Lo scudo di Arcuri, il cavillo contenuto nel decreto Cura Italia che lo rende intoccabile

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 L’Italia della Pandemia è una Italia che si rivela ancora di più nella sua condizione di subalternità. Subalternità nei confronti dell’Europa, del potere giocato dalle multinazionali e dalle grandi aziende di Big Pharma. Ma non solo: anche dentro casa “i panni sono sporchi”. 

La Repubblica, dando la notizia riguardante le indagini aperte dalla Corte dei Conti sulle spese folli per l’acquisto delle siringhe, affronta una delle tematiche più calde di questo periodo. Fin dall’inizio abbiamo visto il governo scaricare le proprie responsabilità delegando e affidando a numerosi tecnici e Task Force. 

I documenti secretati e la mancanza di trasparenza delle dinamiche accadute, hanno avvolto di mistero i cittadini che si sono visti “rinchiusi dentro casa” e privati delle libertà costituzionali. I danni economici causati dalle scelte di gestione del lockdown gravano oggi più che mai sulle spalle di famiglie e imprese. 

Se da una parte troviamo lavoratori e imprenditori che sono stati sbeffeggiati dai ridicoli sostegni/risarcimenti per le chiusure forzate, e che si trovano con l’acqua alla gola, dall’altra ci sono loro, che spendono “stando ad alcune ricostruzioni fino a 6 volte tanto” per delle siringhe e che hanno avuto la cortezza di cucire un paracadute legale per ripararsi da eventuali ‘danni collaterali’.

Di questo ne parla La Repubblica facendo appunto riferimento alle indagini portate avanti sulle forniture di mascherine, banchi e adesso anche siringhe: “la Corte dei Conti ha un potere limitato di controllo in questa situazione”.

Infatti, l’articolo 122, comma 8 -riferendosi ai “contratti relativi all’acquisto di beni” ritenuti idonei a far fronte all’emergenza”- recita che “tutti tali atti sono sottratti al controllo della Corte dei Conti, fatti salvi li obblighi di rendicontazione”.

Inoltre: “Per gli stessi atti la responsabilità contabile e amministrativa è comunque limitata ai soli casi in cui sia stato accertato il dolo del funzionario”. Si tratterebbe per i magistrati di uno “scudo che il governo avrebbe garantito al commissario con il decreto Cura Italia”; un “clamoroso paracadute, in grado di riservare al commissario un potere discrezionale pressoché assoluto”