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Legge elettorale, Renzi: disposti a parlare. Contatti con Zingaretti

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Una partita difficile che si gioca su più piani: il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari che si tiene il 20-21 settembre, la nuova legge elettorale in senso proporzionale ancora in fase di decollo e sullo sfondo le elezioni Regionali. Un incrocio complicato che vede il Pd di Nicola Zingaretti reclamare il rispetto dei patti, cioè che si colleghi l’avvio dell’iter della legge elettorale con il sì al referendum. L’ago della bilancia è Italia Viva, che non ha ancora preso una posizione ufficiale. Ma fonti a lui vicine sostengono che Matteo Renzi sia pronto ad aprire a una soluzione positiva.

Via libera al testo base

Nei giorni scorsi ci sono stati contatti tra Zingaretti e l’ex premier. Secondo Renzi, il ragionamento portato avanti dal segretario dem è serio e ragionevole. Perché è vero che ltalia Viva è sempre stata a favore di un sistema maggioritario, ma se dovessero maturare le condizioni per una maggioranza ampia sulla legge elettorale, allora Renzi sarebbe pronto a confrontarsi. «Non vogliamo bloccare i lavori della Commissione — dice ai suoi il leader — Siamo disponibili a discutere del testo base, anche se sugli emendamenti in Aula è necessaria una discussione ampia che non potrà esaurirsi prima del voto». Voto su cui il segretario di Iv continua a scherzare, rievocando il suo (perso): «Non voglio più parlare di referendum per altri 70 anni».

Aperture non di poco conto per Zingaretti che, inaugurando la Festa provinciale dell’Unità a Bologna, spiega: «Stiamo costruendo le condizioni affinché i patti di governo vengano rispettati. Siamo persone perbene, che hanno mantenuto gli impegni. Ora tutta la maggioranza deve mantenerli. Quindi questa voglia anche della nostra base di costruire un processo riformatore per migliorare lo Stato e non accodarsi alla pulsione dell’antipolitica è corretto e giusto». Il segretario dem si è detto poi «fiducioso» e ha definito «positive» le parole di Di Maio che, intervistato dal Corriere, ha ribadito il sì all’accordo politico.

Le perplessità del gruppo

L’apertura di Renzi è ancora più forte se si considerano le forti perplessità del gruppo di Iv. Realisticamente, potrebbe accadere che il via libera non venga dato in Aula, ma solo sul testo base in Commissione alla Camera. Su quel testo, Italia Viva potrebbe astenersi, consentendo così di procedere. Il termine di scadenza degli emendamenti per l’Aula sarebbe posto soltanto dopo il 21 settembre. Questo consentirebbe di allargare la maggioranza a Forza Italia che, prima delle Regionali, di certo non potrebbe rompere il fronte con il centrodestra.

Rosato: prudenza sui tempi

Ettore Rosato spiega: «Sulle leggi elettorali suggerisco prudenza: correre non aiuta a trovare una soluzione condivisa». Quanto al merito: «Mi pare velleitario giustificare una riforma costituzionale subordinandola a una legge elettorale, che viene approvata con procedura ordinaria e può essere cambiata dopo sei mesi».

Luigi Marattin è possibilista sulla tattica, ma nella sostanza non condivide quasi nulla. Sul referendum, «credo che lasceremo libertà di voto, perché non si agisce sul vero problema, il bicameralismo perfetto. A me piacciono 600 parlamentari, ma li voglio in una Camera sola, quella dei deputati». Quanto, alla legge elettorale, «io resto coerente: sono per il maggioritario a doppio turno. E poi, davvero, non vedo il nesso causale con il referendum per il taglio dei parlamentari». Ancora più drastico Roberto Giachetti, che una posizione decisa: «Per me il proporzionale è una catastrofe. In Aula, comunque, sarà il Vietnam, una carneficina: ricordiamoci del tedeschellum del 2017, impallinato da 50 franchi tiratori del Pd». Quanto a subordinare la legge al referendum, «è un argomento ridicolo: in 10 anni abbiamo cambiato 5 leggi elettorali».

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27 agosto 2020 (modifica il 27 agosto 2020 | 21:54)

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