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Manovre in corso per preparare il rush finale. Lunedì nella sede del Milan insieme ai vertici rossoneri, il presidente Paolo Scaroni e l’a.d. Ivan Gazidis, c’erano il numero uno della Juve Andrea Agnelli e quello dell’Inter Steven Zhang ad assistere al «roadshow» organizzato con i rappresentanti dei fondi d’investimento pronti a iniettare miliardi nella serie A.

Era il primo di alcuni incontri di approfondimento con i club, la tabella di marcia è serrata: entro venerdì dovranno arrivare offerte vincolanti. Si attendono ritocchi al rialzo e leggere modifiche al menù. Ma la sostanza non cambierà: il 9 ottobre (con una finestra aperta fino al 12) il calcio italiano sarà chiamato a scegliere con quale partner portare avanti le trattative in esclusiva. Oppure se far saltare tutto, e tornare al «vecchio mondo» della gestione fai-da-te, che però nel frattempo è cambiato. In peggio.

La pandemia ha cancellato mezzo miliardo di ricavi, fra stadi chiusi e tagli degli sponsor. «Una cifra monstre per un’industria che dà lavoro a migliaia di persone, si rischia il collasso» denuncia Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega serie A. Con le incertezze legate alla riapertura degli impianti a un 25% dei tifosi — adesso ne entrano 1.000 — , i soldi delle tv, quelli di Amazon e Netflix, sono l’ancora di salvezza.

L’ingresso dei fondi di private equity darebbe risorse fondamentali ed energie da spendere sui mercati internazionali, dove il nostro pallone è carente. È quello che è stato ripetuto ieri a Casa Milan. La scelta si è ridotta a due cordate: Cvc con Advent e Fsi e l’altra di Bain Capital in collaborazione con Neuberger Berman che conta fra gli alleati anche gli spagnoli di Mediapro (con i quali la Lega ha un contenzioso aperto). E poi c’è Claudio Lotito che le sta provando tutte per sbarrare il portone ai private equity: l’ultima è un’associazione temporanea di impresa.

Ma torniamo al derby finanziario. Oltre alle cifre in ballo e alle modalità di pagamento, la differenza fra i due piani è profondissima. Cvc, al lavoro da 9 mesi sulla partnership, spinge per un’intesa industriale di almeno dieci anni, una formula che piace ai grandi club. Tagliando intermediari e riportando le competenze nella Media company (partecipata al 10% dal fondo) che sarà costituita per valorizzare i diritti tv e quelli commerciali. Sulla base dell’esperienza in F1 e MotoGp, e sull’esempio delle Leghe americane (Nba o Nfl) che hanno messo al centro il contenuto. Fra i nuovi spunti di riflessione l’importanza della serie B: il modello è quello spagnolo, dove convive con il campionato maggiore sotto lo stesso ombrello. Perché un «pacchetto unico» si vende meglio. Del resto Cvc ai tempi della F1 aveva acquistato anche le serie propedeutiche (F2 e F3) per arricchire l’offerta.

La proposta di Bain invece è più strettamente finanziaria. Con la parola magica «minimo garantito» che attrae alcuni presidenti, ma che presenta punti oscuri e scappatoie.

In questa partita la serie A si gioca il futuro.

28 settembre 2020 (modifica il 28 settembre 2020 | 23:23)

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