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L’India potrebbe aver raggiunto il picco dei contagi provocati dal virus Sars-CoV-2 nel mese di settembre e la pandemia potrebbe essere sotto controllo già nel febbraio del 2021. Ad affermarlo è un gruppo di sette prestigiosi scienziati indiani incaricati dal governo di elaborare una proiezione in questo ambito. La squadra è coordinata dalla Dottoressa Gagandeep Kang, microbiologa e prima donna indiana ad essere ammessa alla Royal Society of London. Il modello matematico elaborato prende in considerazione la velocità con cui le persone si infettano, quella con cui muoiono o guariscono e la percentuale di pazienti che sviluppano sintomi gravi e quella di asintomatici. Gli scienziati ritengono che senza il lockdown adottato a marzo l’India avrebbe raggiunto il picco delle infezioni nel mese di giugno, con 14 milioni di casi totali e più di due milioni e mezzo di morti. Il Professor Mathukumalli Vidyasagar ha riferito alla BBC che ciò “avrebbe provocato panico ed il collasso del sistema ospedaliero. Le misure restrittive sono riuscite ad appiattire la curva dei contagi”. L’India sembra invece aver raggiunto il picco alla metà di settembre, da allora la media di casi giornalieri e di decessi è in costante diminuzione (62mila nuove infezioni e 784 morti al giorni nell’ultima settimana). La previsione che la pandemia possa essere controllata entro febbraio è legata al fatto che molti cittadini indossino le mascherine e seguano le misure di igiene.

Un orizzonte incerto

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente invitato le autorità ad evitare un rilassamento nella gestione della pandemia in seguito alla leggere diminuzione di casi in Asia Meridionale e Sud-Orientale. L’agenzia delle Nazioni Unite ritiene che la diffusione della malattia prosegua senza sosta e che, come riportato dal The Hindu, “la risposta dovrà essere ancora più dura per indebolire la trasmissibilità del virus”. Alcuni Stati dell’India sono stati colpiti più di altri dal Covid-19 ed in sei di questi è presente il 64 per cento dei casi attivi del Paese. Nello specifico nel Maharashtra sono presenti il 23.28 per cento delle infezioni attive, nel Karnataka il 14.19 per cento, nel Kerala il 12.40 per cento, nel Tamil Nadu il 5.09 per cento, nell’Andhra Pradesh il 4.68 per cento e nel Bengala Occidentale il 4.62 per cento. Il governo centrale guidato dal premier Narendra Modi deve riuscire a coordinare le azioni degli esecutivi locali e fare in modo che Nuova Delhi fornisca il supporto necessario agli Stati per evitare che uno degli anelli della catena possa collassare. Si tratta di un compito complesso viste le gravi carenze sanitarie del Paese, la povertà diffusa, la presenza di altre gravi malattie infettive e le tensioni sociali ed etniche che affliggono l’India ed alcune aree specifiche come il Kashmir.

Lo stato dell’economia

Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’India. L’economia della nazione asiatica, secondo quanto riportato dall’Agenzia Nova, dovrebbe contrarsi del 4.5 per cento nell’anno fiscale 2020-2021, iniziato ad aprile e crescere del sei per cento nell’anno successivo. La correzione per l’anno in corso è dovuta all’epidemia di Covid-19 ed alle misure di contenimento che hanno generato un effetto recessivo, qui come altrove, sul sistema produttivo. Nell’anno fiscale 2019-2020, invece, il tasso di crescita era stato del 4.2 per cento. La distruzione economica generata dalla pandemia, secondo una stima diffusa alcuni mesi fa dalla Banca Mondiale, farà sprofondare almeno 49 milioni di persone nel mondo in uno stato di povertà estrema (riferito a chi vive con meno di un dollaro e novanta centesimi al giorno). Dodici milioni di costoro sono cittadini indiani, un numero decisamente alto. Nel solo mese di aprile ben 122 milioni di indiani, perlopiù lavoratori alla giornata o impiegati in piccole attività commerciali, hanno perso il proprio posto di lavoro. Le ricadute della pandemia necessiteranno così di un supporto molto deciso per essere eliminate nel lungo periodo dato che la percentuale di persone che vivono in povertà passerà dall’attuale 60 per cento al 68 per cento del totale.

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