L’Italia paralizzata dalla loro incapacità. Le decisioni su Natale, Capodanno, ristoranti e impianti sciistici

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Sarà un Natale all’insegna della “sobrietà e prudenza”. Questo il nuovo slogan che al ministro Speranza e a tutta la parte del governo rigorista, piace tanto ripetere.

Il governo ha deciso che con il nuovo Dpcm del 3 dicembre, in vigore fino all’epifania, “molte riaperture non ci saranno” e tendenzialmente, si legge tra le righe di affaritaliani.it, le “libertà saranno ancora limitate”.

Non sarà concesso agli italiani di rimettere in moto il Paese e, per scongiurare una nuova impennata del Virus, é previsto l’inserimento di ulteriori restrizioni.

L’unico obiettivo per l’arco temporale della catena delle festività natalizie? “Favorire i consumi”, ma come dicono loro “nel rispetto dei protocolli”, riferisce il Corriere della Sera, e “limitare le occasioni di socialità allargate”.

Ecco quindi che, a meno di ripensamenti in corsa, per bar ristoranti non è previsto alcun allentamento, non saranno aperti la sera; si parla di introduzione di “nuove strette” per le “zone gialle” e “arancioni” e di chiusura degli impianti sciistici in modo da prevenire le “consuete vacanze sulla neve”. Le tavolate non dovranno raggiungere un numero superiore ai 4 commensali.

È ancora da valutare l’orario di coprifuoco che verrà imposto. Con la possibilità di estendere durante il periodo prenatalizio l’orario di apertura delle attività commerciali fino alle ore 21 o 22, per non creare code lunghe e assembramenti, è possibile che il coprifuoco previsto sarà fino alle 23. Sicuramente saranno aboliti “feste e banchetti per celebrare l’arrivo del nuovo anno”.

“Gli spostamenti potranno avvenire solo se tutte le regioni andassero in zona gialla, ma in questo momento dobbiamo evitare quelli non necessari”, afferma il ministro Speranza.

Nelle prossime due settimane si continuerà a discutere su quale sarà la linea da adottare, per il momento i ‘comandamenti’ che arrivano con le super leggi indiscutibili dei Dpcm, sono questi.

Secondo loro la colpa è degli italiani che non sanno adotare comportamenti responsabili, ma se c’è una cosa che hanno saputo dimostrare è proprio questo.

La lista di problematiche di cui loro si sarebbero dovuti occupare, invece, non la tengono nemmeno in considerazione, eppure è molto lunga. Le responsabilità ben note. Collasso del sistema dei mezzi di trasporto, insufficiente numero di terapie intensive, insufficienti strutture ospedaliere, insufficiente personale medico sanitario…

Di certo sarà un duro colpo per il settore della ristorazione, per il turismo, per tutti i settori produttivi che sono andati incontro a un notevole calo di fatturato, senza un vero sostegno da parte dello Stato, e per gli italiani che per colpa delle incapacità del governo di gestire la situazione, devono fare i conti con le restrizioni e soprattutto con le conseguenze delle restrizioni imposte.