossista

Gigante sconosciuto

La sua azienda di famiglia, anche questa pressoché sconosciuta, è come 6 volte la Fininvest di Berlusconi, il doppio dei Benetton e come Ferrovie e Poste Italiane messe insieme. Ha un’incredibile e costante progressione dei ricavi che crescono di un miliardo all’anno: erano 7,7 nel 2005, 12,8 nel 2008, 22,4 nel 2018 e oltre 24 oggi. Non è e non è mai stata quotata in Borsa. Non pubblica i bilanci. Tra i suoi soci di minoranza fino a poco tempo fa c’erano i proprietari dei supermercati Auchan e di Decathlon. In Italia dalla prima acquisizione a Padova nel 1988 ha condotto una specie di Opa sotterranea, tutt’altro che ostile, sborsando centinaia di milioni per arrivare oggi ad attività stimabili – secondo le ultimissime informazioni – in oltre 1,5 miliardi di ricavi. Come minimo perché poi non è così facile ricostruire dovendo passare, ça va sans dire, per la solita interposizione societaria olandese, come vedremo. Con l’ultimo colpo, in Veneto, ha portato a casa 225 milioni di fatturato.

Presentazioni

Passiamo alle presentazioni. Lei, Madame Electricitè, si chiama Marie-Christine Coisne-Roquette. È un vulcano di idee – dicono – veloce nel prendere decisioni, inarrestabile nel motivare manager e dipendenti. Il gruppo di cui è presidente e amministratore delegato si chiama Sonepar, seconda società privata francese dopo Auchan. La sede a Parigi è all’interno di un’elegante palazzina tra la Banque Delubac e il ristorante Au Temps. Passerebbe del tutto inosservata se non ci fosse un insegna all’ingresso, tra le altre, che indica Sonepar. Come fosse un qualunque ufficio di commercialisti e non un gruppo con 48mila dipendenti in 48 Paesi. La società-cassaforte è una Sas, società per azioni semplificata, tipica struttura familiare. Famiglia ricca, ovviamente. Riservata e gelosa della privacy anche finanziaria. Alla leader del gruppo, e figlia del fondatore Henri Coisne, viene attribuito un patrimonio familiare di 4,8 miliardi. I suoi soci in Sonepar si chiamavano Mulliez la cui holding, Association Familiale Mulliez (oltre 600 membri) controlla grandi catene al dettaglio come Auchan, Decathlon e Leroy Merlin. Famiglie di altissimo rango imprenditoriale in una Francia che fa sistema con le grandi dinastie, basti pensare agli Arnault di Lvmh, ai Pinault di Kering, o i Dumas di Hermes e i Bettencourt di L’Orèal. Secondo fonti vicine a Sonepar, i Mulliez sarebbero usciti dal gruppo a fine 2019. E’ un’operazione di una certa rilevanza trattandosi di una quota del 15% circa in un gruppo da 24 miliardi di fatturato e in grande salute. Chi ha comprato? La famiglia Coisne? Un nuovo investitore? A che prezzo? Nulla è trapelato, finora, nemmeno sulla stampa francese.

Campagna d’Italia

La sede della Elettroveneta di Padova, gruppo Sonepar
La sede della Elettroveneta di Padova, gruppo Sonepar

Con questi azionisti e con risultati industriali in grado di autofinanziare gran parte della crescita, Sonepar può fare a meno di andare a caccia di capitali in Borsa. E così ha più tempo per andare a caccia di aziende. In Italia ha cominciato nel 1988 con l’acquisizione della padovana Elettroingross, un nome che sintetizza il business del gruppo. Il quartier generale italiano si insedia fin da subito a Padova. E da lì parte lo shopping. Le ultimissime acquisizioni sono quelle della Demo in Piemonte e dell’Elettroveneta ancora a Padova, dopo quelle della Imep in Toscana e della Sacchi. Proprio la Sacchi è quella del salto di qualità perché l’azienda brianzola della famiglia omonima ha portato in dote ai parigini quasi mezzo miliardo di giro d’affari. È una di quelle operazioni (2018) che, per quanto rilevanti, avvengono nei segmenti professionali e meno in vista del mercato. Ne hanno parlato quasi esclusivamente i media del settore: ElettricoMagazine, Automazione Plus, Ferrutensil.com e così via. Sta di fatto che nel 2013 Sonepar Italia, ora guidata dall’amministratore delegato Sergio Novello, fatturava 412 milioni e oggi il triplo. Più di 100 milioni all’anno di crescita.

Ombrello olandese

In realtà non esiste un consolidato italiano e quindi bisogna andare un po’ a spanne. Una nota dell’azienda sul consuntivo 2019 afferma che il fatturato aggregato è stato di 850 milioni ma probabilmente è stata tenuta fuori la Sacchi. Non esiste un consolidato italiano perché tutte le attività di casa nostra sono sotto l’ombrello dell’immancabile holding olandese che si chiama Otra nv. Ma la caratteristica peculiare del gruppo, l’imprinting che ha dato la presidente è quello della libertà e autonomia lasciata alle aziende acquisite. Marchi e manager spesso sono rimasti inalterati ma inseriti in un network che ha funzionato come effetto moltiplicatore del business.

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