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La legge Usa che spaventa Pechino: primo ok alla vendita di armi a Taiwan

La commissione per le relazioni estere del Senato degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge che potrebbe rafforzare in modo significativo i legami tra Washington e Taiwan. Abbiamo usato il condizionale, perché il Taiwan Policy Act, passato con un voto di 17-5, dovrà adesso ottenere il doppio semaforo verde dall’aula del Senato e della Camera dei Rappresentanti, prima della fine della sessione del Congresso a gennaio, per poi ottenere l’eventuale firma finale di Joe Biden.

Certo è che il contenuto di questo disegno di legge ha già provocato l’ira della Cina, con il portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, che ha parlato di grave violazione dell’impegno Usa nei confronti della Repubblica Popolare Cinese sulla questione taiwanese e di “segnale sbagliato” inviato alle “forze indipendentiste e secessioniste dell’isola”. Pechino ha fatto sapere che, se dovesse essere trasformato in legge, il provvedimento sarà destinato a “scuotere notevolmente le basi politiche delle relazioni tra Cina e Stati Uniti con conseguenze estremamente gravi per la pace e la stabilità attraverso lo stretto di Taiwan”.

Basta dare un’occhiata al testo della legislazione per capire il perché della preoccupazione cinese. Si tratta, infatti, della ristrutturazione più completa della politica statunitense nei confronti di Taiwan da quando Washington ha normalizzato le relazioni con Pechino e ha interrotto i legami ufficiali con Taipei, nel 1979. L’ipotetica approvazione del disegno di legge, oltre all’invio di armi e strumenti militari a Taiwan, potrebbe elevare lo status dell’isola ad un “importante alleato non NATO“, ovvero uno status vicino a quello assegnato ad Australia, Israele, Giappone e Corea del Sud.



Il contenuto del Taiwan Policy Act

Il disegno di legge è stato presentato da Bob Menendez, il presidente democratico del comitato, e dal repubblicano Lindsey Graham, per dissuadere Pechino dal cercare di minare lo status quo nello Stretto di Taiwan. Scendendo nei dettagli, il Taiwan Policy Act, è diviso in nove sezioni principali, che riguardano le relazioni diplomatiche, economiche e di sicurezza tra Usa e Taiwan.

Le principali misure in ambito diplomatico comprendono la rimozione delle restrizioni internazionali alle interazioni ufficiali con i funzionari taiwanesi, che potranno esporre l’emblema, i simboli e la bandiera dell’isola negli incontri con le controparti statunitensi. Come ha sottolineato il South China Morning Post, il disegno di legge raccomanda agli Stati Uniti di rinominare l’ambasciata de facto di Taipei a Washington come “Ufficio di rappresentanza di Taiwan” e consente ai taiwanesi di godere di un trattamento diplomatico equivalente a quello riservato ai paesi stranieri.

Gli aiuti militari e l’ombra delle sanzioni anti Pechino

Dal punto di vista miltare, il provvedimento modificherà il Taiwan Relations Act del 1979 in modo che una disposizione che impegna gli Stati Uniti a fornire armi per aiutare l’isola a difendersi, impegni Washington a fornire “armi favorevoli a deterrenti atti di aggressione da parte dell’Esercito popolare di liberazione cinese”. Il segretario alla Difesa statunitense sarà inoltre incaricato di istituire un programma di addestramento che migliori le capacità difensive e l’interoperabilità delle forze armate di Taiwan. Altre disposizioni relative alla difesa includono l’autorizzazione di 4,5 miliardi di dollari in stanziamenti di finanziamento militare, in quattro anni, per fornire attrezzature, addestramento e altro supporto volti ad accelerare la modernizzazione dell’esercito di Taiwan.

Sul piano economico, il segretario di Stato Usa è incaricato di presentare una strategia per rispondere alla crescente coercizione economica della Cina contro i Paesi che dovessero rafforzare i loro legami o sostenere Taiwan. Infine, c’è una disposizione per imporre sanzioni alla massima leadership politica della Cina continentale e alle maggiori banche cinesi se Pechino dovesse impegnarsi in una “significativa escalation dell’aggressione” o prendere “il controllo fisico o politico” di Taiwan.

La commissione del Senato ha rimosso alcune delle proposte più radicali a seguito di un incontro tra il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ei leader del Congresso. “Il disegno di legge che stiamo approvando chiarisce che gli Stati Uniti non cercano la guerra o l’aumento delle tensioni con Pechino. Proprio il contrario. Stiamo attentamente e strategicamente abbassando le minacce esistenziali che devono affrontare Taiwan aumentando il costo della presa dell’isola con la forza in modo che diventi un rischio troppo alto e irraggiungibile”, ha affermato Menendez. Una visione che, tuttavia, collide con quella cinese.

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