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La lezione dei distretti del cibo: una Consulta per crescere facendo squadra

Al ministero delle Politiche agricole è stata annunciata la nascita di un organo che unirà ogni distretto. L’obiettivo: avere un interlocutore unico che avrà rapporti con le istituzioni

Al ministero delle Politiche agricole è stata annunciata la nascita di un organo che unirà ogni distretto. L’obiettivo: avere un interlocutore unico che avrà rapporti con le istituzioni

I distretti del cibo non sono nati sotto la migliore stella: la loro ufficiale costituzione, dopo il solito infinito iter burocratico, è avvenuta il 17 marzo 2020 proprio mentre la pandemia era divampata. Da lì a pochissimo il mondo avrebbe chiuso i battenti e i distretti rimasero col cerino in mano. Quasi, perché anche se in maniera non ufficiale continuarono a lavorare perché la filiera agroalimentare era uno dei pochissimi settori che non poteva fermarsi. Oggi, che di tempo ne è passato, i distretti sono riusciti ad iniziare a lavorare ma era necessario farlo con una visione comune: ecco perché nelle aule del ministero dell’Agricoltura si è costituita la Consulta dei Distretti del Cibo.

Una consulta per fare squadra La lezione dei distretti del cibo: una Consulta per crescere facendo squadra

Una consulta per fare squadra

Idea lungimirante … se verrà concretizzata

Cosa è? Un’organizzazione che mette ogni singolo distretto sotto uno stesso tetto. Perché? Per avere un interlocutore unico che raccolga esigenze e necessità e le porta all’attenzione delle varie istituzioni, nazionali o locali. Un’iniziativa senz’altro ammirevole che va in una direzione che da tempo ormai ci si auspica a più livelli e in vari settori (tra i primi, quello della ristorazione): eliminare concorrenze dannose, togliere il concetto di campanilismo tanto caro agli italiani, unificare piuttosto che frammentare, efficientare spese e guadagni invece che disperderli. La sfida, tuttavia, è rendere reale, concreto, credibile questo modello unico. Perché come spesso accade le parole sono tante, belle, di unità e impegno, salvo poi disperdersi nel percorso e nel cadere nei soliti disaccordi che tanto fanno male al Made in Italy.

Barone: Necessario fare sistema

Ma l’intenzione va premiata e quindi, largo all’ottimismo. «La capacità di fare sistema – ha spiegato Angelo Barone, portavoce del progetto – è al centro delle nostre volontà, solo così possiamo programmare lo sviluppo sostenibile dei territori e avviare una fase di transizione che ci deve portare verso un agroalimentare green. La Consulta dei distretti del cibo nasce per mettere in luce i territori. Non solo: la Consulta nasce per sciogliere quelle difficoltà di comunicazione e organizzazione che si verificano quando manca una regia unica. Vogliamo integrarci col Ministero e tra di noi soci e speriamo che venga colta l’importanza della nostra realtà che è protagonista – tra l’altro – nel favorire una sana alimentazione e prevenire dunque danni di salute, tanto importanti di questi tempi».

Fondi in crescita. Patuanelli: Distretti, un ruolo cruciale

I fondi perché il lavoro dei distretti lavorino a pieno regime, ci sono, ma non sono ancora sufficienti. Inizialmente sono stati stanziati 25 milioni di euro, ma sono arrivate richieste di investimento per 315 milioni di euro. Una differenza enorme che verrà rimarginata con 120 milioni di euro che sono stati inseriti nella prossima Legge di Bilancio e anche con una parte dei fondi stanziati per stipulare contratti di filiera e di distretto che sono pari a 1,2 miliardi di euro. Inoltre, c’è un Pnrr da sfruttare una nuova Pac da inserire nelle politiche di gestione delle risorse.

Stefano Patuanelli (Napoli Today) La lezione dei distretti del cibo: una Consulta per crescere facendo squadra

Stefano Patuanelli (Napoli Today)

Cifre e buoni propositi che sono stati evidenziati dal ministro alle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, presente alla presentazione ufficiale della Consulta: «Come ho detto molte altre volte – ha spiegato il Ministro – penso che le nostre eccellenze enogastronomiche e turistiche siano da valorizzare al meglio. Lo dico a parole, ma sono i fatti a pesare: i fondi che abbiamo stanziato siamo tenuti a spenderli e a spenderli dove c’è volontà e possibilità di investimento. Noi crediamo fortemente nei distretti perché sono lo strumento maggiormente di prossimità, che consente ai sistemi produttivi italiani di adempiere a sfida che l’agricoltura deve affrontare nell’immediato futuro. Arrivare sui territori e gestire tutto vicino al consumatore finale è l’unico modo per operare questa transizione ecologica e continuare ad insistere sulla qualità».

Centinaio: Lavorare sulla qualità

Qualità è il principio attorno al quale è ruotato l’intervento del sottosegretario alle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio: «I distretti – ha osservato – sono centrali nel momento in cui valorizzano agroalimentare e territori, per questo cercheremo di aggiungere altri fondi ai 120 milioni previsti dalla legge di bilancio. Senza qualità dell’agroalimentare, i territori non vanno da nessuna parte. In questa epoca poi le aree interne possono vivere una nuova primavera, perché in pandemia le persone cercano questi spazi. Non dobbiamo mai dimenticarci che l’agroalimentare è anche un biglietto da visita del made in Italy nel mondo: basti pensare che l’export ha toccato quest’anno quota 50 miliardi di euro quando tre anni fa esultavamo per la quota di 43 miliardi.

Gianmarco Centinaio La lezione dei distretti del cibo: una Consulta per crescere facendo squadra

Gianmarco Centinaio

De Castro: Organizzare le eccellenze per sfruttarle al meglio

Da Bruxelles è intervenuto anche l’eurodeputato, Paolo De Castro fresco di firma della nuova Pac: «Credo molto nei distretti – ha detto – ma soprattutto credo molto nel lavoro di organizzazione delle nostre eccellenze che è doveroso attuare. La Pac favorisce proprio questo aspetto che ha la capacità di trasformare in reddito le nostre peculiarità agroalimentari. I fondi che arriveranno saranno attorno ai 51 miliardi di euro, gli stessi che arrivarono per il periodo 2014-2020. Bisogna subito organizzare l’investimento delle risorse tra rischio per le imprese, aiuti ai giovani e assicurazioni sulle calamità naturali.

Paolo De Castro La lezione dei distretti del cibo: una Consulta per crescere facendo squadra

Paolo De Castro

Un metodo replicabile

Particolarmente rilevante l’aspetto evidenziato poi dal direttore Centro studi Gaia Accademia dei Georgofili, Daniela Toccaceli: «i distretti – ha detto – hanno la particolarità di essere fondati su un metodo e non su un modello. Questo significa che sono replicabili in tutti i territori tramite una visione unitaria. Per “visione unitaria” significa che non ci si occupa solo di agroalimentare, ma di tutto ciò che concorre al meglio dell’agroalimentare e allo sviluppo di quel territorio. Non è ammissibile, ad esempio, che un territorio non abbia una connessione virtuale (internet ndr.)».

Obiettivo: snellire le comunicazioni

Vincenzo Lenucci, direttore Area politiche europee e centro studi Confagricoltura, ha sollevato poi la questione di un nuovo dialogo tra Regioni e Governo sempre più necessario, che sia agile ed efficace. Questione molto calda e attuale che anche Alessandro Polito, di Coldiretti, ha ripreso sottolineando quanto le diverse leggi in vigore in ogni regione complichino lo sviluppo di realtà come i distretti.

Rinasce il Saigon, elegante angolo di Vietnam a Milano

Sulla comunicazione tra enti si è soffermato anche Stefano Locatelli, vicepresidente Anci che ha parlato di necessità di poter interloquire con un soggetto unico; di qui, l’applauso alla nascita della Consulta. Tutti concordi, poi, sul fatto che agire in rete e coordinati significa portare ricchezza sul territorio perché si generano posti di lavoro e si spinge l’economia. Lo hanno ribadito Roberto Bianchi – Direttore Foragri e Giorgio Mercuri – presidente di Alleanza Cooperative.

Funge da chiosa calzante, l’intervento di Antonio Sposicchi – Cia – Anabio che è tornato sulla questione di un agroalimentare che è protagonista nel percorso di promozione di una sala alimentazione che deve arrivare anche – e soprattutto – nelle mense scolastiche.

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