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L’incompatibilità tra figure ordinistiche apicali e direzione infermieristica aziendale.

Torniamo a parlare di incompatibilità tra rappresentanti ordinistici e direzione infermieristica di ASL e Aziende Ospedaliere o IRCCS.

Carissimo Direttore,

ogni infermiere ha la legittima aspettativa che l’attività di “governo” della professione (che spetta all’Ordine) si conformi ai princìpi di trasparenza e correttezza. Lo Stato delega all’Ordine professionale la funzione di tutela e rappresentanza della professione, nell’interesse degli iscritti e dei cittadini in genere.

In caso di conflitto di interesse, chi garantisce che le decisioni prese da quella persona (nella sua veste di Presidente dell’Ordine) siano ispirate al principio di tutela della categoria? E che non siano, invece, influenzate da aspettative di carriera? Che succede se il conflitto di interesse si ripercuote sul singolo infermiere (ad esempio: atti di mobbing)? L’infermiere non può rivolgersi al proprio Ordine, perché la persona responsabile dell’abuso siede, al contempo, ai vertici dell’Ordine.

Il 22 ottobre 2014, l’ANAC (l’Autorità Nazionale Anticorruzione) ha emanato la delibera n. 145/2014, che estende agli Ordini professionali le norme introdotte dalla “Legge Severino” e le regole sulla trasparenza: è stato previsto, così, il divieto di assegnare ruoli dirigenziali negli Ordini a chi ricopre o ha ricoperto altre cariche amministrative o politiche.

Detto questo, quindi, tutto risolto? Non proprio. In realtà, l’incompatibilità colpisce solo i direttori generali, i direttori sanitari e i direttori amministrativi delle aziende sanitarie. Tutte le altre figure sono libere di assumere incarichi negli Ordini: per queste figure (incluso il coordinatore infermieristico), il regime di incompatibilità non esiste.

Quali sono le conseguenze? Innanzitutto, un dirigente infermieristico può assumere una carica apicale in ambito ordinistico e prendere, così, decisioni in conflitto di interessi (cioè condizionate dai suoi rapporti quotidiani con colleghi, collaboratori e sottoposti): all’opposto, essere membro di un Ordine presuppone una posizione di terzietà e l’obbligo di agire solo nell’interesse della categoria nel suo complesso.

Si tratta di una situazione inaccettabile, a cui pensiamo debba essere posto rimedio subito.

È frustrante che nessuno, finora, si sia posto il problema di come gestire i conflitti di interesse all’interno dell’Ordine: senza un intervento deciso, gli interessi della categoria continueranno ad essere minacciati da situazioni opache, di cui il singolo infermiere (non sapendo a chi rivolgersi) rimane vittima.

Certo, l’Ordine professionale non ha i poteri per approvare norme efficaci a combattere il fenomeno: il compito spetta, piuttosto, al legislatore nazionale. Ecco perché il movimento “OrgogliosaMente Infermieri” intende sottoporre ad interrogazione parlamentare il quesito sui conflitti di interesse, proponendo soluzioni che rendano finalmente chiaro il principio di incompatibilità tra dirigente infermieristico e Presidente dell’Ordine.

L’Ordine professionale deve farsi portabandiera di questa proposta e spingere con decisione il Parlamento nella direzione giusta. Deve farlo adesso: il rinnovo della presidenza dell’Ordine è l’occasione per alzare l’attenzione di tutti sul mondo infermieristico. Solo così i singoli infermieri potranno avere la speranza di far sentire la propria voce. Se si perderà anche questa occasione, gli infermieri, i nostri colleghi, potrebbero non averne un’altra.

Dott.ssa M. Gabriella Scrimieri
Rappresentante del movimento “orgogliosaMenteinfermieri”

Tommaso Senni
Avvocato a Milano

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