Licenziamenti: “Il 20% delle aziende li farà al termine del blocco del 31 marzo”. L’allarme di Aidp

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Se il nuovo esecutivo di Mario Draghi non varerà una proroga, il prossimo 31 marzo terminerà il blocco dei licenziamenti. Questo vorrà dire che per migliaia di famiglie si aprirà una fase ancora più tragica di quella attuale. La perdita del posto di lavoro, in piena pandemia, con le garanzie statali che non sembrano essere adeguate e tempestive potrebbero far esplodere una questione sociale. La paura è legittima, perché secondo Aidp, l’associazione dei direttori del personale, “il 20% delle aziende potrebbe dare seguito ai licenziamenti previsti”, proprio appena sarà possibile effettuarli. (Continua a leggere dopo la foto)

L’indagine interna effettuata tra i propri associati per fare il punto previsionale su cosa accadrà allo scadere di tale data, ma anche sul tema della licenziabilità, è una finestra drammatica sulla realtà. Quella realtà che nei Palazzi si sono dimenticati come sia fatta. I dati forniti da Aidp, e ripresi da firstonline.info, dicono che “1 azienda su 5 tra quelle interpellate ha intenzione di licenziare, mentre il 24% circa non ha ancora maturato una decisione e una parte di loro ha dichiarato che dipende anche da eventuali misure a sostegno che verranno prese”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Il 9% proseguirà con la cassa integrazione mentre il 53,5% non ha in previsione nessun licenziamento. “Com’è facile profetizzare, alla fine del blocco dei licenziamenti, all’ultima data stabilita od altra successiva da definirsi eventualmente, l’argine normativo verrà meno e assisteremo ad un numero significativo di licenziamenti economici – spiega Isabella Covili Faggioli, Presidente Aidp a firstonline.info-. Dalla nostra indagine emerge un dato che potremmo definire ovvio. Una parte significativa delle nostre aziende sarà costretta ad avviare piani di ristrutturazione, soprattutto nei settori più colpiti dalle conseguenze dell’emergenza pandemica, tenuto conto del calo del Pil nel 2020 di circa il 9 per cento”. (Continua a leggere dopo la foto)

Permane, tuttavia, un’ampia fascia di incertezza sul da farsi e qui, probabilmente, molto dipenderà anche dalle scelte di politiche del lavoro e politiche economiche che il nuovo Governo metterà in campo. “Tra le misure di sostegno le aziende ritengono più utile per salvaguardare l’occupazione e per mantenere i livelli occupazionali, circa l’82% dei rispondenti ha indicato le misure di natura fiscale e previdenziale volte a ridurre il costo del lavoro”.

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