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L’Istat vede i primi segni di ripresa: l’effetto delle politiche sui redditi

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L’Istat vede a maggio «i primi segni di ripresa dei ritmi produttivi dopo le marcate contrazioni registrate a marzo e aprile» nella nota mensile sull’andamento dell’economia. «I dati su redditi, consumi e mercato del lavoro — si legge poi nel testo — sembrano riflettere gli effetti delle politiche di contrasto alla crisi segnando, nel primo trimestre, un calo del reddito disponibile delle famiglie nettamente meno ampio rispetto a quello del Pil nominale e un deciso aumento della propensione al risparmio». A maggio, rispetto ad aprile, l’Istat sottolinea che sono aumentate le esportazioni extra-Ue mentre «a giugno il miglioramento della fiducia appare generalizzato tra i settori economici».

L’istituto sottolinea la «significativa crescita congiunturale delle vendite al dettaglio, con un parziale recupero degli acquisti di prodotti non alimentari». «Prosegue invece – continua il testo – la progressiva erosione dell’occupazione, seppure a ritmi moderati, mentre aumentano congiunturalmente le ore lavorate e il numero di persone in cerca di lavoro». Per i prezzi al consumo – aggiunge l’Istat – si è confermata la fase deflativa iniziata a maggio. In direzione opposta si sono mossi i prezzi nell’eurozona, ampliando la distanza che separa l’inflazione italiana da quella dei principali partner europei».

L’Istat segnala però che oltre sei alberghi e ristoranti su dieci rischiano la chiusura entro un anno a seguito dell’emergenza Coronavirus mettendo in pericolo oltre 800 mila posti di lavoro. Ci sono fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza il 65,2% delle imprese di alloggio e ristorazione (19,6 miliardi di euro di valore aggiunto). A queste si aggiungono il 61,5% delle aziende dello sport, cultura e intrattenimento (con 3,4 miliardi di euro di valore aggiunto e circa 700 mila addetti).

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