La storia di Apollonia, Infermiera in Somalia: “ho lasciato parte del mio cuore laggiù e aiutato tanti a guarire”.

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Oggi raccontiamo la storia di Apollonia De Vita, Infermiera specialista in Wound Care, e della sua esperienza assistenziale in Somalia con la Croce Rossa.

Sono trascorsi 28 anni dal mio rientro in Italia dalla Somalia e ancora oggi rivivo le stesse emozioni di allora. Era il 26 Dicembre del 1993 quando fui chiamata dalla Croce Rossa di Catanzaro in quanto in quel periodo lavoravo come infermiera di ruolo all’ospedale di Serra San Bruno in Calabria. Ero diplomata come infermiera volontaria e fui precettata per la Somalia.

Mi ricordo ancora quel giorno della mia partenza. Mi recai a Roma per prelevare i documenti necessari per il viaggio. In base al mio curriculum fui assegnata all’ultima postazione del contingente Italiano. Con l’aereo arrivammo a Mogadiscio. Da Mogadiscio ci trasferimmo con un altro volo a Bulo Burti. Appena atterrammo durante l’apertura del portellone dell’ aereo fummo accolti con una sparatoria, ma i militari Italiani con i mezzi ci trasferirono alla base Italiana. Una volta sistemati in un container ci organizzammo per il giorno dopo.

Pustule cutanee.
Pustule cutanee.

Con i mezzi Militari il giorno dopo raggiungemmo l’ambulatorio di Bulo Burti. Tale ambulatorio riceveva dagli 80 a 150 pazienti al giorno. Venivano trattati casi di bronchiti, broncopolmoniti, gastroenteriti, traumatologie da guerra (ferite da arma da fuoco e da taglio), infezioni da tetano e da tubercolosi, ipovitaminosi, sifilide, dolori addominali e pelvici, cistiti e cistouretriti imputabili alla pratica locale della sutura in giovane età delle grandi labbra dell’ apparato genitale dell’ insufficiente igiene durante il periodo mestruale. Oltre a prestare servizio in questo ambulatorio mi recavo nei vari villaggi per svolgere la mia attività professionale.

Circoncisione eseguita male.
Circoncisione eseguita male.

I giorni trascorsi in questa città mi hanno dato la possibilità di vedere una realtà completamente diversa dalla nostra. Mi hanno insegnato a sopravvivere e ad adattarmi ad uno stile di vita completamente diverso dalla nostra civiltà. Ho affrontato situazioni difficili e disperati. Si recavano in questo ambulatorio diverse persone con svariate complicanze. Quello che mi ha colpito di più sono state le medicazioni che eseguivo alle bambine con le infibulazioni e ai bambini con le circoincisioni.

Una profonda lesione cutanea.
Una profonda lesione cutanea.

L’infibulazione è una pratica di mutilazione dei genitali femminili, che viene eseguita per ragioni socio-culturali. Tale forma di mutilazione consiste nella chiusura completa dell’ostio vulvare e dell’asportazione del clitoride. La sutura che viene fatta a seguito dell’intervento, lascia aperto solo un piccolo foro, per consentire alla donna di urinare e di far fuoriuscire il sangue mestruale. Una volta terminato questo atto, segue la cauterizzazione e la sutura della vulva mediante lo spago oppure l’infissione di spine o spilli. Successivamente le gambe delle donne vengono legate insieme e restano tali per circa un mese, in maniera tale da favorire la guarigione della ferita.

Ferite cutanee su bambino.
Ferite cutanee su bambino.

Nel trattamento delle lesioni il sistema di medicazione consisteva nell’ applicare i coperchi delle lattine arroventi sulla cute rispettando la filosofia dello stregone la quale sosteneva che “il dolore scacciava il dolore”. Un altro sistema di medicazione consisteva nell’ applicare un impasto con terra e sangue di cammello prelevato da una vena . Ciò determinava l’insorgenza delle infezioni. Una semplice varicella si trasformava in qualcosa di eclatante perché a causa dell’ applicazione di questo preparato effettuato dall’anziano del villaggio, si infettavano le pustole. Nelle ferite più profonde come quelle provocate dalle armi da fuoco, le mosche depositavano le uova.

Questa esperienza mi ha fatto porre dei dubbi su quello che avevo fatto in questo paese. Infatti, confrontai la nostra realtà con la cultura di Bulo Burti. Tanto è vero che decisi di dedicarmi con passione al trattamento delle lesioni attraverso un percorso di studio di Wound Care.

Sicuramente non avrei mai potuto applicare le medicazioni avanzate in questa cultura. Ma ciò mi ha permesso di comprendere l’ importanza della gestione delle lesioni ,applicando non solo medicazioni avanzate studiate da evidenze scientifiche, ma soprattutto attraverso l’uso di una corretta igiene e adeguata alimentazione da parte del paziente.

Ciò mi ha spinto anche a mentire, violando la cultura religiosa del popolo, facendo in modo che i pazienti debilitati si nutrissero di impasti di wurstel macinati con uova, formaggio, pane, in modo tale da nascondere l’ odore e il sapore del maiale riferendo così a tali pazienti che fosse vitello.

Inoltre, ho potuto constatare che nei paesi poveri sei completamente da sola con la tua professione ad affrontare e combattere la sofferenza, la povertà, in cambio di un sorriso, di una carezza, cosa che non accade purtroppo in Italia.

Da ciò si evince che il vero povero ha una dignità tale da non chiederti nulla.

Apollonia De Vita, Infermiera Wound Care

Alla stesura del servizio ha collaborato la collega Monica Cardellicchio, Infermiera esperta nella gestione delle lesioni cutanee.

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