La Difesa europea come pilastro dell’Alleanza Atlantica. Scrive il gen. Carta

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La consistente presenza europea nell’Alleanza testimonia che non esiste alcun contrasto tra le iniziative europee nell’ambito della difesa e la relazione transatlantica. Dal numero di dicembre Airpress, il punto di Luciano Carta, presidente di Leonardo

La relazione tra Italia e Stati Uniti ha un carattere speciale, che affonda le radici all’inizio del 1900, con la formazione di una significativa comunità italiana negli Stati Uniti. Questa relazione si è poi radicata nel dopoguerra, quando l’Italia, pur in un contesto difficile come quello della ricostruzione, si è dimostrata un alleato affidabile, garantendo la tenuta nei confronti del blocco sovietico. Le Forze armate italiane sono “rinate” grazie agli equipaggiamenti e i materiali ceduti dagli Stati Uniti, mentre l’industria nazionale è stata presto coinvolta in attività di supporto e di produzione su licenza degli Stati Uniti, la base per la successiva evoluzione che la ha portato agli attuali livelli di eccellenza.

C’è quindi un “comune sentire” su molti aspetti, non ultimo il ruolo del settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza che, negli Stati Uniti come in Italia, è considerato strategico. In ambito aeronautico Leonardo e molte Pmi italiane collaborano in grandi programmi per l’aviazione commerciale. La relazione tra Nasa e Asi nello spazio è un esempio di un legame di lunga durata e grande livello tecnologico, recentemente riconfermato nei programmi delle prossime missioni lunari. Per quanto riguarda la difesa, la relazione transatlantica si concretizza sia nella partecipazione delle principali aziende italiane a importanti programmi americani in qualità di Original equipment manufacturer (Oem) o di fornitori di sistemi, sia in numerose collaborazioni tecnologiche verticali con partner americani da parte di svariate Pmi italiane. Esistono inoltre importanti programmi di acquisizione diretta da parte della Difesa italiana di prodotti e tecnologie degli Stati Uniti, con coinvolgimento dell’industria italiana, a vario livello.

È importante che da parte statunitense si continui a sostenere la collaborazione con l’Italia, Paesepartner privilegiato e affidabile, e che le aziende statunitensi si impegnino a un maggiore e più qualificato trasferimento e condivisione di tecnologia. È anche importante che il mercato della difesa statunitense resti aperto, così come lo è da sempre quello italiano, anche nella nuova realtà disegnata dalla pandemia A questo proposito, dobbiamo notare che le relazioni tra Stati Uniti ed Europa hanno negli ultimi anni risentito degli attriti sul commercio internazionale e sulla priorità assegnata alle aziende statunitensi nel procurement domestico. L’amministrazione che si insedierà a gennaio potrebbe avere un diverso approccio nella relazione internazionale, ma non ci aspettiamo cambiamenti radicali nelle priorità industriali e commerciali. Gli Stati Uniti hanno già in essere da decenni un Buy American act e non allenteranno certo le attenzioni volte a salvaguardare la propria base industriale dopo la pandemia. Ci sono anzi proposte di legge bipartisan per portare la quota di Made in Usa nel procurement della Difesa dal 50%, al 75% ed eventualmente al 100%. E questo obiettivo è stato oggetto della campagna elettorale anche del presidente-eletto Joe Biden. Ma ciò non vuol dire che non esistano opportunità di accesso al mercato degli Stati Uniti. Più in generale, il dialogo Stati Uniti-Europa avrà sperabilmente un nuovo e positivo impulso.

In questo senso, il sostegno del governo e delle istituzioni è centrale, per garantire una partecipazione industriale adeguata sui programmi comuni. L’industria dell’aerospazio e difesa è sempre stata in prima linea per quanto riguarda la collaborazione internazionale, e quindi può essere uno dei canali che contribuiscano a mantenere attiva o addirittura a rilanciare la cooperazione tra Stati Uniti, Italia ed Europa, utilizzando anche la convinta partecipazione alle attività e ai programmi Nato. Così come l’Italia attribuisce una importanza primaria alla appartenenza alla Alleanza Atlantica, perno della sicurezza collettiva, così l’industria italiana è da sempre coinvolta in tutti i principali programmi comuni.

La consistente presenza europea nell’Alleanza testimonia poi che non esiste alcun contrasto tra le iniziative europee nell’ambito della difesa e la relazione transatlantica. C’è un solo set di forze e capacità, che i partner europei dedicano sia alla Nato, sia all’Unione europea. Per di più, c’è un pieno allineamento tra le priorità capacitive identificate dalle due organizzazioni e, tra queste priorità, l’interoperabilità continua ad essere cruciale, per garantire maggiore efficacia all’azione comune. L’Europa sta iniziando a sviluppare sistemi comuni, mediante le iniziative Pesco e con il nuovo Edf. Se, grazie ai programmi di collaborazione dell’Ue, gli alleati europei svilupperanno competenze tecnologiche più elevate, potranno accrescere il contributo alla difesa collettiva Nato e collaborare con maggiore efficacia con gli Stati Uniti, anche a livello industriale.