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La nuova “matriosca russa”: i tre obiettivi di Putin in Ucraina

Un obiettivo massimo, un obiettivo minimo e, in mezzo, varie soluzioni intermedie che potrebbero portare vantaggi più o meno evidenti. C’è chi analizza la guerra in Ucraina nell’ottica di Mosca utilizzando una sorta di regime dei massimi e dei minimi, ipotizzando il migliore e il peggior scenario ottenibili dalla Russia. Dall’altro lato c’è anche chi preferisce utilizzare la metafora della matriosca per spiegare le ragioni che hanno spinto il Cremlino a scendere in guerra con Kiev.

Secondo quest’ultima prospettiva, i traguardi ambiti da Vladimir Putin sono l’uno conseguenza dell’altro. Detto in altre parole, così come la matriosca è un insieme di bambole cave in legno di grandezza variabile, ciascuna delle quali è inseribile in quella immediatamente più grande, allo stesso modo si potrebbero collocare gli obiettivi della Federazione Russia in Ucraina. Se così fosse, non ci sarebbero obiettivi massimi e minimi, quanto piuttosto un percorso da seguire, con check point da superare, per arrivare al proposito finale.

Certo, bisogna però essere in grado di scindere la realtà dei fatti, ovvero capire cosa accade veramente sul campo, dalla propaganda diffusa da entrambe le parti in causa. Da mesi i russi continuano infatti a ripetere che tutto sta procedendo secondo i piani, anche se i piani del Cremlino restano tutt’ora avvolti nel mistero, e anche se questa affermazione può essere certamente confutata con quanto fin qui abbiamo visto, in primis la strenua resistenza ucraina capace di arginare l’impatto dei soldati rivali.

Il think tank Institute for the Study of War (ISW), ad esempio, ha scritto che le forze ucraine nell’oblast di Kharkiv sud-orientale stanno probabilmente sfruttando la riallocazione della controparte russa sul fronte meridionale dell’Ucraina per condurre una controffensiva “altamente efficace” a nord-ovest di Izyum. Fonti russe hanno inoltre affermato che Mosca ha iniziato a schierare rinforzi nell’area per difendersi dall’avanzata nemica, e che il raggruppamento russo in loco è stato probabilmente sottodimensionato a causa dei precedenti dispiegamenti attuati dal Cremlino per sostenere sia gli sforzi in corso per conquistare il resto dell’oblast di Donetsk e che quelli per supportare l’asse meridionale di Kherson.

Incrociando le ultime novità miltiari e le molteplici dichiarazioni, può essere utile tracciare una sorta di mappa per capire quali potrebbero essere i veri obiettivi di Putin in Ucraina. È qui che prende forma la strategia della matriosca.



La matriosca Ucraina

Non è un caso che il New York Times abbia espressamente parlato di “bambola strategica russa” in relazione ai piani di Putin, riferendosi alla matriosca. Andiamo con ordine, partendo dalla prola chiave sposata e ripetuta sempre più spesso dagli alti funzionari del Cremlino: “Tutto sta andando secondo i piani”. Intanto, però, la guerra si avvia al suo settimo mese e ancora si fatica ad intravedere una sua possibile fine. Da Mosca ripetono che la Russia, una voltà che prenderà il sopravvento nell’est dell’Ucraina, raggiungerà i suoi obiettivi. È una narrazione di comodo, pensata appositamente per rendere meno amara la realtà, oppure le autorità russe credono davvero a ciò che vanno ormai ripetendo da marzo?

Da una prima impressione, è difficile credere a quest’ultima versione. Del resto la Federazione Russa ha dovuto fare i conti con diversi capovolgimenti militari, è stata colpita da sanzioni economiche senza precedenti ed è finita nell’occhio del ciclone occidentale. Eppure, ha ribadito il quotidiano statunitense, più che autoillusione, Mosca sembra credere che tutto stia veramente procedendo per il verso giusto.

Scendendo nello specifico, il NYT, prendendo in esame le decisioni di Putin e le sue mosse politiche, ha elaborato i contorni del possibile, attuale pensiero del Cremlino. Fino a dove intende arrivare la Russia? Quali sono i suoi obiettivi? Prima di rispondere a queste domande è bene spiegare che i russi intendono conseguire un’eventuale vittoria non tanto nel breve termine quanto nel lungo periodo. Fatta la dovuta premessa, il possibile piano russo dà l’impressione di essere formato da tre dimensioni principali, l’uno racchiuso all’interno dell’altro, in uno schema che potrebbe guardare oltre la sfida ucraina.



I (possibili) obiettivi di Putin

La Russia, insomma, si è riadattata al nuovo contesto ucraino e ha affinato la sua strategia. Il piano di Mosca, come anticipato, sembra avere tre dimensioni. Il primo e più piccolo obiettivo, ma anche il più pragmatico e realizzabile, coincide con le ambizioni territoriali di Mosca in Ucraina: conquistare più territori possibile. Ammesso e non concetto che il Cremlino volesse veramente conquistare Kiev, ora l’esercito russo è intenzionato a ottenere il controllo delle regioni di Donetsk e Lugansk, e pure di appropiarsi di quasi tutta la fascia meridionale ucraina, che includerebbe, tra l’altro, un prezioso accesso alla Crimea.

Poiché la Russia dà l’impressione di non avere alcuna fretta – anche se bisognerà, poi, capire quanto il binomio sanzioni-guerra inciderà sui bilanci russi – il tempo è un alleato di Putin. Il supporto militare occidentale ha mostrato i suoi limiti, e adesso sta inevitabilmente diminuendo visto che nessuno, né gli Stati Uniti, tanto meno l’Europa, ha intenzione di superare pericolose linee rosse. Le minacce di Mosca di ricorrere alle armi nucleari, inoltre, sembrano essere state ascoltate: l’Occidente non interverrà direttamente, né aiuterà l’Ucraina fino ad un punto che potrebbe portare alla sconfitta militare russa. In sintesi, il Cremlino sembra pensare che, presto o tardi, l’Occidente abbandonerà l’idea di supportare Kiev, ormai incapace di riconquistare le aree occupate.

Arriviamo così al secondo probabile obiettivo russo: costringere l’Ucraina ad alzare bandiera bianca. In questo caso, ha evidenziato il NYT, l’interesse di Mosca non riguarda tanto il riconoscimento ucraino di determinate aree o territori, bensì il futuro dell’Ucraina, ovvero un tema che ha un’importanza geopolitica maggiore. Più nello specifico, la capitolazione di Volodymyr Zelensky coinciderebbe con l’accettazione delle richieste russe: russificazione e deucrainizzazione del Paese. In termini più pratici, giusto per fare qualche esempio, questo significherebbe criminalizzare il sostegno degli eroi nazionali ucraini, riscrivere i libri di storia e rinominare strade e piazze. Va da sé che il governo Zelensky verrebbe sostituito, così come sarebbe annullata ogni cooperazione con l’Occidente.

In termini cronologici, anche qui Putin non ha fretta. La Russia potrebbe essere disposta anche ad aspettare due, tre o più anni, quando cioè l’Ucraina sarà esausta per la guerra, demoralizzata e incapace di ripartire. Nell’ottica russa, a quel punto l’élite ucraina si dividerà e prenderà forma un’opposizione ucraina che vorrà porre fine alla guerra e che, per farlo, si unirà nel tentativo di cacciare Zelensky. Ovviamente non è affatto detto che ciò accada, anche se dal Cremlino sembrerebbero esserne convinti.

Il terzo e ultimo probabile obiettivo russo, sempre nella ricostruzione del NYT, è invece il più delicato di tutti: costruire un nuovo ordine mondiale. Un traguardo molto più lungo e ambizioso, conseguibile anche grazie ad una vittoria in Ucraina. Questo, dunque, è quello che potrebbe avere in mente Putin. Resta tuttavia da capire quale piega prenderà il conflitto ucraino.

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