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Le manovre nel governo all’ombra del premier: a ottobre tutto sarà in gioco

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Cadono i tabù: dopo quello storico di Prodi con Berlusconi, c’è Di Maio che chiede udienza a Draghi. Un evento che segna la fine di un’era (breve) e non si sa se ne inizia un’altra. Il ministro degli Esteri, vistosi scoperto, ha tentato di derubricare l’appuntamento con l’ex presidente della Bce a incontro «istituzionale». Ma è è evidente che si tratti di una delle tante manovre di posizionamento all’ombra di un Conte sempre più debole, per quanto convinto che «non esistono alternative a questo governo». A parte il fatto che molti sono caduti in assenza di alternative, «tutti sanno — come spiega un autorevole dirigente grillino — che a ottobre può cambiare il vento». E il premier, che descrivono «nervoso», non ha accolto di buon grado la notizia di cui era all’oscuro.

È sempre così appena gli parlano del «banchiere», come lo definiscono in modo sprezzante a palazzo Chigi, dove dicono anche che ci metterebbero «un minuto» a costruirgli contro una narrativa «aggressiva». D’altronde c’è la prova dell’insofferenza di Conte verso Draghi, che non è stato invitato agli Stati generali e che — quando scrisse l’articolo sul Financial Times per un «cambio di passo» dell’Europa — non fu citato da Conte in Parlamento, nonostante il Pd lo avesse sollecitato. La verità è che l’ex numero uno di Francoforte — dal quale ultimamente c’è stata una processione di personalità — non se ne cura, e avrà sorriso nel leggere che lo staff di Di Maio — per cercare di placare il polverone — lo ha definito un «analista». Ecco, al termine dei colloqui con l’«analista», il titolare della Farnesina ha avuto un quadro della situazione, che per ora è migliore del previsto: la tempesta finanziaria durante l’emergenza sanitaria non c’è stata, grazie agli interventi della Bce. E al momento l’Italia galleggia. Ma Di Maio ora sa che la situazione potrebbe cambiare rapidamente a causa del progressivo deterioramento del quadro economico. E se per ottobre si teme una crisi sociale, per l’inizio del prossimo anno c’è il rischio di una possibile crisi finanziaria.

Nel frattempo il Mes è lì, e una forte necessità di cassa spinge il Tesoro a premere perché sia preso: non basterà l’ulteriore scostamento di bilancio che sarà chiesto al Parlamento. «Il giro di Conte in Europa — ammette un autorevole ministro — serve a evitare che sia solo l’Italia a usare il Fondo salva-stati». Entro inizio agosto, al premier toccherà dismettere l’abito dell’attendismo. Nell’attesa, chissà quali altre informazioni avrà assunto Di Maio, impegnato nel giro delle (antiche) sette chiese: compresa quella dell’«analista» D’Alema. Perché tutti ormai parlano con tutti, vecchie e nuove generazioni politiche discutono alla ricerca di una soluzione per il Paese. E anche per il Quirinale. Tanto a palazzo Chigi è tutto fermo. Non solo Ilva, Alitalia, Autostrade. La richiesta del fondo Sure, che serve a finanziare la cassa integrazione, pare sia bloccata per carenza di documentazione. Al Viminale, in attesa di un’intesa sui decreti Salvini, si monitora con preoccupazione il flusso di migranti: la rotta del mare è mediaticamente più spettacolare ma quella balcanica è più insidiosa, se — come racconta una fonte accreditata — ci sono «tensioni alla frontiera con la Slovenia». Esponenti di governo elencano poi allarmati «i ritardi sulla scuola e i trasporti pubblici locali» in vista dell’autunno. Ma niente. Anche sul rimpasto Conte prende tempo, incurante di quanti nel Pd (non tutti) gli fanno capire che «se lo fa adesso, lo fa lui. A ottobre non è detto».

A ottobre, cioè dopo le Regionali. E ci sarà un motivo se Franceschini nelle riunioni dice che «se a settembre perdiamo andiamo tutti a casa»: spinge perché l’alleanza di governo diventi alleanza anche sui territori. Nessuno ha interesse alla crisi, nessuno vuole le elezioni, ma «così il governo può cadere per un incidente». E nemmeno i «pieni poteri» salverebbero Conte. Il suo immobilismo ha esasperato Zingaretti: «Chi ha capito che bisogna muoversi sono Prodi e Berlusconi. Non è che alla fine il governo lo fanno loro?». In fondo, se il tabù è caduto…

10 luglio 2020 (modifica il 10 luglio 2020 | 23:02)

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