La disinformazione “ufficiale” sul Covid: i capri espiatori preferiti di governo, media e virologi

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Si condannano, giustamente, tante fake news sul Covid-19, su presunti rimedi miracolosi, su complotti che avrebbero dato origine al virus e impossibili effetti collaterali dei vaccini. Però si legge anche, su siti di informazione autorevoli di editori responsabili: la seconda ondata è stata causata dalle vacanze spensierate degli italiani, con i balli in discoteca, le vacanze in Grecia e Croazia, gli assembramenti sulle spiagge, i selfie di Salvini senza mascherina. Davvero? Ne siamo proprio convinti? Ne è convinto il governo Conte ed è questo quel che conta (purtroppo). Perché è sulla base di questo ragionamento, “non ripetere gli errori dell’estate”, che passeremo un Natale e un Capodanno blindati.

Però… l’estate è finita nelle prime settimane di settembre. La seconda ondata inizia nella seconda metà di ottobre. Il Covid-19 è una malattia che ha un’incubazione che va da 2 a 14 giorni, nella maggior parte dei casi 5 giorni (secondo le statistiche finora effettuate). Le discoteche sono chiuse da metà agosto. Chi va a ballare in discoteca a metà agosto provoca un focolaio alla fine di ottobre? Ne è convinto il virologo Massimo Galli, ne sono convinti anche i medici della FNOMCeO (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri), lo ribadisce il direttore de La Repubblica Maurizio Molinari (“Con le misure drastiche contro la terza ondata il governo vuole evitare di ripetere gli errori di Ferragosto”) e ovviamente il ragionamento viene assimilato e tradotto in politica dal ministro della salute Roberto Speranza. Quindi “se lo dicono loro”, vuol dire che è così. Non possiamo controbattere a tanta potenza di fuoco, noi umili e ignoranti cittadini.

Ma perché dovremmo esserne intimamente convinti? Solo perché è un’affermazione ripetuta tante volte da molta gente autorevole, non vuol dire che sia vera. Massimo Galli e gli altri medici sono persone del mestiere, non possono ignorare che i tempi di incubazione siano inferiori ai due mesi. La grande stampa è perfettamente al corrente di questi dati, anche perché ha modo di confrontarsi, volendo, con banche dati ed esperti che le interpretino, non solo in Italia, ma in tutto il mondo colpito dalla stessa pandemia. Inutile dire che anche Roberto Speranza e il premier Giuseppe Conte hanno tutti i mezzi per rendersi conto che è quantomeno difficile dimostrare il nesso fra le discoteche ferragostane in Sardegna e lo scoppio di nuovi focolai in Lombardia, Piemonte, Lazio e Campania nell’autunno inoltrato. E allora perché?

Tre le ipotesi: la prima, ovviamente, è che possiamo sbagliare noi e possono avere ragione loro. Non bisogna mai scartare questa ipotesi, mai ripetere l’errore di chi si dà sempre ragione. La possibilità che i focolai siano iniziati in estate e siano diventati “visibili” solo in tardo autunno esiste, anche se non dovrebbe essere presa in considerazione come prima ipotesi. Ci sono tante altre cause possibili. Giusto per fare due esempi: la riapertura delle scuole e il ritorno degli impiegati negli uffici, a metà settembre, con conseguente affollamento dei mezzi pubblici. Sui quali, fra l’altro, era stato rimosso il limite posto sul numero dei passeggeri.

La seconda ipotesi è che il problema reale venga visto, ma ci si rifiuti di affrontarlo, per motivi che vanno dall’interesse politico a quello economico. Quindi è probabile che medici, analisti e politici comprendano che la seconda ondata sia nata su autobus e metropolitane gremiti di gente, negli assembramenti di studenti e scolari che si contagiano e portano il virus nelle loro famiglie, negli assembramenti di adulti in luoghi di lavoro poco controllati. Ma puntare il dito sui “bagordi” dell’estate non comporta alcun costo politico-economico: alberghi, discoteche, ristoranti e operatori turistici, infatti, non godono della protezione di grandi e potenti sindacati, non sono serbatoi di voti dei partiti di questa maggioranza. Gli autoferrotranvieri, i docenti e i metalmeccanici, invece, sì. E toccare i loro settori costa molto.

Per risolvere il problema del sovraffollamento dei mezzi, per esempio, considerando che mancano i mezzi per potenziare il servizio pubblico, comporterebbe una maggior cooperazione con il privato. Ma ce li vedete gli autoferrotranvieri e i loro sindacati accettare la competizione con linee bus private e Uber? Sarebbe intelligente rilassare le regole sulla circolazione e il parcheggio, incentivando l’uso di auto e moto. Ma protesterebbero gli ecologisti e si dovrebbero smentire due decenni di politiche verdi di giunte comunali di destra e di sinistra. L’unico provvedimento preso, in questa direzione, è il bonus a monopattini e biciclette. Risultato? Mezzi pubblici sempre affollati, ma tante teste rotte in più a gravare sul sistema sanitario. Il problema del sovraffollamento delle scuole è dovuto alla carenza di aule. L’unico modo sensato di risolverlo è una miglior distribuzione degli studenti nelle scuole paritarie, che hanno già spazi, equipaggiamento e personale adatti. Ma cosa direbbero gli insegnanti della scuola statale e i loro sindacati, a vedersi in competizione con i privati? E allora si preferisce ricorrere a soluzioni fasulle quanto costose, come i banchi a rotelle, per poi chiudere le scuole di nuovo, dopo i primi contagi. Quanto ai posti di lavoro, ormai pochi necessitano della presenza fisica del dipendente, tutto o quasi può essere svolto da casa, in telelavoro (“smart working” per chi ama gli inglesismi). Però li sentite voi i grandi sindacati che temono il taglio del personale a causa del telelavoro? Perché è possibile, se non certo, che di molti lavori in presenza, specialmente nelle aziende pubbliche e nelle burocrazie, se ne potrebbe fare a meno. Per evitare il braccio di ferro con tutte queste potenti categorie, meglio continuare a dar la colpa agli italiani che vanno in discoteca. Al massimo paga qualche imprenditore che “vive sul divertimento altrui”.

C’è poi una terza ipotesi, un po’ più inquietante: la morale prevalente, che è quella catto-comunista, impedisce di vedere i problemi reali e accende l’attenzione solo sul divertimento. Il catto-comunista ignora il problema del sovraffollamento dei mezzi pubblici, se chi li affolla sta andando a fare il suo sacrosanto dovere di studente o lavoratore. Se anche vede il problema, non lo realizza o lo rimuove. Ma se vede una folla festante su una spiaggia o in un discoteca, la mente cattocomunista arde di indignazione. Pensa ai medici che “sono morti per questi debosciati” e pensa a quale punizione infliggere loro. Perché l’importante è soffrire, affrontare il sacrificio collettivo per far passare il male, cambiare stile di vita anche dopo il Covid, rinunciando a tutto ciò che “non è essenziale”. Quindi, anche a Natale, dovremo soffrire, dovremo fare rinunce, non dovremo “ripetere gli errori dell’estate”. É il trionfo di chi, tutti gli anni, protestava contro le luminarie, i fuochi d’artificio che spaventano i cani, il consumismo dei regali, lo spreco di cibo nei cenoni e le Messe dedicate ai “natalini” (chi va a messa solo a Natale, categoria condannata per la sua ipocrisia piccolo-borghese). E intanto non vede che il governo si sta già preparando a ripetere gli errori dell’autunno.