Lo Stato pseudo-imprenditore e la mafia pronta a mettere le mani sul vaccino

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Il governo c’è? Non c’è? Si triplica il Conte? È crisi? Domande legittime nella confusione più esasperata di un tossico incrocio di grave crisi economica, molto sociale, disastrosamente sanitaria e ambientale. Ormai l’intervento pubblico domina i vari decreti ristori e la stampella sopra tutte di aziende decotte come Ilva e Alitalia. Un’emorragia di spesa pubblica per difendere redditi e occupazione ma senza obiettivi, senza strumenti così da segnare per l’ennesima volta l’interventismo pubblico come incapace di ridistribuire ricchezza, innovazione tecnologica e sociale con prospettive degradate di largizione a pioggia di danaro dei cittadini.

Prima e dopo le trasmissioni televisive e gli articoli dei giornali sulla sanità vengono a galla paradossi di smantellamento della salute pubblica con una organizzazione accentrata con decentramenti regionali territoriali dismissioni sotto controllo politico. La pandemia ha messo in luce amministrazioni con tecnici incapaci di progettare, appaltare, controllare, generalisti piuttosto che tecnici competenti. Ci troviamo così in mano a complicatori detti commissari o comitati tecnici, procedure in deroga con digitalizzazione ritardata, banchi con rotelle improbabili quanto inutili e costosissimi, arredi scolastici come monoposto ancora assolutamente usabili buttati in discarica, ricostruzioni di ponti e strade in cui il Tar farà sicuramente le sue verifiche poiché lo Stato imprenditore con questo debole governo è chiaro a tutti noi è incompetente-se non dannoso- sia nell’erogazione di servizi compresi le telecomunicazioni, i trasporti, le infrastrutture,il welfare, la rete delle imprese. E c’è da preoccuparsi molto ancora di più oggi quando in una terra italiana già provata dal malaffare mafioso, “con la diffusione dei vaccini la criminalità aumenterà drasticamente”: lo ha detto Juergen Stock, alla guida della Criminalpol.

Il vaccino è l’oro liquido del 2021, la cosa più preziosa da distribuire il prossimo anno e la mafia e le altre organizzazioni criminali sono già preparate e anche la nostra polizia di Stato è allertata. Niente programma di intervento certo, solo una molesta litania contro la burocrazia quando sono stati i burocrati politici che nel 2000 hanno messo mano malamente al Titolo V della Costituzione spensieratamente irresponsabilmente creando un coacervo di poteri decentrati in cui a nome per conto di un abuso dello Stato non si sono dettate regole chiare né tantomeno si sono fatte rispettare con un ingessa mento della modernizzazione dei cervelli e una diatriba perenne sulle competenze tra Stato ed Enti locali. Così nell’era della globalizzazione il pubblico dovrebbe guidare il sistema produttivo per trasformarsi per essere più competitivo nei mercati internazionali ma di fronte ad un governo che porta avanti una politica del ricorso massiccio al debito e dunque una politica di bilancio ultra espansiva rischiamo di monetizzare il debito e le banche centrali arriveranno a bloccare liquidità nei mercati e a non poter più sostenere né i debiti sovrani né i debiti privati.

E se Alitalia e Ilva si dice siano sostenute anche dalle risorse del famoso Next Generation Eu Plan si dice una non verità poiché l’accesso e l’uso dei fondi non contemplano l’intervento a sostegno di imprese pubbliche con relative contenziosi con la Commissione Europea. Una rinnovata capacità di Stato regolatore e controllore potrebbe significare un severo ma concreto effetto di sistema dell’intervento pubblico diretto nell’economia e nella sanità ,coordinata a livello internazionale che lo legittima con maggiore integrazione dei mercati senza eccessivo rientro dei mercati internazionali con ottica protezionistica; uno Stato competente che sostiene le aziende private che non le sottopone a condizioni politiche per lasciarle così operare e investire mettendole in grado di non scoraggiarsi né loro né gli investitori internazionali. Sostenere la salute e i redditi delle famiglie e i ricavi delle imprese significa avere anche un progetto industriale che contempli una politica industriale capace di rilanciare l’economia. Significa avere un governo e una classe dirigente competente con una selezione adeguata e la loro responsabilizzazione poiché continuare a obbedire a logiche politiche e non a scegliere il management per capacità gestionali ci si trova nelle crisi che stiamo vivendo oggi con maggiore intensità e sotto smacco della pandemia. In buona sostanza una programmazione di politica industriale e un cambio di passo significa identificare gli strumenti con cui uno Stato interviene a fianco dell’impresa privata come controllore pubblico o partecipato assicurando l’efficacia del suo intervento e non inglobandone l’operatività e la funzionalità e proteggendo solo l’occupabilità ma anche rilanciandone lo sviluppo economico e oggi ancora di più la salute.