La sinistra che demonizza l’avversario politico non riesce più ad ascoltare gli elettori

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Gli insulti ignobili nei confronti di Giorgia Meloni certificano – ancora una volta – l’atteggiamento spocchioso di una certa sinistra.

Si badi bene: le indifendibili parole di Gozzini e degli altri docenti nei confronti della leader di Fratelli d’Italia non solo mostrano la presunzione di dare patenti di legittimazione a chi non sia allineato al “politicamente corretto”, ma mettono in luce anche il disprezzo di una certa sinistra nei confronti dell’elettorato di destra.

Se Giorgia Meloni è “una rana, una vacca ed una scrofa”, di conseguenza, il 15 per cento degli italiani che la sostengono è composto da analfabeti di andata e di ritorno, da “deplorables”, come si permise Hilary Clinton di definire i sostenitori di Donald Trump nel 2016.

Questa super casta di sinistra con pretese di infallibilità è la sconfitta della sinistra stessa. La sua presunzione di sapere ex ante cosa sia accettabile e rispettabile e cosa sia invece politicamente scorretto, su tutto e tutti, le impedisce di prendere in considerazione le esigenze dei ceti popolari e di sintonizzarsi con essi. 

Piaccia o meno, Matteo Salvini ha portato la Lega dal 4 al 25 per cento in pochi anni, mentre Giorgia Meloni ha fondato un partito che oggi rappresenta, secondo i sondaggi, il 16 per cento. Insieme, dunque, e, rappresentano il 40 per centro dell’elettorato italiano.

Il voto popolare rimane ad oggi – almeno in un sistema democratico – la prima e più importante patente di legittimazione che i leader politici devono possedere. Non serve il via libera di una ristretta casta che cerca di demonizzare l’avversario politico del momento con le spregevoli etichette di “negazionista” o “razzista”.

Un consiglio (non richiesto) alla sinistra potrebbe essere quello di spostare le proprie telecamere sui cittadini, in particolare ricominciare a contrapporsi alla destra sul piano dei contenuti e delle ricette politiche, scendere dal piedistallo e tornare ad ascoltare i lavoratori, uscire dai salotti dove si leggono solo Marx e Gramsci ed aprirsi al mondo, comprendendo le ragioni degli elettori pur non condividendone l’agenda politica.

Finché il martello dei “radical chic” sarà solamente quello del disprezzo, lo strumento di vendetta dei cittadini sarà il voto, scegliendo proprio coloro – ieri i 5 Stelle, oggi Lega e Fratelli d’Italia – allergici ad una certa sinistra arrogante e spocchiosa.