l’intelligence-studia-la-pandemia-e-smonta-i-catastrofisti

Mentre un buon numero di esperti continua ad apparire incessantemente su tv e giornali per spiegare ai cittadini quanto sia ormai imminente la prossima apocalisse causata dalla pandemia di Covid-19, c’è chi, in silenzio e da dietro le quinte, usa una diversa chiave di lettura. L’intelligence italiana, in riferimento al contesto nazionale, ha infatti realizzato un dossier sull’evoluzione dei contagi basato su un particolare modello statistico.

Ebbene, secondo i servizi – stando a quanto riportato dal settimanale L’Espresso – la situazione nel nostro Paese sarebbe grave ma non gravissima, come invece vorrebbe dare da intendere qualche catastrofista. Sia chiaro: l’Italia, così come tutta l’Europa, sta attraversando una complessa emergenza sanitaria.

Nessuno deve minimizzare gli effetti del Sars-CoV-2 ma, al tempo stesso, nessuno dovrebbe terrorizzare il popolo, allarmandolo oltre misura in un periodo già fuori dall’ordinario. Serve un’informazione chiara, semplice, lineare. Spesso i bollettini quotidiani sui nuovi casi e sui decessi vengono forniti agli italiani senza alcuna chiave di lettura. E l’esito, quando ci troviamo di fronte a più di 10mila casi, è quello di creare un panico troppo spesso immotivato.

Il dossier dell’intelligence italiana

Rispetto all’estate i contagi sono saliti, è vero, ma non ha alcun senso fare confronti con la prima ondata. Stiamo parlando di due mondi completamente diversi e lo spiega, nel dettaglio, il suddetto report dell’intelligence nostrana. “Il 21 marzo – si legge – c’è stato il cosiddetto picco giornaliero di 6.656 casi individuati con 26mila tamponi, mentre il 10 ottobre ci sono stati 5.724 casi con oltre 130mila tamponi. Il valore assoluto dei casi rilevati non può essere un indicatore dell’andamento generale e non deve spingere ad esagerazioni“.

Questo numero, semmai, dovrebbe essere considerato in virtù dei tamponi effettuati che, tra l’altro, “stanno individuando moltissimi asintomatici”. Gli analisti si soffermano su un punto in particolare, ed è il perno attorno al quale ruota il ragionamento del dossier che non minimizza affatto la gravità della malattia da coronavirus ma la curva epidemiologica. Ovvero – citiamo sempre da L’Espresso – che gli elevati volumi di diffusione del contagio rappresentano il “sommerso di asintomatici di cui non ci siamo mai preoccupati nelle fasi precedenti, ma che era ipotizzabile fosse dieci volte superiore al numero dei casi accertati”.

Detto altrimenti, se oggi ci sono più casi è perché, rispetto alla scorsa primavera, siamo in grado di scavare più a fondo. In un primo momento, infatti, i tamponi venivano effettuati soltanto ad alcuni pazienti, i più gravi o tutt’al più quelli che presentavano sintomi. Adesso che il materiale non manca, il monitoraggio è più capillare e profondo. E sarebbe questo il motivo per cui emergerebbero così tanti nuovi pazienti infetti, molti dei quali, appunto, asintomatici.

Ridimensionare l’epidemia

Tutto questo è scritto nero su bianco su un dossier dell’intelligence italiana. Che prosegue nella sua analisi facendo notare come se a marzo le autorità sanitarie avessero effettuato 129mila tamponi, avrebbero probabilmente trovato almeno 30mila casi al giorno. Dunque, il fatto di avere tra le mani più casi al giorno non dovrebbe “destare troppe preoccupazioni” perché tutto ciò, pur considerando “un trend crescente dei casi globali”, sarebbe dovuto “all’aumento dei test giornalieri, che si attesta a circa 130mila tamponi”.

Scendendo nel dettaglio, valutando il rapporto tra tamponi effettuati e casi totali, lo scenario è preoccupante ma ancora gestibile. Il rapporto è in crescita dalla metà di luglio ma “non deve essere inteso come una ripresa preoccupante dell’epidemia” quanto la “conferma che il virus continua a circolare”. Attenzione però, perché è pur vero che “fino alla metà di luglio i contagi erano in diminuzione mentre successivamente sono ricominciati a salire, segno di una ripresa dell’epidemia”.

Se c’è una differenza rispetto alla prima ondata è che adesso i contagi si stanno diffondendo più rapidamente: “Il fattore di crescita sta aumentando e i casi crescono più rapidamente di giorno in giorno”. Ed è per questo motivo che il governo avrebbe varato misure più stringenti. Il cui effetto, concludono gli analisti dell’intelligence, “saranno apprezzabili non prima di dieci o dodici giorni”. Nel frattempo, è la previsione degli analisti, “i casi continueranno a crescere, visto l’elevato numero di tamponi effettuati”.

Le altre analisi

Quanto scritto nel report dell’intelligence italiana sembrerebbe essere in contrato con l’analisi effettuata dal ministero della Salute che, sul proprio sito, evidenzia come in Italia sia stata osservata un’accelerazione del “progressivo peggioramento” dell’epidemia, che si riflette “in un aggravio di lavoro sui servizi sanitari territoriali”. Non solo: a detta del Ministero, per la prima volta “si segnalano elementi di criticità elevata” relativi alla diffusione del virus nel Paese.

Tornando all’intelligence, e superando i confini italiani, notiamo come i servizi di vari Paesi avessero in realtà messo in guardia da tempo i rispettivi governi su possibili minacce collegate a pandemie o epidemie. Nessuno, ovviamente, era in grado di prevedere il Sars-CoV-2, anche se vari analisti avevano colto nel segno, individuando correttamente l’origine della futura minaccia. Negli Stati Uniti, quando il coronavirus stava iniziando a diffondersi in Cina, le agenzie di intelligence a gennaio e a febbraio fornirono una serie di rapporti sul pericolo rappresentato dal Covid-19. In quelle settimane, ha scritto il Washington Post, il presidente Donald Trump e il Congresso “sottovalutarono” la minaccia e “non presero azioni che avrebbero potuto rallentare la diffusione del patogeno”.

Simile la situazione nel Regno Unito, dove nessuna delle agenzie di sicurezza nazionali ha mai menzionato il rischio di una pandemia. Qualche anno fa il National Risk Register sottolineò tuttavia che, di fronte a una ipotetica influenza pandemica, metà della popolazione del Regno Unito avrebbe potuto potenzialmente infettarsi. Non solo: il rapporto aggiungeva che senza “interventi precoci o efficaci per affrontare una pandemia”, ci sarebbero state “significative perturbazioni sociali ed economiche, minacce significative per la continuità dei servizi essenziali”.

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