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La ricetta di Luxuria contro l'astensionismo: “Cambiare registri divisi per genere: mette i trans in difficoltà”




Roma, 26 set — Vladimir Luxuria vive in un universo parallelo: si trova sempre in Italia, ma è un Paese dove circa 19 milioni di persone sono trans o non binarie e non si sono recate a votare a causa della suddivisione in due generi (maschile e femminile) nelle file dei seggi. La difficoltà di dichiarare di non appartenere al genere biologico avrebbe provocato nella popolazione una «forma di astensionismo indotto» tanto da convincere molti a stare a casa. Si tratta, forse, di qualche centinaia di persone in tutta Italia, ma l’ex parlamentare e attivista ne parla come se fossero milioni.

Luxuria e l’astensionismo indotto dei trans e non binari

«Ci sono persone che in attesa della modifica dei documenti — ha dichiarato Luxuria all’Adnkronos commentando la scarsa affluenza ai seggi — dopo aver cominciato una transizione di genere preferiscono non andare a votare piuttosto che arrivare al seggio elettorale con tutta una fila dietro e dichiarare di non appartenere al genere assegnato alla nascita e registrato sull’elenco. Una forma di astensionismo indotto, tenuto conto che stiamo parlando di una comunità che già si sente poco rappresentata in Parlamento. E poi si parla di contrastare la non partecipazione al voto?». Si parlava, Vladimir, di affrontare il problema dell’astensionismo recandosi alle radici della disaffezione e della diffidenza nei confronti della politica. Una questione più delicata e impegnativa delle file maschio-femmina ai seggi.

Usare l’ordine alfabetico

Luxuria ha proseguito parlando di «disagi e violazioni della privacy alle urne» per chi non ha concluso la transizione al sesso opposto o per chi crede di non appartenere a nessun genere e proprio non vuole degnarsi di riferire semplicemente il sesso indicato sulla carta d’identità. La richiesta di doversi identificare come uomo o donna violerebbe, secondo la magna carta Lgbt, il diritto alla privacy del cittadino votante, tanto da convincere molti a non recarsi alle urne. Si deve quindi superare la distinzione tra maschi e femmine ai seggi, abolire i registri anagrafici e «creare delle liste elettorali in ordine alfabetico, oltretutto questa procedura aiuterebbe anche a far scorrere di più le file ai seggi, se in una ci sono più donne o uomini rispetto all’altra. Uno snellimento burocratico che nel contempo evita di creare imbarazzi inutili alle persone in transizione e non binarie». Rivoluzionare un sistema che coinvolge milioni di italiani per non scontentarne qualche centinaio. 

Cristina Gauri

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