L’andamento lento del piano vaccinale

l’andamento-lento-del-piano-vaccinale

vaccino_0Un primo report sulla campagna di vaccinazione iniziata il 31 dicembre 2020 può servire a prevedere se si otterrà la copertura necessaria entro l’anno che, secondo Anthony Fauci e molti altri esperti, è il tempo minimo necessario per i paesi più avanzati mentre i meno avanzati, peccato per loro, sono ancora fuori tempo massimo.

Le cifre fornite da regioni e governo dicono quanto segue.

Fino a domenica 21 febbraio sono state distribuite quasi 4,7 milioni di dosi. Di queste, ne sono state inoculate 3,5 milioni pari al 74% circa. I vaccinati con doppia passata sono 1,33 milioni.


I più efficienti a spendere il tesoretto sono i piccoli (Val d’Aosta e Bolzano oltre il 90%) con l’eccezione notevole della Toscana (84%). La meno efficiente è la Calabria con sei dosi iniettate su dieci disponibili.

Al contrario del governo Draghi nei vaccini prevalgono nettamente le donne. Sono 2,16 milioni circa contro 1,29 milioni di maschi.

In quanto alle fasce di età, la più coperta è fra 50 e 59 anni (820 mila), seguita dai 40-49 anni (636 mila), dai 30-39 anni (507 mila) e dai 60-69 anni (501 mila). Ottantenni e ultranovantenni, i più colpiti dai decessi, sono molto indietro a quota 505 mila. Solo in Lombardia ci sono 726 mila over 80.

E veniamo appunto alla Lombardia. La scorsa settimana l’assessora Letizia Brichetto Moratti ha cacciato su due piedi il dg regionale del Welfare Trivelli e lo ha sostituito, in piena campagna vaccinale, con il veneto Pavesi, che in Lombardia non ha mai lavorato. Il predecessore Giulio Gallera ha sottolineato, con un certo buon senso, che forse non era il momento adatto.

Ma per un’imprenditrice come Brichetto Moratti l’importante è avere la propria squadra di fedelissimi. Quanto al resto, ipsa dixit, non c’è fretta.

Di sicuro i risultati mirabolanti promessi da lei, dal presidente di giunta Fontana e dal superconsulente Bertolaso sembrano sempre più difficili da raggiungere. La media nazionale è di 70 mila vaccini al giorno. In Lombardia, dove sono arrivati a promettere 157 mila dosi quotidiane, la media quotidiana è di poco superiore a 11 mila vaccini con 774 mila dosi rese disponibili finora.

Se non si accelera il ritmo in maniera sostanziale, i 6,6 milioni di lombardi vaccinati entro giugno sono un’illusione.

I ritardi riguardano la fornitura delle dosi e le difficoltà di trovare spazi adatti. L’accordo con quarantamila medici di base per la somministrazione negli ambulatori è una cosa positiva ma comporta problemi di distanziamento visto che gli ambulatori, di norma, sono semplici abitazioni con spazi risicati e non sono attrezzati ad affrontare emergenze allergologiche serie.

Le primule, i padiglioni circolari per le vaccinazioni disegnati dall’architetto Boeri, sono sfiorite sul più bello. Il supercommissario Domenico Arcuri, confermato ma ridimensionato da Draghi, ha pubblicato il bando per costruirle con scadenza al 3 febbraio. Le società si sono iscritte ma l’assegnazione non c’è stata e si dubita che ci sarà mai.

Insomma al netto di una fase di rodaggio, si poteva partire meglio anche senza ottenere i risultati dei primi della classe come Gran Bretagna o Israele. Soprattutto sul fronte degli over 80 va ricordato che ogni giorno sfruttato male tende a incidere sul livello di letalità. Non si vorrebbe dare ragione a Vincenzo De Luca quando dice che di questo passo ci vorranno due o tre anni.

Un’altra causa di ritardo potenziale è che i malati non si possono vaccinare e che una nuova ondata di contagi può pregiudicare la campagna di immunizzazione. Si spera non accada, come non c’è stato il temuto effetto-influenza, sostanzialmente sparita dagli ambulatori medici quest’anno grazie al distanziamento.


Se accadrà, la causa principale è una politica bizzarra di chiusure-riaperture che ha cancellato le festività natalizie e permesso il Carnevale, ha bloccato gli spostamenti tra regioni ma ha consentito ai vicini francesi di riempire i ristoranti liguri per San Valentino.

PS A proposito dei paesi meno avanzati che vedono i vaccini con il telescopio c’è voluto l’intervento di un vecchio socialista portoghese, il segretario dell’Onu António Guterres, passato per la rivoluzione dei garofani del 1974. Guterres ha lanciato un monito(r): vacciniamo anche i poveri.

Dovrebbe essere semplice. Basta usare i criteri e la rete del traffico d’armi. Tutti immuni in poche settimane.