Le Storie vere di Sanpa, Loris di Bologna: era pazzesco e gli sarò grato per sempre, ma non per questo racconterò delle balle

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Loris è al lavoro, lo raggiungiamo nei minuti che può dedicarci, lavora in un negozio di vestiario a Bologna.

Ciao Loris, quanti anni hai e quando sei entrato a San Patrignano?

Ciao, ho 58 anni. Io sono stato un po’ un ribelle. Avevo già fatto un’altra comunità a Pistoia, ma ero tornato a casa e mi ero rincontrato con la mia donna che si faceva ancora. Sono entrato a San Patrignano nel 1989. 

Raccontaci quei giorni.

La prima volta venni giù insieme a mio padre. Vincenzo ti faceva aspettare all’entrata, dove c’era questa saletta. Quando sentì la mia storia, mi fece seguire non da una persona ma da due! Daniele e Worry, un altro ragazzo di Riccione. Mi mise in Fotolitografia. Sono stato quasi due anni lì. Ho sempre avuto un gran bel rapporto con Vincenzo. Se volevi parlare con lui, bastava che ti svegliavi prima al mattino e andavi giù al Canile o in Scuderia. Lo trovavi là. Era una persona che nei momenti che avevamo bisogno c’era, nei momenti più bui. Io ci ho sempre fatto delle grandi e belle chiacchierate. Quando è morto ci è arrivata questa giavellata. Io facevo la veglia, venne anche mio padre. Aveva cominciato a star male, se ne stava sempre in villa. Non lo vedevamo più. Quando morì la domanda di tutti era: ‘Ma di cosa è morto?’.

Di cosa pensavate fosse morto?

Sapevamo che prima aveva fatto un’operazione per l’accorciamento dell’intestino. Il Baffo era grosso. Cominciò a dimagrire, ed era dimagrito tanto. Poi cominciò a star male, e poi noi l’abbiamo visto direttamente nella bara. Ognuno dava le sue interpretazioni. Molti pensavano fosse morto per l’operazione che aveva fatto. Alla veglia era libera l’entrata. Vennero anche i miei. Fu aperta tutta la notte la camera ardente.

E poi? Cosa avete fatto dopo?

Ci fu il passaggio con Andrea (Andrea Muccioli, ndr). Lui si è trovato questo giavello sulle spalle. Ricordo benissimo che stavamo scendendo, eravamo io, Osvaldo, i ragazzi della Fotolito, Gabriele. Era morto Vincenzo, Andrea ci incrociò, ci guardò, si mise a piangere come un bambino: ‘Adesso cosa facciamo?’, e noi: ‘Non ti preoccupare, noi siamo una grande famiglia’. Ricordo che Andrea si chiuse a lungo in ufficio senza più parlare con i Settori. Ci fu un vuoto, poi me ne andai via, forse oggi sarei ancora a San Patrignano.

Quindi hai conosciuto bene Vincenzo?

Vincenzo era pazzesco. Penso che tutti sappiano del suo carisma, quando parlavi con lui ti guardava fisso negli occhi, ma fisso. Poi ti metteva a tuo agio in quattro e quattro otto, non si atteggiava. In mensa passavi e c’era Vincenzo al tavolo, erano misti i tavoli, lui era lì con dei ragazzi: ‘Ciao Loris come stai?’, non potevi non fermarti, e magari mangiavi con lui. ‘Dai vieni con me, andiamo a fare un giro, devo passare dal Canile!’, e tu coglievi l’occasione, lì eravamo più di mille persone, parlare con lui non era proprio semplice. Quando ti dava l’imbeccata coglievi il momento per farci quattro chiacchiere. Era una persona veramente speciale. Speciale davvero. 

Parlaci delle violenze a San Patrignano

Fai conto che San Patrignano era come una piccola società, con delle regole. C’erano magari un paio di settori dove c’erano persone che scappavano? Che combinavano casini? Che mettevano le mani addosso? Che si azzuffavano? Vincenzo sopportava una, due, tre volte e poi magari chiamava o Alfio o Franchino. La persona veniva mandata da loro e se ne stava lì per riordinarsi un po’ le idee quanto necessario. Dentro a quel settore noi potevamo immaginare cosa succedeva. Fondamentalmente, per noi non era niente di anormale. Giorgio, mio amico, Vincenzo l’ha chiuso in Piccionaia, ma Giorgio lo deve ringraziare, mi ha detto: ‘Io ero fuori di testa, se non mi metteva in Piccionaia io non ragionavo con la testa’. E così altre persone. Poi quando successe il fatto di Maranzano noi eravamo già continuamente attaccati dall’opinione pubblica. Anche prima. L’USL di Rimini ha provato in mille maniere ad appropriarsi di San Patrignano, e l’unica maniera era denigrare Vincenzo. Ma Vincenzo aveva le spalle grosse, c’era Gianmarco Moratti, c’era Letizia. Diversi politici venivano a farci visita. Ho visto Andreotti, Fini, politici di tutti i colori. Vincenzo è stato martoriato, già prima di Maranzano. Quella era una struttura già avviata, già organizzata, faceva gola. Ma non ci sono mai riusciti fortunatamente.

Hai visto la serie TV SanPa?

No non l’ho vista. Non ho Netflix purtroppo.

Nella serie parlano molti personaggi che forse conosci, tipo Walter Delogu

Si certo, lo conosco molto bene Walter, è il marito della Titti che era in Fotolito con me. Ricordo la bambina, quella che ora è in TV.

Cosa pensi della storia della cassetta registrata?

Vincenzo non era certo la persona da fare queste cose. Walter è stato l’autista di Vincenzo per un casino di anni. E Vincenzo quando andavano via lo faceva stare come un re. Walter non aveva problemi con Vincenzo. Avrà anche avuto i suoi motivi ma io non li capisco. Non ho visto la serie, ma Walter era culo e camicia con Vincenzo. Non ha mai parlato male di Vincenzo. Vincenzo gli ha dato tanto. Walter non faceva un programma terapeutico, era un signorino, Vincenzo lo vestiva anche. Andavano a fare trasmissioni in tv, andavano sempre in giro.

E gli altri?

Alfio Russo, di vista, parliamoci chiaro. I macellai erano un settore chiuso. Franchino della manutenzione non lo vedevi mai, solo quando Vincenzo lo chiamava e lo faceva venire a prendere gente che faceva casino. Alfio mangiava in macelleria, qualche volta venivano anche in mensa. Ogni tanto qualcuno qualche occhio nero ce l’aveva. Capitava che vedevi arrivare a tavola persone con un occhio pesto, sono onesto.

Perché avevano l’occhio pesto?

Be’ si vede che uno faceva casino e si beccava qualche cazzotto. Chi faceva casino erano personaggi particolari, mi dispiace dirlo. Io non ho avuto mai a che fare con Alfio e come me tante altre persone. Se finivi in macelleria, eri particolare.

Qualche esempio di persone particolari?

Eri particolare se  mettevi le mani addosso alle persone, se prendevi dei coltelli da tavola e li portavi via com’è successo, se volevi andare via e cominciavi a urlare a far casino. Poi potevano anche affidarti a uno di noi vecchi, che potevo essere io o qualche altro, e ci dicevano: ‘Portatelo con voi e vediamo tra una settimana che succede’. Io ho avuto per settimane della gente affianco, a tenerli lì, a parlargli, a cercare di fargli capire. Però questi non venivano mandati da Alfio o in Manutenzione. Lì ci andava solo chi era pericoloso per se stesso prima e poi per gli altri.

A distanza di anni cosa pensi di Vincenzo?

Io mi reputo una persona fortunata ad averlo conosciuto. A volte mi manca chiacchierare con lui, è stata una persona molto importante. Spero che si parli di lui in modo corretto, non come stanno facendo in tanti. Io ti ho spiegato che non erano tutte rose e fiori, io sono onesto. Ma da qui a dipingerla come un lager dove veniva chiusa la gente, be’ siamo lontani anni luce.

Ricordi quando andasti via?

Ricordo che alla fine scese dalla Jeep e mi fa: ‘Tu cosa cazzo vuoi fare?’, e io: ‘Ma non so, mi guardo intorno…’, e lui disse: ‘Vai giù da Albertone, fatti dare i soldi, stai a casa quanto vuoi, poi quando torni qua torna con il libretto di lavoro che ti assumo io!’. Vincenzo era pazzesco. E così ho fatto. Sono stato assunto 10 anni da Vincenzo. Dieci anni che hanno messo la parola fine a tutte le cagate della mia vita. Io devo solo ringraziare Vincenzo. Gli altri che avevano cercato di darmi una mano non c’erano riusciti. Il mio problema l’ho risolto, gli sarò grato per sempre, ma non per questo racconterò delle balle.

Grazie Loris.

Ciao ragazzi.

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