La via verso il Conte Ter è ancora in salita. Parla Lina Palmerini

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“Il tentativo del presidente della Camera dovrebbe consentire l’avvicinamento tra le posizioni dei partiti ma ciò non significa che conduca al Conte Ter”. Parola di Lina Palmerini, firma e notista politica del Sole 24 Ore

La strada verso il Conte Ter non è affatto in discesa. Anzi, vista la situazione di stallo che si registra tra le forze politiche dell’ormai quasi ex maggioranza giallorossa, si potrebbe persino dire che appaia ancora in salita. Ne è convinta la firma e notista politica del Sole 24 Ore Lina Palmerini secondo la quale non si può certo ritenere scontato che il mandato esplorativo affidato a Roberto Fico si concluda con un nuovo incarico a Giuseppe Conte. “Il tentativo del presidente della Camera dovrebbe consentire l’avvicinamento tra le posizioni dei partiti ma ciò non significa che conduca al Conte Ter”, ha affermato Palmerini in questa conversazione con Formiche.net nella quale ha anche sottolineato come “dal punto di vista del metodo la scelta di Sergio Mattarella sia dipesa dalla volontà di non irrigidire le parti su un’unica soluzione ma di favorirla”. Oltre alla procedura però, c’è poi, soprattutto, il piano politico, come ha ricordato la stessa Palmerini.

Quali sono le ragioni che a suo avviso rendono ancora così stretta la via verso un nuovo incarico a Conte?

Sono numerose, a partire da quelle che riguardano Matteo Renzi, per il quale, con Conte di nuovo a Palazzo Chigi, sarebbe molto difficile giustificare questa crisi di governo. Questa è la difficoltà che si trova di fronte il leader di Italia Viva.

E il Partito democratico?

E’ nella condizione di non poter più subire la rotta imposta da Renzi, il quale nel bene e nel male è stato il vero artefice di tutta questa vicenda politica. Sin dall’inizio, dall’agosto del 2019, quando volle l’alleanza con i cinquestelle e addirittura la conferma di Conte alla guida del governo. Lo stesso Renzi che qualche settimana fa ha deciso di aprire la crisi. Il Pd non può più rimanere a guardare, deve trovare un suo ruolo in questi due o tre giorni di mandato esplorativo a Fico, anche e soprattutto nei rapporti con il leader di Italia Viva.

Per non parlare dei cinquestelle, giusto?

A causa di questa crisi il Movimento 5 stelle rischia di perdere l’ala più identitaria e ortodossa. Ormai l’unica bandiera che gli è rimasta è Conte, difficile che possano accettare di ammainarla.

Palmerini, dunque a suo avviso l’accidentato percorso verso il Conte Ter potrebbe passare solo da un incisivo rimescolamento della squadra di governo?

L’ideale per Renzi sarebbe la discontinuità a Palazzo Chigi, che spiegherebbe il motivo della crisi. Ciò detto, credo che comunque chiederebbe quantomeno il cambio di alcuni dei ministri simbolo di questa stagione. Penso ad Alfonso Bonafede, a Lucia Azzolina e anche a Roberto Gualtieri. Un avvicendamento profondo nel quale si inseriscono i cinquestelle, che devono difendere Conte, e il Pd, che deve difendere il suo ruolo.

Davvero un rebus difficile da sciogliere, considerata anche la prospettiva del possibile partito di Conte che, secondo il sondaggio Winpoll citato dal professor Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore, riuscirebbe addirittura, in caso di urne, a raccogliere più voti di Pd e M5s. Come potrebbe incidere questo scenario sulla crisi in corso?

Iniziamo con il dire che lo stesso professor D’Alimonte ha avvisato di prendere con le pinze questi sondaggi in quanto estremamente volatili e legati al momento, all’emotività di questa fase. In questa situazione Conte potrebbe essere al 16% dei consensi per lo sconcerto delle persone, che non stanno capendo il motivo della crisi. Detto questo, il tema politico evidentemente si pone.

E non è proprio irrilevante, vero?

Se il Conte Ter non si materializzasse, il Pd e i cinquestelle si troverebbero di fronte un nuovo partito, appunto quello dell’attuale premier, in grado di pescare a piene mani nel loro spazio politico. Per questa ragione credo che l’opzione delle elezioni sia da considerare l’ultimissima spiaggia, fossi in loro, anzi, la escluderei del tutto.

E quindi?

E quindi penso che, nel caso in cui fallisse il mandato esplorativo di Fico, sia più probabile che si possa andare verso l’ipotesi di un governo istituzionale magari allargato alle forze di opposizione che hanno già fatto intendere di essere disponibili, ad esempio Forza Italia e i centristi. D’altronde, se Conte si presentasse con il suo nuovo partito alle urne per il Pd e il movimento il colpo sarebbe doppio: non solo perderebbero le elezioni ma pure l’elettorato. Rinuncerebbero al governo e subirebbero contemporaneamente una drastica riduzione dei loro consensi in virtù della presenza della lista del presidente del consiglio.

Palmerini ma in tutto questo l’emergenza sanitaria ed economica, secondo lei, come insistono sulla crisi politica? Siamo in una fase cruciale, basti pensare al piano per il Recovery Fund da presentare a Bruxelles

Siamo tutti ipnotizzati dal gioco politico-tattico di queste settimane, ma poi ci sono i problemi concreti che spingono e che alla fine si imporranno. Appunto, nel momento in cui dovesse fallire questo tentativo, sul tavolo cosa rimarrebbe? Innanzitutto il decreto ristori che è ancora bloccato. Parliamo di 32 miliardi di euro fermi. E poi c’è il Recovery fund da completare.

Appunto, quanto ci possiamo permettere di indugiare nella crisi politica, anche di fronte all’Europa, in un momento così decisivo?

Il termine del 30 aprile non è perentorio, però siamo molto indietro: non dico che siamo all’anno zero ma quasi. Non aver ancora deciso la cabina di regia e la governance del Recovery Fund in qualche modo fa perdere anche senso alla lista di progetti che è stata stilata. Si tratta di un nodo politico di cui sicuramente si parlerà in questi giorni in cui verrà verificata l’ipotesi del Conte Ter.

In questo contesto, Palmerini, c’è un ruolo che Mario Draghi potrebbe essere chiamato a svolgere? Si dice che in queste ore abbia sentito il presidente della Repubblica Mattarella

Non so se la telefonata tra Draghi e Mattarella ci sia stata, mi pare però che sia nelle cose. Non c’è motivo per cui il presidente della Repubblica non dovrebbe confrontarsi con una delle figure di maggior spicco in Italia e in Europa. Al di là di un futuro governo ci sta che si parlino. Però la vera domanda secondo me è un’altra: i partiti lo vorrebbero un governo Draghi? Difficile, perché tutte le forze politiche conterebbero di meno, ci sarebbe l’ex presidente della Banca centrale europea a guidare, con tutta la sua autorevolezza e competenza.