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Ma quale sovranismo, la lista di Toscano è piena di comunisti




Roma, 27 ago – Francesco Toscano, tramite il suo programma su YouTube,  ha fatto il “controcanto” al potere andando a sbugiardare le fake news dei media mainstream, sollevando forti critiche agli abusi sulle libertà civili e al governo Draghi che ha blindato il green pass e imposto politiche restrittive.

Tra gli invitati alle sue trasmissioni, figurano personalità di varia estrazione ideologica, dal giornalista comunista Fulvio Grimaldi a Enzo Pennetta, fino a Francesco Lemendola e Alexander Dugin. Il programma, almeno apparentemente, recuperava i temi cari a certo “sovranismo” e al tradizionalismo cristiano.

Tuttavia, all’ascoltatore più attento, non saranno sfuggiti certi riferimenti di Toscano a quel canovaccio usurato “massoneria-mafia-P2-neofascisti” e il richiamo “al patriottismo costituzionale”. Tant’è che quando il giornalista di Gioia Tauro ha deciso di scendere in politica, ha svelato l’inganno del suo “terzoposizionismo” farlocco e ha decisamene virato a sinistra. Infatti, Ancora Italia ha deciso di allearsi solo con altre formazioni di sinistra che hanno categoricamente posto un veto ideologico a persone provenienti dal mondo della “destra antisistema”, rivelando l’anima dichiaratamente antifascista del movimento.

La lista di Toscano? Piena di comunisti e compagni falliti

Ma vediamo di dare un’occhiata ad alcuni personaggi nelle liste di quella che è nei fatti una operazione di riciclo di politici falliti di sinistra, in cerca di nuovo collocamento, ovvero Italia Sovrana e Popolare, sigla elettorale nata dall’unione di Ancora Italia di Toscano e Partito Comunista di Rizzo.

L’ex magistrato Antonio Ingroia che oggi critica la deriva della magistratura e denuncia scandali come quello Palamara, ma che é stato un giustizialista e un manettaro ossessivo, completamente schierato dalla parte di quel sistema che perorava l’uso della scure giudiziaria contro nemici politici. Il suo impegno politico da ex magistrato di sinistra (nel 2011 ad un Congresso dei Comunisti italiani, dichiara: “Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni, ma io confesso che non mi sento del tutto imparziale. Anzi, mi sento partigiano, sono un partigiano della Costituzione”), prosegue verso tutte le cause che distinguono la sinistra rosè: dai matrimoni Lgbt alle adozioni gay. Per carità di patria e per esigenze di sintesi, sorvoliamo sui suoi guai giudiziari avuti durante le nomine ricevute dall’ex governatore della Sicilia, Crocetta.

Secondo Toscano quindi, la riforma della Giustizia, da lui tanto criticata durante le sue trasmissioni, dovrebbe avvenire con Tonino Ingroia, auguri.

Marco Rizzo, uno stalinista duro e puro, che nel ’98 fonda insieme a Cossutta il Partito dei Comunisti Italiani, nato dalla scissione con Bertinotti (Rifondazione Comunista), e voluto per non ritirare il sostegno al governo Prodi. Rizzo è in maggioranza nei governi Prodi e con D’Alema, svenditori del patrimonio pubblico, che oggi il compagno “smemorato”, dice di voler difendere dall’assalto del capitalismo finanziario e dalle multinazionali.

Non solo, il compagno Rizzo che un giorno sì e l’altro pure tuona contro il filoatlantismo di tutto l’arco parlamentare, da Letta a Salvini, rimase nella maggioranza del Governo D’Alema senza muovere un dito quando la Nato scarica bombe su Belgrado per oltre 90 giorni.

Negli ultimi tempi Rizzo prova a rifarsi una verginità e sostiene che i diritti civili siano temi di una sinistra arcobaleno, che ha sostituito i diritti sociali con i diritti cosmetici. I temi devono tornare ad essere quelli del lavoro e delle condizioni di vita dignitose. Quando però c’è da mettere sotto accusa Salvini  ministro dell’Interno, non ha dubbi: la lotta allo ius soli è solo un tema caro alla destra per raccattare qualche voto, altro che sostituzione etnica e mano d’opera a basso costo. Le Ong e i trafficanti di esseri umani ringraziano. Miserabili infine, sono le posizioni negazioniste del comunista torinese sulle Foibe, che egli derubrica a giuste ritorsioni di guerra.

Curioso poi sapere, come Toscano, con tale formazione, vorrebbe combattere “la società del controllo” e del green pass, quando Rizzo ha come modelli Stalin e la Cina comunista. Da ossequioso credente del materialismo scientifico, Rizzo in una intervista a La7 ha dichiarato il suo favore alla vaccinazione obbligatoria, qualora fosse provato che i vaccinati non diffondano il virus. Posizioni agli antipodi da quelle di Toscano, dato che lui e suoi ospiti hanno denunciato continuamente gli affetti avversi del vaccino e si sono presi l’accusa di essere “no vax”, come una medaglia al valore.

Nelle liste di Italia Sovrana e Popolare, compaiono anche compagini minori come Patria Socialista di Igor Camilli, favorevole allo ius soli, al modello cinese, ai vaccini obbligatori e contro i complottisti no vax, tutti fascio-leghisti. In un post pubblicato del 6 agosto 2021 su Facebook, dopo il solito sermone contro il capitalismo che impone il green pass, troviamo: “In tutti i paesi del mondo, in primis quelli socialisti, hanno affermato che il vaccino può essere uno strumento per sconfiggere questo virus o quanto meno arginarlo”, concludendo che l’importante è salvaguardare la propria salute e di chi ci è a fianco”. Venti giorni dopo, in un post del 26 agosto 2021, Patria Socialista scrive che il “green pass per come è stato pensato e per come viene usato, alimenta le deliranti tesi complottiste del sedicente movimento NO VAX che ha in seno il seme del fascismo e dell’individualismo”.

Che dire, c’è ne già abbastanza per qualificare questa coalizione come una sorta di “patto stalinista” con tinte rosè. Lo stesso Toscano si candidò alla Camera nel 2018 con “Lista del Popolo per la Costituzione” fondata da Ingroia e Giulietto Chiesa. Avessero almeno evitato di chiamare nelle trasmissioni alcuni personaggi vicini al mondo identitario, l’operazione sarebbe stata chiara sin dall’inizio e molti non ci sarebbero cascati.

L’impossibilità di certe sintesi politiche

L’esperienza del fallimento del M5S non ha insegnato nulla: tale partito è infatti nato come costola eretica del Pd e ha assunto la funzione di “gate keeper” per recuperare i voti persi dal fratello maggiore, e raccattare anche voti dai delusi del centro destra. I tentativi di superamento delle rispettive ortodossie ideologiche sono sempre venuti da una destra eretica. Oggi, si ripete in maniera meno cruenta quella divisione basata sull’antifascismo, che è lo stesso stigma demonizzante usato dal Partito Democratico e dal sistema “liberal-capitalista” in generale.

Come sottolineato anche da Francesco Borgonovo in un editoriale sul Primato Nazionale mensile, è un errore usare l’antifascismo di potere per dividere il fronte del dissenso. Finanche il filosofo marxista Diego Fusaro lo ha capito perfettamente è ha stigmatizzato in un’intervista la fallacia dell’utilizzo di simboli politici divisivi come la stella rossa. Gli elettori del mondo identitario aprano dunque gli occhi su chi si appiattisce sulla retorica dell’antifascismo per rivangare le solite divisioni ideologiche.

Antonio Terrenzio

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