la-droga-si-acquista-sul-dark-web:-in-rete-la-piu-grande-piazza-di-spaccio

La droga si acquista sul dark web: in Rete la più grande piazza di spaccio

Non solo Covid19. Lo stato di emergenza, il Pnrr e le dosi booster rischiano di far dimenticare la piaga silenziosa della droga. Mentre il consumo galoppa e il mercato cresce. Alimentando un business che in Italia ha un valore stimato in di 16,2 miliardi di euro (dati della relazione al Parlamento del 2021). Quasi il 40 per cento riguarda la cannabis e il 32 per cento la cocaina, con un incremento di quest’ultima del 2,5 per cento rispetto agli ultimi tre anni. Non bastassero i canali tradizionali, con una tecnologia sempre più alla portata delle nuove generazioni, è molto facile accedere al dark web. Basta scaricare sul pc di casa un programma come Tor e una Vpn, in grado di anonimizzare la propria connessione in rete, e poi trovare online i link giusti per accedere a piazze di spaccio sconfinate.

Nella prima fase della pandemia, gli effetti del lockdown hanno influito in maniera sostanziale sull’attività dei SerD (servizi pubblici per le dipendenze patologiche), che si sono dovuti riorganizzare secondo le nuove disposizioni di sicurezza. Parallelamente, la criminalità lavora sottotraccia sui nuovi canali. Dark web e piattaforme di messaggistica come Telegram e Wickr me sono i nuovi strumenti dei pusher, che le usano per il loro commercio su chat cifrate dove si paga esclusivamente con cripto-valute.

A Genova, il 27 e 28 novembre si terrà “Oltre le fragilità”, la VI Conferenza nazionale sulle politiche antidroga per provare a fare il punto su diffusione e consumo. E per far tornare a dialogare a 12 anni di distanza dall’ultimo incontro di Trieste del 2009, rappresentanti delle istituzioni, società civile e privato sociale. In questi anni infatti i ministeri, il dipartimento per le politiche antidroga e le regioni sono stati responsabili di uno scaricabarile. Le difficoltà di capire chi debba mettere in campo delle soluzioni e monitorare con esattezza chi fa uso di sostanze stupefacenti e psicotrope riflettono la confusione.

Nell’ultima relazione governativa (dati del 2020), su tutto il territorio sono state individuate 44 nuove sostanze psicoattive. Tutte riconducibili nella maggior parte ai catinoni sintetici, cioè analoghe alla molecola presente nella pianta psicoattiva del khat. Unico elemento positivo, il calo della diffusione di cocaina tra gli studenti, fermo all’1 per cento.

Ma non esiste un metodo preciso per definire quanta droga le organizzazioni criminali producano e a quanto ammonti con certezza il traffico. Si parte dal basso, analizzando i dati degli acquirenti, quindi il consumo della sostanza stessa. In pieno lockdown il computo è saltato. Le istituzioni, l’associazionismo e i centri di recupero hanno dovuto reinventarsi. Le attività di prevenzione selettiva, ad esempio, hanno assunto una vera e propria funzione di riduzione del rischio e del danno.

Il sistema di contenimento dei guasti da stupefacenti fu l’argomento centrale del forum del 2009 sotto il ministero di Carlo Giovanardi, che aveva la delega alle politiche antidroga nel governo Berlusconi, e che con Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio aveva firmato la legge del 2006 che annullava la differenza tra droghe pesanti e leggere, poi bocciata dalla Corte Costituzionale nel 2014. E su cui ha rimesso le mani, da posizioni diametralmente opposte, la ministra della Salute del secondo governo Prodi, Livia Turco.

Del dibattito di allora restano strumenti ancora in uso. Dall’“Allerta Rapido”, ad opera di Giovanardi, per monitorare la comparsa di nuove droghe e intervenire tempestivamente dal punto di vista della profilassi alla legge di Livia Turco sul fondo antidroga per attivare servizi di prevenzione, cura e presa in carico. Di droghe si occupò anche Beatrice Lorenzin, ministra della Salute dal 2013 al 2018, per la quale l’inefficienza del Dipartimento antidroghe è frutto dello spostamento di quest’organo dal ministero della Salute alla presidenza del Consiglio dei ministri. Da lì in poi si è fatta un’attività più di analisi dei dati che di azione sui territori.

Ora la conferenza sotto l’egida della ministra del governo Draghi, Fabiana Dadone.

“Il governo ha stanziato in legge di Bilancio 2 milioni per il 2022 e altrettanti per il 2023, sotto consiglio anche di enti, addetti ai lavori e istituzioni.”, dice la Ministra per le politiche giovanili: “Questo fondo non era stato rifinanziato negli ultimi anni”.

La sesta conferenza dovrà affrontare, causa pandemia, le problematiche legate ai giovani: “L’essere stati chiusi in casa per mesi ha alimentato questi mercati e di conseguenza si è reso necessario approfondire il tema della fragilità individuale e dell’isolamento che poi portano i giovani a determinate scelte”, dice la ministra Dadone in base alle competenze del suo ministero.

Sul tema della legalizzazione della cannabis, la ministra fa parte del gruppo parlamentare dei Cinque Stelle che si è più volte espresso a favore ed è firmataria di una proposta di legge antiproibizionista. In piena campagna referendaria, c’è da giurare che al forum, il dibattito finirà per polarizzarsi anche su questo.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *